Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

domenica 15 novembre 2015

Black humor: perché non mi disturba ma anzi, mi diverte -spazio118-

Posso affermare di essere dispiaciuta del fatto che molta gente non condivide con me l'ilarità derivante dall'umore nero.
Secondo me solo le menti realmente superiori possono apprezzarlo e non esserne turbate, e la cosa ripeto, mi rattrista fortemente. 
Scambiare un certo tipo di satira per immoralismo o cattiveria è sbagliato. 
E' meno peggio ironizzare cinicamente su una tragedia rispetto a rispondere a certe questioni generando altro odio. Preferisco quasi scherzarci su che addentrarmi in discorsi che cercano la verità ma che finiscono solo per accusare a destra e a manca.
E l'odio, ricorda, si genera prima di tutto con le parole.
Perché poi, quando si parla di morte o di disgrazie, l'unica cosa che la gente genericamente riesce a fare è tirare fuori uno stuolo di tesi a favore o contro questa o l'altra parte, che provoca poi una serie di schieramenti e quella trafila di dita puntate contro chi non è d'accordo con noi.
CHE PALLE!
Sia chiaro, io non ci rido su. Non mi diverto per una disgrazia, questo è ovvio. 
Mi diverto per le battute fatte relativamente a quello. Ed è ben diverso.
C'è qualcosa di male?
Non credo.
A me dispiace meno che a te?
Non credo.
Sono un'indegna?
Non credo nemmeno questo..

Si tratta semplicemente di cancellare certi tabù e quell'ondata di buonismo che ci sommerge ogni volta che succede qualcosa di meno carino rispetto alla normalità.
Mi dispiace ancora che non possiate condividere con me il piacevole senso che si prova a ridere di battute derivanti da affari indubbiamente spiacevoli. Perché, ve lo assicuro, sono risate accompagnate da tristezza che però ti fanno davvero riflettere su certe questioni, molto di più di indignarsi o disperarsi e basta per qualcosa.

giovedì 12 novembre 2015

Come giudico la gente che non conosco -spazio117-

Andando oltre la legittima superficialità del giudicare le persone per
-la loro estetica
-il loro modo di vestire
-il loro modo di porsi
-i loro amici
-i posti che frequentano
-la musica che ascoltano
-il lavoro che fanno
-le persone con cui sono stati
-ecc
ho deciso una cosa.

Ho tolto dall'elenco dei "motivi di legittima superficialità del giudicare le persone" il "mi hanno detto che.." Ovvero il SENTITO DIRE.
E' doveroso farvelo notare perché è proprio questo il centro della mia riflessione di oggi.

Premettendo che personalmente non do molto peso a razza, religione, colore della pelle, cultura, ecc, ci tengo a precisare che tra i motivi "legittimi" di giudizio prematuro (NON DI DISCRIMINAZIONE) anche questi sono da considerare. Sì. Hai letto bene! LEGITTIMI!

Ma ce n'è uno che va oltre questi aspetti legati strettamente alla persona e che forse ha il peso maggiore su tutti gli altri al momento di farsi una prima idea su un uomo o su una donna: quello che ti viene detto di qualcuno da qualcun altro.

Eh sì!
L'idea che ci facciamo di chi non conosciamo, o conosciamo poco, non solo si crea in maniera automatica seguendo i criteri sopra elencati, bensì si sviluppa fortemente sulla base di ciò che ci è stato riferito.
E la cosa è ancor più grave.
Per molti è SPREGEVOLE farsi idee su qualcuno sulla base di come si veste, aspetto fisico, razza.. quelli che vengono chiamati pregiudizi. Ma per me molto spesso tutto ciò è umano e normale: non si tratta di discriminazione, ma solo di ASSOCIAZIONI AUTOMATICHE prodotte incontrollatamente dal nostro cervello. Per cui, come ho detto sopra, sono da considerare legittime.
Ma senza entrare nella noiosa e moralista questione del pregiudizio, voglio soffermarmi sul discorso "penso questo perché ho sentito che..".
E' ben peggio. Ben peggio di quelli che voi chiamate pregiudizi dandogli accezione negativa (ma che, ripeto per evitare fraintendimenti, secondo me, se non c'è discriminazione di fondo, sono legittimi pensieri che la mente fa in maniera automatica seguendo il processo di ASSOCIAZIONE!).

E, ripeto ancora, farsi un'idea sulla base di ciò ci viene detto di qualcuno, è peggio!
In questo caso infatti c'è dietro una formulazione VOLONTARIA di un pensiero, spesso negativo, nei riguardi di una persona che NON si CONOSCE, se non "per udita".

Ma il punto è questo. Sarebbe troppo semplice se, per arrivare all'ovvia conclusione per cui, in risposta al titolo di questo spazio, dicessi bonariamente: "COME GIUDICO LA GENTE CHE NON CONOSCO? CONOSCENDOLA. FIDARSI E' BENE, NON FIDARSI E' MEGLIO! L'ABITO NON FA IL MONACO E UN LIBRO NON SI GIUDICA DALLA COPERTINA." 
Sbagliato, orrido, semplice e soprattutto riduttivo se associato alla mia magna mente.

Ahaha, scherzo.

Però, sul serio! 

CapiAtemi. 

Quindi, per arrivare al dunque.. come giudico la gente che non conosco?
....
... pronti?

Io giudico le persone in base a ciò che loro mi dicono degli altri!

Eh sì, hai capito bene!
Giudico te, che ti conosco poco, in base a cosa TU mi dici degli altri.
E nel momento in cui un altro mi parlerà di te, io giudicherò lui!
E sai in base a cosa? In base a quello che mi dice di te.

E te, ti giudicherò in base a ciò che mi dirai TU degli altri.
Sembra stupida come cosa? Contorta, assurda, senza senso?
Invece no.
Chi parla bene, bene pensa, chi ben pensa, ben parla.
Chi parla male, male pensa, chi male pensa, male parla.





Un motivo per cui è meglio non fare le corse per arrivare da qualche parte -spazio116-

Vi dico un motivo, tra tanti altri, per cui è oggettivamente meglio evitare di uscire di casa all'ultimo quando si deve arrivare da qualche parte, a qualche appuntamento o impegno, soprattutto se si tratta di qualcosa di importante.
I motivi sono molti, primo fra tutti il fatto che si risparmia in salute: niente ansia da "faccio tardi", niente ansia da imprevisti, ansia da traffico o da parcheggio.
Però la cosa che realmente mi spingerà d'ora in avanti ad uscire con largo anticipo prima di arrivare da qualche parte è che potrei incontrare qualcuno e fare la figura della maleducata che non vuole fermarsi a parlare.
Ma in quei momenti di fretta ti sembra di essere in una corsa contro il tempo in cui anche aspettare 10 secondi per attraversare sulle strisce, salutare qualcuno da lontano, guardare il telefono o controllare che l'auto sia chiusa, ti fa andare ulteriormente nel panico.

Per cui ho capito che se voglio vivere serena e risultare una persona simpatica e gentile, parto 5 minuti prima dell'orario di partenza stabilito per arrivare, per l'appunto, in orario.
Anche 10, ma meglio non essere mai troppo ambiziosi in queste cose..