Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

giovedì 11 dicembre 2014

BIDET, questo sconosciuto -spazio102-

Mi sono decisa a parlarne.
Credevo fosse un argomento troppo personale e per qualcuno imbarazzante, quindi ho evitato.
Ma ora ho deciso di affrontare il problema.
Arrivo dritta al punto: il BIDET.
Il BIDET è considerato normale. comune, ovvio, direi quasi obbligatorio, solo in ITALIA.
Avete capito bene, siamo gli unici ad averne bisogno, gli unici a reputarlo una necessità.
Sì, ok, adesso anche all'estero iniziano ad usarlo, non è vero che ce l'abbiamo solo noi ecc ecc.
Ok ma..no!
Un bidet, per chi non lo conoscesse
Lo usiamo davvero e per bene solo noi.
All'estero è l'eccezione, da noi è la regola.
Se ti fai una casa nuova e inizi a guardare i sanitari del bagno in Italia parli di lavandino, water, piatto doccia, eventualmente vasca.. E BIDET!
All'estero no! Al massimo devi tu, per iscritto, richiedere un bidet, ah, e magari farci pure il disegnino a fianco!
Da noi c'è a prescindere.. sempre e comunque, anche se sei menomato e non hai l'organo genitale.
Noi lo abbiamo, lo usiamo, e lo NECESSITIAMO.
Però è vera una cosa, si vive anche senza. 
Sì, si vive anche senza.. ma meno puliti!
Ma andiamo per gradi.
Si pensa che avere il bidet, soprattutto per noi donne, significhi prediligere il "lavaggio a pezzi" alla classica doccia totale (in particolare nei giorni in cui non ci si lava i capelli). Ma in realtà questa è solo un'opzione di cui usufruiamo occasionalmente e NON in sostituzione alla doccia, almeno io. Cioè: non è che se il sabato sera non devo lavare i capelli perché l'ho fatto il mattino o la sera prima, non mi faccio la doccia. E non è che incontro un uomo senza lavarmi da cima a fondo.
Capiamoci. 
Avere il bidet non significa farsi di meno la doccia a favore del lavaggio a pezzi.
In alcune occasioni la sostituisce, a volte, tipo "HO UN BRACCIO ROTTO", forse aiuta, nel senso che ci si può lavare benissimo anche senza imbustarsi tutto, ma altrimenti è solo un AGGIUNGERE, una IGIENE maggiore, un PULIRSI MEGLIO. 
Ecco, ci tenevo a dirlo.
Allora, è vero. Se non hai il bidet sicuramente sei costretto a farti una bella doccia tutti i giorni, aldilà che sudi o non sudi che devi uscire o stare a casa, che puzzi o non puzzi. Te la fai. Anche se sono meno dieci gradi e di bagnarti la schiena non hai proprio voglia. Va bene, siete puliti anche voi all'estero. 
Ma noi di più.


Però adesso voglio farvi capire le cose nel particolare, soprattutto per far comprendere a tutti l'importanza che PER NOI DONNE ha questo buffo aggeggio:

1. ti svegli il mattino, non hai sudato e ti eri fatta la doccia la sera prima, sei ancora profumata, però , fai la pipì e vuoi cambiarti le mutandine per essere freschissima; avresti proprio voglia di una bella lavatina, ma non hai il bidet, quindi: DOCCIA. Va bene, è sopportabile, in fin dei conti una doccia di prima mattina ci sta sempre, è rinfrescante e ti sveglia.

2. Fai colazione con i tuoi tempi comodi, ti rilassi un attimo, lavi i denti, ti vesti e stai per uscire, apri il portone quando quel caffettino fa effetto. Corri in bagno e fai il fattibile. Avresti proprio voglia di una bella rinfrescata e profumata al volo. Ma non hai il bidet. Cosa fai? Conosciamo tutti le squallide tecniche dell'ultimo minuto o quelle "da panico nel bagno pubblico", ma non mi addentro ulteriormente nella questione perché tu in fin dei conti sei a casa e puoi lavarti come e quanto vuoi! Quindi via le scarpe, via i calzini, nella peggiore delle ipotesi le calze, pantaloni o gonna e.. a questo punto le cose sono due, entro, prendo il cosetto della doccia e mi lavo solo sotto, o tolgo tutto e rifaccio una doccia?
Vi ricordo che stavate per uscire e che magari avete un autobus da prendere e una lezione a cui arrivare in orario. Quindi già abbiamo perso abbastanza tempo.. Ma va bene, lascio a voi scegliere, fatto sta che: DOCCIA!
Qualcuno dirà: ma scusa, se ti capita di fare i tuoi bisogni quando sei fuori casa come fai? Appunto, sono fuori, magari uso altri mezzucci, ma sono in casa, avrò il sacrosanto diritto di uscire almeno con il sederino immacolato?

3. Sei stata all'università, torni giusto per appoggiare i libri e magari cambiare la borsa. Però sei in uno di quei giorni, non vedevi l'ora di tornare per cambiarti e darti una bella rinfrescata. Ma ops, non hai un bidet! Non vorrai di certo uscire sapendo che rientrerai in tarda serata senza sentirti fresca al 100%?!!! E via, ci si ritoglie tutto e sotto la doccia.

4. Torni dal pomeriggio, devi uscire con le amiche. Va bene, qui una doccia ci sta.

5. Hai sbevucchiato, sei tornata tardi e il giorno dopo hai lezione. Andresti in bagno senza nemmeno accendere la luce, passeresti ad occhi chiusi dal cesso al bidet per una lavata sotto e ai piedi.. Ma è quando ti sposti a destra, pronta a sederti sul bidet, che ti accorgi che le cose sono due: o doccia o niente. Non so, scegliete voi anche qui. Non siamo ipocriti, in questo caso dritti a letto e al diavolo le manie di pulizia.

Io dico. 
Adesso, passi pure che farsi una doccia è bello. Ma in queste occasioni come fate? Ditemelo. 
Donne, soprattutto voi. Se avete il ciclo e non avete il bidet come fate?!?! Non ci credo che ogni volta che vi cambiate vi fate la doccia. Invece sì, noi spesso e volentieri ci laviamo col bidet!!
E poi dai, una lavata sedute, belle aperte, non è uguale che lavarsi da in piedi..
Se volete saperlo io a volte mi faccio il bidet anche dopo la doccia! Io sarò maniaca, però dai!
Su!
Per favore!
Vi manca qualcosa, è sintomo di arretratezza.
OPS, non dovevo dirlo.
Ammetto che forse quella che io vedo come una necessità, come un bisogno primario, forse è solo un'abitudine, però è un'abitudine più che giusta, un'abitudine che equivale a igiene e pulizia totale e soprattutto costante!
Non dico che siete sporchi, quello dipende sempre dalla persona.
Dico solo che sicuramente avete culetto, P&V un po' più saporiti.
Tutto qui.
Non offendetevi.
E mettete su un bidet..



mercoledì 10 dicembre 2014

Lettera per quando sarò morta o scomparsa, non spaventatevi -spazio101-

Ho deciso di lasciare questa lettera qui, nel mio pc, nelle eventualità più brutte e disastrose per la mia famiglia e per gli inquirenti (così si dice?).

Sì, perché ad oggi, 10 dicembre 2014, ore 2.11 della notte, Madrid, ne sento tante e brutte.

Sento di gente che ammazza gente, gente che sparisce e gente che ne fa sparire altra. Sento famiglie disperate perché gli hanno ammazzato qualcuno, altre perché qualcuno si è perso. 
E credo che questi siano tra i drammi più brutti della vita. 
Se muore qualcuno è brutto, ma se muore e non si sa perché, per colpa di chi, se non si sa dov’è, è peggio.
Io non voglio morire, io sono felice per quanto inquieta e lunatica, però ho paura di morire, ho paura di sparire e di lasciare un grande vuoto e un immenso dolore a chi mi vuole bene e a chi lavorerà per trovare una soluzione.
Quindi la mia umile ambizione è quella di mettere qui tutti gli indizi, tutte le carte in tavola, come sotto una lente di ingrandimento. Così che poi, se sparirò o morirò improvvisamente e senza apparenti motivi non dovrete stare a cercare troppo, almeno non più, appena avrete trovato questa lettera. Ah, e anche per non iniziare a fare le vostre cavolo di supposizioni sulla mia vita. Quello che dovete sapere è scritto qui, punto, niente ipotesi sulla base di cose. Le cose son così come sono, niente intrighi o cose implicite, grazie. Altrimenti sentitevi in colpa, avete sulla coscienza lo sforzo di una povera ragazza ormai scomparsa che si è impegnata a scrivere questa lettera per voi.
Sì, l’ho scritta io, vi giuro. So che ora che ho detto che l'ho scritta io ci credete meno, ma vi giuro, sono io a scrivere, la vani. Dai, ripeto, non rendete vani i miei sforzi. 
Leggetevi qualche mio spazio sul mio blog “Lecosechepensanoblog” e vi accorgerete che sono io. Poi dai, quale mente malata di un killer malato andrebbe a pensare tutto questo?

Mi stanno salendo i brividi perché sto entrando troppo nella parte. Ma vi giuro che qui, d’ora in poi, leggerete solo cose molto private che solo una volta morta, o scomparsa, sarà possibile leggere. Il contenuto di questo file che avete letto finora può essere pubblicato anche su radio o giornali, ciò che leggerete da qui in poi, per favore, tenetevelo per voi, familiari ed inquirenti, grazie. Sono cose piuttosto personali.

martedì 9 dicembre 2014

Pensare troppo fa male -spazio100-

Pensare troppo fa male, fa davvero male, fa così male che più penso e meno riesco a scrivere.
Mi perdo in un mare di pensieri che non mi permettono di andare avanti. Perché quando pensi tanto tutto è il contrario di tutto, ogni cosa si contraddice da sola, ogni cosa è già risolta prima di ragionarci su ma se ci pensi un attimo di più ti accorgi che non hai risposte per nulla.
E non solo più penso e meno riesco a scrivere, più penso e meno riesco a vivere.
Ho capito, chi vive molto e bene pensa poco.. deve essere per forza così.
Io penso troppo e sto male, sto male dentro. Mi reputo felice, ma non sono serena.
Ma non è colpa di niente e di nessuno, è una cosa genetica.
Non so se sono talmente intelligente o talmente stupida da arrovellarmi il cervello sempre e in ogni caso. So solo che non sono nella media.
La media sta bene, la media ha delle relazioni stabili, la media fa le cose e riesce pure a portarle a termine.
Questo è la media. 
La media è normale, segue una vita normale, fa le cose normali, io non sono nella media.

Al 100° spazio avrei dovuto fare qualcosa di strabiliante, ma non ce la faccio. Sono troppo pensierosa e pensante. Penso troppo. 

mercoledì 3 dicembre 2014

Come non essere delle eterne frustrate -spazio99-

L'appuntamento consueto dalla mensa della mia università.
Non ho fatto una frase, non ho messo un verbo; solo una serie di parole per farvi capire dove sono e cosa faccio.
Scrivo..? Boh, passo il tempo!
Io credo proprio di essere unica e speciale, più unica e più speciale di ognuno di voi.
Basta ipocrisie! Non siamo tutti speciali, tutti unici sì, ma l'unicità non è una cosa positiva. Si può essere degli unici pezzi di merda. Ma non dei pezzi di merda speciali.
Io sono anche speciale, oltre che unica. Non un pezzo di merda..
E non ho intenzione di avere al mio fianco persone che non apprezzano la mia specialità.. Perché ce ne sono tante che invece la percepiscono, la apprezzano e me lo fanno anche capire. Ed io magari li ignoro e non li considero. Invece altri mi fanno sentire una nullità, pronti a criticare ogni mio segno di estro spiccato.
Eppure più uno ci disprezza più vogliamo che ci dia attenzioni. Più faremmo di tutto purché ci apprezzi. Io faccio così.
Ma mi sono rotta, se ad una persona non viene naturale apprezzarci, stimarci, lodarci per le cose belle e rimproverarci per quelle sbagliate, non lo farà mai!
Basta illudersi che le persone cambieranno.
Io non sposerò una persona che mi farà pesare la frittata che gli preparo, che romperà per come ho stirato le camicie, che non mi dice che sono bella nemmeno una volta ogni tanto.
No, non lo accetto.
Ovvio, non vogliamo nemmeno i leccapiedi, però un giusto equilibrio ci vuole.
E se una persona sta con me solo perché sono carina e simpatica, il prossimo!
Sai quante ce ne sono di carine e simpatiche?
Fai presto a sostituirmi, ne troverai di certo di più carine e di più simpatiche. Ma se invece pensi che io sia anche intelligente, brillante, acuta, sveglia, unica, speciale, probabilmente farai fatica a sostituirmi, anche dopo una litigata, anche se ingrasso 5 chili o se smetto di truccarmi e di tenere al mio aspetto.
Non sono ovvietà, è la pura verità.
Qui invece la gente sta con gente perché gli sembra simpatica e carina, ma cosa siamo, all'asilo?!?!?
Dios!
Io non ci sto ad elemosinare le attenzioni di un uomo che deve sempre sottolineare che non sono alla sua altezza, anche perché chi lo sottolinea è perché sa che in realtà è palese la sua inferiorità mentale nei miei confronti. Se si sentisse davvero più maturo di me non me lo farebbe notare in continuazione.
Se le cose sono palesi non c'è né bisogno di dirle né di farle notare. Invece quando sono impercettibili, o quando proprio non ci sono, è lì che uno sente la necessità di renderle note a tutti.
E quindi basta. Per quanto è vero che è molto più appagante piacere a chi inizialmente ci disprezza piuttosto che piacere a chi ci apprezza da sempre, iniziamo a dare le giuste attenzione a chi se le merita.
Anzi, iniziamo a dare i baci a chi se li merita,
a fare le coccole a chi se le merita,
a stare sul divano con chi se lo merita.
Non illudiamoci di stare bene con persone con cui non possiamo sentirci noi stesse. Saremo delle eterne frustrate!

venerdì 28 novembre 2014

Quando sono di fretta perdo tempo -spazio98-

Ho circa 15 minuti per trovare informazioni su un americano, uno scrittore, un certo Kerouac.
Mi faccio schifo. Studio letteratura, probabilmente mi laureerò in questo ambito, e non è una vera passione per me.
O meglio, io amo la letteratura più di qualsiasi altra materia, amo le cose scritte e la genialità di concetti espressi a parole venuti tanto bene; amo anche scrivere. Però non amo leggere. Ma non nel senso più profondo della cosa. Penso che la lettura ci elevi a qualcosa di sovrumano, mano ci riesco.
E' un problema fisico, fisiologico anzi.
Io mi addormento, mi deconcentro, mi distraggo.
Non è bello, ma è così.
Anche il libro che più mi piace finisce per annoiarmi e farmi addormentare.. ma non dopo 2-300 pagine, dopo 3 righe.
Io poi penso alle mie questioni di vita, alle mie relazioni, a cosa potrei mangiare, a come poter dimagrire, e chiudo il libro, o anzi, lo lascio lì, aperto, mentre io dormo profondamente.
Sì, perché le dormite che mi sono fatta sopra i libri sono quelle più belle.
Quelle più soddisfacenti!
Ma quindi, cosa faccio?
Smetto questa università solo perché mi rendo conto di essere circondata da persone che davvero sanno tutto di tutti, che hanno letto tutti i grandi libri della storia, che sanno grossomodo qualcosa su ogni autore pilastro nella storia della letteratura?
Io non credo.
Anche perché non ci sarebbe nessun altro ambito in cui potrei specializzarmi.
Perché io odio le cose specifiche, io amo la genericità.
L'unica cosa che nella vita amo dettagliatamente sono i cani e Lucio Battisti.
Triste ma vero, sad but true.
E quindi continuo qui, dicendomi che un'estate comprerò mille libri e al mare, nel lettino, li divorerò, ne leggerò uno ogni due giorni, e potrò realmente sentirmi anche io una vera letterata.
Invece poi la spiaggia, i bar, gli amici, i bagnanti, i ragazzi, i baci, i profumi e i colori dell'estate mi fanno pensare a tutt'altro, a tutto ciò che di meno scritto c'è.
Alla vita spensierata, a quella che non ragioni e che ti fa stare bene.
Quella superficiale al punto che non hai nemmeno il tempo di preoccuparti delle cose, al punto che io mi scordo pure di fare i pasti principali.
Quindi cosa devo dirvi?
Che ho perso 10 dei miei 15 minuti per cercare info su questo autore che, oltretutto, sembra stranamente piacermi a primo impatto.
Sì, perché dovete sapere che in genere mi stanno tutti sulle palle gli autori. L'unico la cui vita apprezzo, più per pena che per ammirazione, è Leopardi.
Ripeto, parlo di vita, non di opere.
Di opere ne apprezzo tante di tanti.
Ma la vita, Mh, molti mi stanno proprio lì. Con la loro presunzione di cambiare il mondo, con il loro forzare le idee e crearsi il personaggio. 
Lui no, poverino.
Mezzo gobbo, storpio, sapeva 1000 lingue, un topo da biblioteca, frustrato, senza una donna, niente alcool, niente vizi.
Poi viveva a Recanati tra le galline e con una sola ragazza, Silvia.
Sarei proprio curiosa di sapere come fosse.
Per me era il contrario della bellezza oggettiva.
Ma capirai, uno storpio cosa potrebbe guardare?
E anche se per lui è bella è tutta una percezione sbagliata.
Poverino. Lui sì, lo apprezzo perché non aveva la presunzione di niente. Non credo si sia creato il personaggio dello sfigato perché dai, non conviene a nessuno fingersi sfigato!
E invece questo Kerouac dalle foto ha quell'aria da James Dean, un po' il classico bello e dannato, un'altra categoria che apprezzo.
Perché i belli e intellettuali non li posso sopportare, i belli consapevoli che su questa consapevolezza ci marciano, mi piacciono.
Sì, quell'aria menefreghista mi ha sempre affascinato, anche se poi, vabè..
Ora i 15 minuti sono ufficialmente finiti.
Entro nei supplementari e mi impegno a più non posso.
Un bacio, vi amo

mercoledì 26 novembre 2014

Una storia -spazio97-

Quando pensi di dover tornare a casa, hai sonno, hai un cerchio alla testa che pulsa, ti senti sudicio e affaticato non vorresti altro che ritrovarti nel letto il mattino dopo, già sveglio e riposato, come se quei brutti momenti in cui sapevi che prima o poi ti saresti dovuto alzare, avresti dovuto camminare, prendere una metro, ricamminare, cambiarti, lavarti, pisciare e metterti il pigiama fossero in un secondo passati, non immagineresti mai che un incontro possa cambiare tutto.
Me la smetto di fare questi lunghi periodi.
Ed anche di fare queste minifrasi.
E anche di fare metanarrativa.
Ecco, una persona, un incontro, ti fa svegliare, passare il mal di testa all'istante, come se avessi preso dell'ibuprofene, come se avessi fatto una doccia calda, profumata.
Ti cambia la serata, non hai più voglia di tornare a casa, ma per un semplice motivo: conoscere gente, storie, vite è esperienza, ti fa crescere, riflettere e stare bene.. o male.
Una persona sposata, a 30 anni, già separata.
Detta così una cosa da disperarsi. Certa gente, te compreso, si sentirebbe un fallito, di aver buttato all'aria anni della sua vita con la persona che si è rivelata sbagliata ma che il tuo cuore crede ancora perfetta. Ti senti un vuoto dentro misto a rabbia e disperazione. Allora piangi, provi a uscire e a dirti che in fondo a 30 anni si è ancora giovani, che ancora puoi farti una vita e che troverai un altro migliore e che ti faccia essere più felice, ma per quanto bevi birra, ridi con gli amici, dici stupidate, dentro di te quel malessere ti invade e nemmeno la donna più bella o intelligente può farti stare davvero bene.
E allora sali su uno sgabello in un bar e fingi di volare, come un uccello, poi scendi e ripensi alla tua vita e ti viene da piangere, stai solo, esci dal locale e rifletti, pensi a te e a quei giorni in cui forse avresti dovuto fare altro. E invece ti sei sposato. Hai comprato una casa.
Hai amato..
E così io sto lì, a guardare quella persona e quegli occhi che piangono e a chiedermi come poter aiutare, cosa poter dire per togliere tutta quella disperazione.
Non mi do risposta perché il tempo è l'unica cura.
Ma è lì che un sorriso e una parola stupida possono far sparire tutto per un secondo, tutto il male per un attimo sembra essere dimenticato.
Tutto il sonno, tutto il sudiciume, tutti i rimpianti per quegli anni che sembrano ormai buttati.
E allora non hai più 30 anni, ne hai 27.
E dici ad una sconosciuta che andresti con lei a Venezia, a primavera, che se però ha il ragazzo non importa, ti capisco. Ma se non ce l'hai fammi sapere.
Anche senza avere il suo numero, tu fagli sapere che ci sei.
Ma davvero lo vuoi?
O serve ad aumentare il tuo spropositato ego?
Non è che questa tua sete di aiutare è una sete di egoismo, di vanità?
Poi lo fai soffrire, fai peggio.
Ma tu a Venezia ci vuoi andare, tu vuoi salire sullo sgabello e fare l'uccello. 
E andare a casa sua, prendere un taxi, guardare gente che beve vino e tu che pensi, ripensi, osservi e rifletti.
Ti chiedi se quella persona che ti ha cambiato la serata, che piangeva, la puoi aiutare o meno, o se fai peggio.
Quindi ti dici che forse, quando incontri le persone, è meglio ascoltare due minuti, ma poi ricordarsi che la metro all'una e mezza chiude e andartene a casa. 
Camminare, camminare, pisciare, lavarsi e mettere il pigiama.
Perché se non lo fai all'una di notte, lo fai alle due del giorno dopo.





mercoledì 19 novembre 2014

Perché odio i letterati -spazio96-

Allora, sono dentro un'aula e fingo di prendere appunti.
Sto per avere una crisi di nervi.
Fino a poco fa li prendevo sul serio.. Poi ho iniziato a perdere le parole perché questo qui è noioso,  parla come se fosse solo, come se stesse ripetendo una lezione tra sé e sé in vista di un esame.
Io dico, se sei noioso cosa fai il professore?
Ma lo vogliamo capire che il professore non deve semplicemente dire cose, ma trasmetterle, raccontarle, farle entrare dentro chi ascolta?
Ma che cacchio.
Sto fremendo, mi sto per alzare e sto per urlare un mega vaffanculo a tutti. Questi inetti che stanno zitti e non sono buoni a dirgli nemmeno di alzare un minimo il tono di voce. Parla così piano che se schiaccio un po' più forte sui tasti non sento.
Non sento proprio cavolo.
Mamma che odio. Mancano 25 minuti ed io uscirò di qui e mi metterò a camminare come un gangster, già lo so.
Poi ho i pantaloni larghi tipo da hip hop e mi sento cattiva.
Potrei uccidere qualcuno dopo una lezione del genere. altroché cocaina o droghe varie.
Io sto per sclerare perché un incapace mi sta facendo cadere le palle.
E' proprio così, Mi fa cascare i coglioni
Mamma mia quanto è noioso.
Ma sua moglie? Come deve sentirsi?
Tutti sti letterati che parlano lentamente, adagio, cautamente. Ma boh. Mi state sulle palle voi e la vostra pacatezza. Siete noiosi, pallosi, odiosi.
Io sono più una rocker, mi state sulle palle.
Faccio lingue e letterature straniere, ma delle letterature non me ne frega niente. Perché chi la letteratura la studia, non ha capito niente di niente. La letteratura non si studia, si sente, si vive, si legge e si interpreta. Punto. Io non ne voglio saper niente di date, correnti, punti di vista e messaggi che gli autori vogliono fare passare.
Chi scrive i libri lo fa per pochissimi motivi e non per i vostri cavolo di obiettivi idealizzati:
1. gli piace, si diverte, si realizza, lo soddisfa
2. perché è l'unica cosa che gli viene bene e nei migliori dei casi porta qualche soldo, pochi
3. perché ha voglia di raccontare ma la gente che ascolta a volte è pallosa come voi che leggete e cercate di interpretare fin troppo quello che lui dice. Allora hanno detto, scrivo. Scrivo. Così chi legge mi legge e basta. Non è come chi mi ascolta parlare che può ribattere e iniziare a teorizzare chissà cosa. Se dico che "Giulio incontra Anna la ama e si vuole uccidere", dico che giulio incontra anna la ama e si vuole uccidere. Non che è un irrecuperabile amante che vive l'amore come il rifiuto della società e vede l'unica relazione nella morte ecc ecc ecc.
Basta paroloni, teorie, uf.
Ancora mi mancano 18 minuti.
Cosa posso fare?
Pubblicarlo e vedere come reagiscono i finti letterati. Gente che si sente sensibile perché legge. Ahahahahah
Ma cosa avete capito?
Boh, come gli appassionati di arte.
Basta. Sono passioni, passatempi, basta di fare i sottili e profondi.
Io preferisco stare nella mia superficialità piuttosto che risultare ipocrita e saccente come voi.
Se poi leggere significa essere noioso e piatto, allora..
Io preferisco la sostanza alle vostre mucchiette di parole che non vogliono dire niente.
Mucchi di sabbia che, puf, con un pochino di vento se van.
Io sono un bel masso di pietra, che rotola, sbatte, fa rumore, cade nell'acqua fa un tondo e schizza.
Capito?
Voi.. Polvere, polvere di stelle.. ahahhaha
Ma dai, ridicoli!
Non mi metto a fare letteratura solo perché voi lettori non siete degni di niente, fate troppo. Siete troppo presuntuosi. Volete leggere dietro, dentro, davanti, sopra sotto..
Bah.
Leggete punto.
Apprezzo solo il giallo classico.
O i romanzi erotici.
O quelli per adolescenti.
O la Bibbia.
Niente sulla società, sui mali del mondo, sull'etica. La bibbia non è sull'etica.
Quello che si legge per divertimento, per passare il tempo. Per il gusto di leggere.
Basta.
Attendo la fine sperando di non arrivare ad alzarmi e imprecare..


























martedì 18 novembre 2014

Perché per apprezzare le cose facciamo i confronti -spazio95-

Sono in pausa pranzo all'università. Eh sì, ad Urbino stavo sola e scrivevo al pc, e qui si ripete la cosa.
Non è che io sia asociale o solitaria, ma non mi piace socializzare con le persone per due ore, fingersi amici, dirsi "dai, allora un giorno usciamo" e poi sparire. Ma queste son questioni su cui mi son già dilungata fin troppo in altra sede.
Comunque preferisco passare questo tempo sola con me stessa, osservare la gente, mangiare in santa pace e rilassare la mente. A costo di sembrare sociopatica!!
Ma voi lo sapete, sono così socievole no?!?! 
Comunque..
Riprendo un vecchio post che volevo pubblicare ma che poi ho archiviato. Diceva..

Perché per apprezzare le cose facciamo i confronti
Io no, io non li faccio, anzi li faccio, però le cose le apprezzo anche prima di farli.
Invece ci sono persone che devono prima fare molte esperienze per trovare la straordinarietà in qualcosa, e secondo me non è bello e nemmeno intelligente.
Non è affatto bello perché significa che ogni cosa che fai la apprezzi solo dopo averla fatta, e magari solo dopo averne fatta anche un'altra e un'altra e un'altra. Cosa ne consegue? Che non ti godi mai nulla! 
Lo dico perché ora che sto vivendo sola in un altro posto, ora che studio in un'università straniera, ora che conosco gente nuova, ora che vivo una vita almeno apparentemente diversa da quella tra Fano ed Urbino, spesso faccio confronti e paragoni.
Però a me il posto dove vivo da sempre, l'università che faccio, la gente con cui sto da anni, sono sempre piaciuti. Non ho mai avuto quella sete disperata di cambiare aria e persone, quindi alla fine, anche se noto le differenze, la sostanza è quella, cambia la forma.
C'è gente che se ne va dalla sua città o dal suo paese, per periodi definiti o indefiniti, e inizia a sputare fango su tutto ciò che aveva prima, che dice che lì faceva tutto schifo, tutto era inefficiente, che le persone non si facevano i cavoli propri, che si sentivano chiusi in una bolla.
Altri invece iniziano ad apprezzare anche il posto in cui stavano e si accorgono che in fin dei conti, passata l'euforia del nuovo (che a volte può durare anche qualche anno), tutto il mondo è paese, che i problemi che ci sono nella città da mille abitanti sono gli stessi delle metropoli da milioni di persone, solo con le dovute proporzioni.

Io mi dico, perché facciamo sempre confronti?
Perché non possiamo apprezzare o disprezzare una cosa in quanto tale?
E perché "il diverso", "il distante" ci affascina sempre più di ciò che ci circonda?

..è ovvio, l'abitudine è noiosa, il "solito" non è esaltante. Ed è anche banale dire che "bisogna stupirsi delle cose della quotidianità e bla bla bla".
Non parliamo per luoghi comuni!!
Li facciamo perché non sappiamo giudicare. Non sappiamo nemmeno chi sono, quanto valiamo, non abbiamo personalità e opinioni. E siccome l'opinione comune dice che il posto dove stiamo fa schifo, che non ha nulla, che la gente è odiosa, noi diciamo così. E facciamo quelli che devono viaggiare, cercare altrove, cercare chissà cosa.

Io dico che chi disprezza i propri posti e la propria gente se ne può anche andare, ma per sempre.
Sì, per me è come un tradimento.
Io amo la mia città, amo le cose che si fanno lì. Non invidio niente a nessuno. E non ho bisogno di fare confronti.
Forse è vero, ci sono posti che realmente hanno poche cose positive e luoghi in cui vivere è veramente brutto mentre in altri tutto sembra apparentemente funzionare meglio, umanamente e a livello sociale. Però alla fine la chiave non è vivere bene con se stessi?
Qualcuno diceva "A chi è andato a vivere a Londra, a Berlino, a Parigi, a Milano o Bologna.. Ma le paure non han fissa dimora, le vostre svolte son sogni di gloria.."

Inutile che fuggi(a)te, cambiate città, look, è solo un fuggire da voi stessi che non serve proprio a nulla!

Beh, ovviamente qui si estremizzano sempre i discorsi, ed è naturale che il confronto ci debba essere e che in molti casi sia determinante per le nostre scelte. 
Ma se apprezziamo qualcosa o qualcuno solo perché è meglio rispetto ad altro, lo apprezziamo davvero?



sabato 8 novembre 2014

Perché sono cinica e nichilista -spazio94-

Questi sono due termini che ogni volta che sento o leggo ho bisogno di andare a ricercare nel dizionario. O su Google..
Anche ora che li sto usando mi devo tenere la definizione a portata di mano.
Non so perché, ma non riesco a farli miei.
Sono cinica e nichilista, a giorni alterni però.
Il fatto è uno: mi sento estranea da tutto, dal mondo, dai valori condivisi, dalle convinzioni.
Non è per me fare la parte dell'aliena(ta) di turno, ma perché è vero.
Io vedo tutto in positivo, non riesco a pensare che la gente sia cattiva, mi fido di tutti: un anglofono mi ha detto che mi definirebbe NAIF, ho provato a tradurre questa parola ma ho capito che il nostro lessico è ormai troppo limitato. Adottiamo parole straniere e quindi niente, sono un po' troppo naif.
Tutto per me è rosa e fiori.
Però, e qui sta la vera contraddizione, nego ogni tipo di moralismo e sentimentalismo.
Non credo molto nell'amicizia vera, dubito dell'amore quello inteso come eterno e puro al 100% e penso che in questo mondo siamo fedeli solo a noi stessi in fondo, forse.
Fedeli nel senso che l'unica persona di cui ci fidiamo, a cui ci affidiamo, con cui conviviamo è il nostro IO. Che poi alla fine non significa che ci rispettiamo davvero.
Però questo è quello che penso.
Nego le dimostrazioni di affetto, nego gli abbracci e l'esistenza di sentimenti autentici e duraturi.
Non lo so, forse solo la famiglia è realmente parte di noi. Il resto passa. Ce lo scegliamo quando vogliamo e quando vogliamo possiamo buttare tutto via.
Che senso ha quindi tutta questa ipocrisia?
Che senso ha il caffettino con l'amichetta con cui ho fatto un anno di università per "raccontarsi"?
Per me non ha senso. Cioè, ha senso se si ammette che si fa per passare un'oretta in compagnia e per farsi i cavoli degli altri.
Ma non diciamo che ne abbiamo bisogno perché ci vogliamo bene
Tutta questa necessità di farsi nuove cerchie di amici, di stringere rapporti forti. Non mi piace.
Io sono amica di tutti e di nessuno
Posso passare una serata con perfetti sconosciuti e stare bene. Anzi, stare meglio che con gente con cui fingiamo di avere tutto questo rapporto solo perché ci raccontiamo le nostre vicende amorose o come va la nostra carriera universitaria o lavorativa.
Le persone che incontriamo sono solo passatempi. Ma non perché siamo cattivi o perché siamo vuoti. Niente di tutto ciò. Torno alla contraddizione di dire che siamo vivi, profondi, pieni di sentimenti, ma non per il fatto che abbiamo amici o persone care. Solo per il fatto che siamo umani, basta, fine. E non vantiamoci se siamo in grado di amare e di essere amati. E' nella nostra natura e non è un valore aggiunto.
Però se fate quelli amici di tutti, che abbracciano tutti e che hanno voglia di fare l'uscita per parlare di sé e della vita con tutti, siete ipocriti e non mi piacete.
Io non vi credo.
Voi volete prendere il caffettino con tutte le persone che avete incontrato nella vostra vita e con cui avete scambiato più di 4 parole per riempire la vostra lista di amici e di persone con cui avete preso un caffè, oppure per riempire la vostra bacheca di foto di biscottini col tè delle 5 per far vedere che avete tanti amici con cui andate a prendere il caffettino o il tè delle 5.
Ripeto, non mi piacete..
Io ci vado a prendere il caffettino, la birretta e il panino con la porchetta col mio amico di turno, ma perché mi piace raccontare i cavoli miei e burlarmi di me stessa e di chi mi ascolta, esagerando le storie e ridendoci su.
Ma non perché ho milioni di amici. 
Non mi piace questa continua condivisione di falsi sentimentalismi.
BASTA!
Me ne sto accorgendo ora che vivo sola e apparentemente senza nessun tipo di riferimento.
Mi spiego: qui non ho amici di vecchia data, non ho familiari, non ho gente che possa dire di conoscere davvero la mia vita o di volermi davvero bene, giustamente.
E mi rendo conto che quando sento qualcuno di distante lo faccio così, per aggiornarsi, per fare sapere come sto, per sapere come stanno, punto.
Ma alla fine si vive bene anche da soli e il resto e gli altri è tutto un contorno.
Lo so, da una persona allegra e che sorride alla vita come me è strano sentir dire queste cose.
Ma il mio amore verso il prossimo, la mia positività vanno oltre le amicizie e questi sentimenti. Si tratta solo di un comportamento benevolo piuttosto generico perché mi piacciono la pace e la tranquillità.
Ma sia chiaro, non mi piacciono i sentimentalisti e questa diffusa moralità ormai inflazionata..

lunedì 3 novembre 2014

Guardo il cellulare, gli accessi ed aspetto il messaggino -spazio93-

Sì, guardo il cellulare, gli accessi, ed aspetto il messaggino.
Sono meno profonda per questo?
Valgo meno per questo?
Per me anche Giacomo Leopardi lo avrebbe fatto se fosse vissuto nel tempo dei cellulari.
Ed io sto sempre lì, appiccicata, a guardare cosa fa lui o l'altro, ad aspettare che mi cerchino.
Il brutto sapete qual è?
Che forse Leopardi avrebbe guardato solo l'accesso di Silvia, uno solo, il suo amore.
Io no, guardo quello di L, I , J, C, D, per rimanere vaga..
Questo mi fa essere meno valorosa. Valgo meno per questo.
Ho ridotto il mio ego ad una statistica, una statistica che come dati ha i ragazzi che mi cercano sul cellulare.
Il brutto, la cosa davvero pessima, è che io cado in una specie di depressione che non mi permette di fare niente quando non mi sento cercata. Posso stare giorni interi a letto perché uno di questi non mi cerca. Poi, appena arriva (se arriva) quel messaggino tanto atteso divento magicamente la persona più felice al mondo. Ma bastano 5 minuti senza risposte per farmi tornare il malumore.
Non è per niente un bene. Mi sento stupida e adolescente.
Ma non riesco a controllarmi.
Ci riesco a tratti.
La cosa brutta è che così non posso dire di essere innamorata di nessuno. Mi sento innamorata di tutti, e come ben sapete quando ci piace tutto è come se non ci piacesse davvero niente.
Non ne posso più di dipendere da un accesso su whatsapp.
E' vero, una volta quando c'erano solo gli sms era meglio.
Odio gli accessi e odio i ragazzi che quando sono con me mi baciano e mi tengono la mano e poi non mi cercano più.
Li odio, eppure anche quando so che mi trovo di fronte all'ennesimo codardo preferisco vivermi bene quei brevi momenti sapendo che poi soffrirò, piuttosto che privarmi di quelle piccole emozioni per stare a posto con me stessa dopo e poter dire "non mi hanno fregata".

Solo che sentirsi rifiutata fa davvero schifo.
E un accesso su whatsapp, un altro, un altro, un online, senza scriverti, vale più di qualsiasi rifiuto a parole.
Se ci dicessero qualcosa almeno ci metteremmo l'anima in pace.
Così no, ogni volta trovi una scusa: avranno scritto in un gruppo, avrà guardato un attimo il cellulare al volo, sarà a lezione e non potrà sicuramente scrivere. Alimentiamo la speranza.
Ma dopo uno, due, tre, quattro e cinque giorni non ci sono più scuse.
Ed è lì che le sceme come me ne cercano un altro, un altro ancora. Per vivere altri amori platonici.
Solo belli e simpatici e dolci. Ma anche stronzi.
Perché per alimentare il proprio ego non si usano le persone buone. Quelli buoni non li bacio perché poi non mi tratterebbero da stronzi e mi toccherebbe fare la bastarda a me.
Perché sì, io non voglio un uomo che mi ama, non uno solo, ne voglio tanti e stronzi.
Che mi rifilano un rifiuto, anzi, che non mi rifilano un rifiuto, dopo l'altro.
Che tacciono e spariscono. Ed io, quando va male tempo due settimane, sarò lì a farmi prendere in giro da un altro.


Tranquilli, mi piace esagerare, creare storie nelle storie, portare tutto all'esasperazione. 
Leggere con moderazione, e pensare bene, grazie.

domenica 2 novembre 2014

Quando non dire è meglio di dire -spazio95-

Ci sono volte che corro qui perché ho un gran bisogno di parlare, dire, raccontare e fare resoconti della mia vita.
Mi rendo conto però di non poter mai essere così esplicita e limpida, né qui né con nessuno.
Certe cose posso capirle solo io e devo tenermele per me.
A volte sento come la necessità di raccontare ciò che mi accade come per dare un tocco di specialità al tutto, ma è proprio nel momento in cui ne parlo con qualcuno che la cosa si svaluta.
Quindi me ne sto zitta e d'ora in poi dirò solo cose a metà, sarò generica così da non entrare nello specifico e rischiare giudizi inutili.
Potrebbe sembrare assurdo parlare di cose e rimanere sul vago, ma come ho detto sento proprio il bisogno di fare un resoconto. Ed esplicitare i pensieri con le parole, ancor di più scriverli, aiuta.

Ho iniziato a mettermi in discussione, ho iniziato a correre rischi. Ho iniziato a fare passi avanti e indietro ed ho smesso di rimanere lì inerme ad aspettare le azioni degli altri.
E sto iniziando a chiedermi se questo sia un bene o meno..
Ovvio, come tutte le cose ha un che di positivo e un che di negativo, ma io voglio capire se la bilancia pende più verso il bene o verso il male.
Non arriverò mai ad una risposta ma vale la pena pensarci su.
Mi sono messa in discussione e forse ho tradito me stessa e le mie convinzioni.
Mi sentivo pulita e a posto con me stessa anche se insoddisfatta e vuota, adesso?
Non lo so.
E' veramente troppo difficile dare un nome alle cose, rispondere a certe domande esistenziali, e soprattutto capire se quello che facciamo è bene o male.
Purtroppo nella mia vita la coerenza, insieme a fare il bene, è un grandissimo pilastro. Ed è quando smetti di fare il bene in certi ambiti della tua vita che entra il problema dell'incoerenza.
Quindi non so se privarmi di certe cose perché non mi sento bene con me stessa o se vivere la vita per settori.
Io non credo sia giusto, se si è persone integre lo si è in ogni ambito della propria vita.
Ma è anche vero che ci sono ambiti che a volte richiedono una leggerezza mentale maggiore rispetto ad altri per essere vissuti a pieno e bene..
Non lo so, mi trovo davanti a qualcosa di veramente troppo grande e pesante per poterci capire qualcosa.
Sento di aver macchiato la mia vita con un niente, qualcosa che per molti non varrebbe la pena nemmeno spenderci mezzo minuto a pensarci su e ad arrovellarsi il cervello.
Ma io sono fatta così, è una cosa di famiglia, è ereditaria. Io rimugino.
Io penso, io mi chiedo cosa sarebbe successo se, come sarebbe andata e finire se, come mi sentirei se non avessi fatto questo o se avessi fatto quell'altro.

La mia vita è piena di valutazioni e di giudizi su me stessa e sulle mie esperienze, non mi è per niente facile vivere le cose punto.
Devo pensarci prima, dopo, durante.
E credetemi, questa spiccata razionalità dopo un po' diventa pesante.
Sto iniziando a togliermi un po' questo viziaccio del pensare, ma se la testa lavora tu non puoi fare molto per fermarla.





mercoledì 1 ottobre 2014

"Pensare a come risolvere i problemi futuri è controproducente" Diario di Bordo #6 -spazio91-

Pensare a come risolvere i problemi futuri è contro producente

Sì, pensare a come risolvere i problemi futuri è controproducente, e dannoso per la nostra salute.
Lo so, chi mi "segue" probabilmente si aspettava un vero e proprio diario di bordo, uno spazio virtuale dove farsi i cavoli miei in pratica.
Ma no..
Non perché io non voglia raccontare, anzi, ma perché in fin dei conti c'è ben poco da raccontare. Fidatevi! Quelli che fanno viaggi, vanno a concerti etc e poi pubblicano foto o frasi esaltati sottolineando quanto sia stata bella questa o quella esperienza in realtà vogliono autoconvincersi di aver fatto qualcosa di davvero magnifico quando alla fine si tratta solo del bel corso della vita.
Non sono cinica, è che alla fine l'Erasmus è ovviamente una bella esperienza però non cambia molto dalla tua vita normale in fin dei conti. Beh, sempre che tu non sia uno di quelli che per forza deve odiare il proprio paese e che deve lamentarsi della propria città "perché non c'è un cavolo e non si fa mai niente". Ecco, se sei così capisco i motivi della tua esaltazione.
Se sei come me stai bene dappertutto e trovi il bello in tante tante cose. Tra cui stare a Fano, in quei 4 bar e con quelle 10 persone.

Detto questo ed elevatami sopra la massa posso proseguire snocciolando il tema della questione.
Lo dico per la quarta volta. PENSARE A COME RISOLVERE I problemi FUTURI è CONTROPRODUCENTE. Ve la devo anche spiegare?
Ve la spiego.
La vita è un continuo problema, dal cosa mettersi la mattina, cosa cucinarsi, cosa fare della propria vita, ecc ecc. Un continuo problema in cerca di continue soluzioni, ed è bello così.
Tutto ciò significa che per ogni istante della nostra vita c'è un diverso problema da risolvere. Ci saranno problemi passati sicuramente risolti in qualche modo (non significa che ci sia stata una soluzione che ha portato a qualcosa di positivo, ma in ogni caso il problema è stato risolto), ci saranno problemi futuri.
Ma, a questo punto, l'unica cosa che possiamo fare è dedicarci esclusivamente a quelli presenti.
Perché quelli futuri sono inevitabili, e se ora, nel presente, ci preoccupiamo di risolvere quelli futuri raddoppiamo solo i nostri problemi attuali senza assolutamente toglierci quelli venturi perché, fidatevi, qualche altro problema salterà fuori in conseguenza al problema risolto anticipatamente.
Quindi, perché vi affannate per trovare soluzioni ai problemi futuri?
Pensate al problema più vicino che avete, risolvete quello, godetevi per un attimo il probabile successo (perché sì, quando si risolve un problema per volta il successo è quasi assicurato), e poi tornate lucidi per pensare ai successivi problemi.
Ho ripetuto all'infinito la parola problema, ma se all'inizio di questo scritto io avessi pensato al problema della ripetizione, oltre a dover pensare al problema legato al contenuto, probabilmente non avrei scritto nulla..
Meglio il niente che questa merda, direte voi..
Mi dileguo!
Bye, anzi, hasta luego!

mercoledì 24 settembre 2014

"Ci sono persone che quando non fanno niente pensano" Diario di Bordo #5 -spazio90-

Ci sono persone che quando non fanno niente pensano

Stamattina ho la vena giusta per scrivere, quindi scrivo!
Mi tratterrei solo perché sono in stanza con un'altra ragazza e so quanto il ticchettio delle mie dita sulla tastiera possa essere fastidioso in certi momenti di totale silenzio, ma vabbé, se vuole può mettersi le cuffiette!
Mi sono accorta che avrei dovuto aggiornarvi un po' sul mio viaggio, sulla mia vita con questo diario di bordo, eppure l'ho ridotto ad uno spazio dove sputare fango su tutti gli intellettualoidi che ogni giorno devo combattere. Ma ci sta anche questo.
D'ora in poi ogni spazio sul mio blog sarà un diario di bordo perché sì, io vivo fuori e tutto ciò che scrivo in questo lasso di tempo è parte di questa mia vita.
Che vi devo dì? Su cosa vi devo aggiornare?
Non so, commento l'Erasmus a pochi giorni di distanza dalla mia partenza?
Beh, potrei: mi avevano detto "i primi giorni ti sentirai spaesata, avrai nostalgia di casa e non troverai poi così esaltante la cosa di stare sola". Ecco, questo per me non è valido. Io mi sono trovata bene, non ho mai avuto nostalgia, non mi sono sentita spaesata. Sto iniziando a sentire la mancanza di qualcuno solo adesso, dopo 4-5 giorni, ma niente di preoccupante.
Mi dicevano: "sarà una figata andare alle feste erasmus e stare con gente che si trova nella tua stessa situazione". Mmh, per me no. Non mi fa impazzire stare con gente del genere. Io sono qui per vivere come se fossi una spagnola e le spagnole non stanno con gli Erasmus. Quindi probabilmente da stasera mi troverete in qualche baretto malfamato nelle vie periferiche di Madrid dove guardano le partite di calcio alla tv e bevono birra commentando il re e la disoccupazione.
Poi che dire,  sono anomala. Mi piace molto stare sola, lo faccio anche a casa. Esco in bici o in auto e giro giro giro pensando.
Eh sì, noi che pensiamo riusciamo anche a non fare apparentemente nulla di concreto ma passiamo il tempo.
Poi la gente mi dà della nullafacente. Ma avete idea di quanta energia richieda un cervello che funziona? E che funziona sempre?
Per me no!
Quindi esco, a piedi, poi prendo la metro, osservo, commento nella mia testa le cose che vedo, mi faccio osservare, mi deprimo se specchiandomi nelle vetrine noto la mia poca "attraenza" (!?!?!? Attrattiva? uhuhuh) e mi esalto se mi guardano ragazzi carini. Sì, anche le persone profonde come me sono superficiali da questo punto di vista.
Niente, mi trovo bene.
Non sto a dirvi i dettagli, se mi siete amici chiedetemi quello che volete sapere i privato, altrimenti non credo vi interessi troppo.
Volevo solo approfittarne per lanciare qualche altra frecciatina alle persone poco interessanti, e l'ho fatto.
Quindi posso anche ritirarmi e pensare a fare qualcosa di più produttivo.
Che dite?





"Se non ti stupisci di fronte alla fisica quantistica non vali niente" Diario di Bordo #4 -spazio89-

Se non ti stupisci di fronte alla fisica quantistica non vali niente

Odio le persone poco profonde, ma ancor di più quelle che le stimano senza accorgersi della loro pochezza. Ci sono persone, e per me sono molte, abbastanza vuote di spirito e poco dotate di intelligenza. Persone che non si stupiscono di fronte alla fisica quantistica, persone che non comprendono la grandezza di un monumento storico, persone che non apprezzano la bellezza di certa musica solo perché non ha le parole. Ecco.
Queste sono persone poco profonde, vuote, persone poco stimabili.
E sono proprio queste persone ad avere mille passioni fittizie, a dirsi appassionati di cinema, di musica alternativa, di bricolage, di cucina e di sport estremi di ultima generazione.
Mi dispiace, ma è così.
Sono vuote e devono riempirsi la testa e la pancia di cose, e buttano dentro, buttano dentro, buttano dentro di tutto.
Ci sono i super dotati che possono permettersi anche di appassionarsi a tutto ciò e di vivere ogni passione profondamente e con la massima devozione, ma sono rari.
Sono tanti invece i falsi cinofili, i falsi musicologi, i falsi tutto.
Sì, è proprio così.
Io, alla fine, di vera passione ne ho una. La musica, ma in particolare, Lucio Battisti. Sono limitata? 
Forse, però almeno la mia è una passione così vera da essere, col tempo e senza impormelo (non mi sono messa un giorno a leggermi tutta la sua pagina wikipedia e la sua discografia per poi dirmi "so tutto di lui, lo amo"), diventata una conoscitrice, una critica del suo lavoro, in grado di riconoscere la sua mano, di trovare chi a lui si ispira, di dare una mia personale opinione su tutta la sua produzione.
Poi che c'entra, mi piacciono mille altri artisti, mille altri generi, ma non sbandiero ai quattro venti che per me sono passioni, non ho bisogno di iscrivermi a gruppi di sostegno e cercare i biglietti dei loro rari concerti.. è assurdo!
Per me poi chi si appassiona a tutto è come se si appassionasse a niente.
Tutti questi finti conoscitori, bah, non li sopporto!

Sentite il bisogno di urlare a tutti quanto valete? 
Sì, tutti vogliamo essere ammirati e stimati, anche le persone più umili probabilmente.
Però che gusto c'è ad essere stimati per cose che in realtà non ci appartengono?
E poi, perché dobbiamo fingerci persone interessanti e affascinanti se non lo siamo?
Beh, vi do un premio per l'impegno. Ma mi dispiace, queste sono doti che non si comprano.
Puoi farti le lampade, i capelli più biondi, più lisci, puoi perdere quei 4 chiletti, puoi comprarti tutti i vestiti fighi che ti fanno sembrare cool, puoi portare la borsetta sull'avambraccio con la mano al petto che impugna un bel cellulare di ultima generazione o il cane al guinzaglio come fosse un accessorio, ma sappi che il fascino non si compra.
Per questo motivo io ho smesso da un po' di interessarmi pure di capelli biondi, abiti cool, o cani di razza, perché tanto il fascino non lo compro e senza fascino anche la persona apparentemente più carina risulta poco interessante.
Quindi, se sei nato superficiale e vuoto, se di passioni vere non ne hai, se l'unico obiettivo che hai nella vita è risultare carino e interessante appassionandoti a cose che realmente non apprezzi, continua pure ad andare a tutti i concerti cool, a guardarti tutti i film di nicchia che vuoi, a partecipare ai festival indie più misconosciuti anche dagli intenditori, che tanto le persone realmente valide lo capiscono e poi, basta fare la prova del 9 per capire se tutto il valore che mostri di avere a destra e a manca ti appartiene o meno: se non ti stupisci di fronte alla fisica quantistica non vali niente.




giovedì 18 settembre 2014

"Pensare a cose per non pensare a niente" Diario di Bordo #3 -spazio88-

Pensare a cose per non pensare a niente

Sto pensando a tantissime cose, tantissime stupidate, tantissime! E tutto ciò per distrarre la mia mente dalla serietà e dalle preoccupazioni per il mio viaggio in procinto di iniziare.
So che per voi esagero ma, a meno che non ci siate passati e soprattutto a meno che voi noi siate me, non potete capire. 
In questi momenti è tutto un vortice di emozioni, inspiegabile. Sensazioni contrastanti che  ti fanno passare dall'euforia e la voglia di partire e spaccare tutto con frasi tipo "Dai mammamia non vedo l'ora di mandare tutti aff.. ed essere là", alla disperazione totale tipo "Oddio no mamma ti prego vieni con me, dormi con me, mi fai da mangiare mi abbracci, porto tutte le mie cose, non prenderò la metro e non me ne frega né delle feste né dei ragazzi. Stiamo insieme e sono serena".
Ma, come dicevo, per evitare queste scomode emozioni io evito di pensarci. Non ci penso e la vivo come sempre faccio con le cose che potrebbero preoccuparmi: penso ad altre cose, a cavolate, sto nel letto, dormo, mangio, sto al PC, guardo la TV, penso a cavolate, poi faccio passare il tempo senza fare nessuna di quelle cose serie che forse renderebbero meno preoccupante la cosa che mi fa preoccupare e, se le facessi, probabilmente eviterei di perdere le mie giornate a pensare a cavolate e a fare cose inutili perché non sarei più preoccupata e starei serena anche se pensassi all'origine della mia preoccupazione, poiché ormai avrei risolto gran parte dei problemi legati ad essa.
Sì, sto delirando.

Ma non vi ho ancora detto a cosa pensavo: mi ricordavo un aneddoto particolare risalente alle mie scuole medie.
Ricordo che un giorno il nostro professore di italiano riportò i temi e fece salire un ragazzo alla lavagna chiedendogli di scrivere la parola PROPRIO. Fu esilarante: scrisse ovviamente PROPIO ma quando tutti ridemmo ed il professore alzò il sopracciglio lui cancellò e, convintissimo, riscrisse la parola: POPRIO. No ragazzi, faceva troppo ridere!

Devo partire e devo fare ancora varie cosette: non so cosa e non voglio nemmeno pensarci.
So che stasera per cena mi preparano il purè con le patate, una delle cose che più amo mangiare. 
Ecco, a questo punto sento troppa ansia e penso di non poter più resistere qua.
Vi saluto.
Forse sarà l'ultimo diario scritto dalla mia camera a Metaurilia, ovviamente nel 2014.
Spero di continuare ad aggiornarvi sulla mia avventura anche dalla Spagna! Mille baci, Vani!




martedì 9 settembre 2014

"A Madrid potrò ascoltare il Ruggito del Coniglio?" Diario di bordo #2 -spazio87-

A Madrid potrò ascoltare il Ruggito del Coniglio?

Domanda da un milione di pesetas. Eh sì. 
A pochi giorni dalla mia partenza ho realizzato quale sarà una delle cose che mi mancherà di più: guidare, il mattino, da sola, verso Urbino. Con il sole alla mia sinistra e la radio accesa sulla frequenza 96.6, Radio2, Il Ruggito del Coniglio. Una delle poche fonti di informazioni da cui attingo per stare aggiornata sulle questioni del mondo, perché sì, sono un'ignorante che non accende la TV e non legge i giornali e non so mai niente di guerre o nuove malattie. Un momento sacro per me, il mattino quando vado, sola, verso Urbino.

Vedo tutte le stagioni, e sempre, ogni mattino, accendo Radio2. E rido un sacco, ma proprio per ridere di gusto. E mi diverto! 
Per un periodo l'autoradio non funzionava. Prendeva a tratti, si spegneva, abbassava il volume da sola. Era quasi più snervante che se fosse stata totalmente rotta. Quindi mi sono organizzata con auricolari e radio del cellulare. Era bellissimo perché poi anche quando scendevo dall'auto e salivo nella navetta continuavo a tenere le mie cuffiette e a ridere. Lì però c'era altra gente, ed io ridevo molto.
Non so se sapete come funziona al ruggito del coniglio, ma loro propongono una situazione tipo e la gente chiama per raccontare le proprie esperienze. E non potete capire quanto facciano ridere le esperienze della gente, raccontata dalla gente e commentata da altra gente.
Poi il martedì e il giovedì, al ruggito del coniglio, c'è il "Coniglio da Camera" e in studio c'è una rappresentanza del popolo italiano. In pratica c'è del pubblico che interagisce coi due presentatori Marco e Antonello. C'è da ridere..
Fanno dei sondaggi in cui le persone devono votare, e per esprimere la propria preferenza possono usare un cartoncino in cui per il Sì c'è il lato bianco, per il NO il lato color Carlo Conti, o all'occorrenza color Ignazio La Russa. Ragazzi, cose d'altro mondo.
E adesso andrò a Madrid. Come farò senza auto? Senza guidare, io, che ho un sedile sotto il sedere e un pedale sotto il piede 10 ore al giorno? Esagero, ma mi piace. Mi piace farlo da sola, mi ascolto i miei CD o all'occorrenza Radio2, faccio le mie risate, i miei selfie, registro qualche messaggio vocale, come farò?
Farò ben bene, ma voglio capire se potrò ascoltare il ruggito del coniglio.
Pensavo, sicuramente la frequenza non arriva, non stiamo parlando mica di Radio Maria che, è ben noto, ha un'antenna della Madonna! Ihihih che freddura..
Comunque, pensavo, la frequenza non prende però potrei ascoltarmi i podcast e utilizzare una semplice connessione internet, dal mio letto, tac, la sera, me l'ascolto.. Ma vuoi mettere?
Al Ruggito del Coniglio ogni mattina c'è una sigla, una per ogni giorno. Il lunedì sul lunedì, il martedì sul martedì, il mercoledì sul mercoledi, il giovedì sul giovedì e il venerdì sul venerdì. 
Io non posso ascoltarmi gente che dice buongiorno la sera, e non posso ascoltarmi le cose del lunedì il martedì mattina! 
Spero tanto di trovare una radio che sia almeno 1/5 della simpatia che è radio2.

martedì 2 settembre 2014

"Anteprima" Diario di bordo #1 -spazio86-

Anteprima

Non inizio spiegando cosa sarà, lo capirete.
E' finita l'estate e presto partirò per qualche mese. Sarà una lunga pausa dalla mia vita ma non da me stessa, anzi, spero di riuscire a conoscermi il più possibile.
L'eccitazione è tanta, l'attesa snervante. Le cose pratiche mettono ansia ed io non voglio sbrigarle fino al giorno precedente la partenza. E la cosa mette ancora più inquietudine. Ma è così che sono fatta.
Lascerò cose, persone, emozioni e certezze qua. Ma anche dubbi e quel filo di male di vivere che mi porto dentro, come tutti forse.
Le aspettative sono tante ma mai troppo elevate da rischiare di rimanere delusa; direi che sono più le paure e se tutto va liscio dovrà essere proprio una bella esperienza.
Ma in tutto ciò è anche finita l'estate ed io dovrei iniziare a pensare a qualche esame, ma non ci riesco.
Da qualche mese ormai penso ad altro e non mi va di specificare cosa.. è un diario sì, ma è tutt'altro che segreto. Qui si tratta di cosa pubblica e diciamo che queste sono cose del tutto private.
E' un diario a metà, come tutto nella mia vita: tutto a metà.
Sarà che una volta tanto riuscirò a completare il 100% di qualcosa senza troppi inghippi..
Comunque ho mille pensieri, sono sempre più convinta che la mia vita sia perfetta per un film biografico: è piena di effetti speciali e colpi di scena che quasi stanno diventando parte della quotidianità. Quasi non riesco più a stupirmi di cose che altre pagherebbero per vivere, giuro.
Ve lo giuro. Una vita apparentemente vuota che, nella sua piattezza, è piuttosto viva e stimolante.
Peccato però che sono tutti fuochi di paglia, tutti momenti veloci, intensi ma che passano talmente forte da riempirti e in un attimo svuotarti del tutto, ti svuotano anche da quel poco che c'era già prima.
Un po' come se in un bicchiere pieno a metà buttassimo una potentissima raggiata d'acqua che fa sbordare tutto, anche quello che c'era già prima, poi lo fa cadere e restano solo le gocce.
Io così mi sento, mi riempio per un attimo e poi, tac, finisco per essere più vuota di prima.
Non è bello. Anzi, è carino in quel momento, ci si sente bene e spensierati, poi però si sta peggio di prima.
Ho ripetuto la parola "prima" mille volte, ma non trovo sinonimi e non sto a fare la pignola.
Scrivo di getto, si vede e non posso evitare di farlo.
Voglio appuntare ogni mio pensiero, preoccupazione, aspettativa, delusione, tutto per me, solo per me.
Se poi vi fa compagnia, se vi interessa sapere di me in maniera così superficiale e vaga, leggetemi, non conoscerete certo chi sono da queste righe. Preciso sempre che potrete percepire l'1% di me leggendo, e magari l'1% sbagliato.
Quindi che dire, sento tanta inquietudine, tanta angoscia.

domenica 24 agosto 2014

Al cor gentil reimpara sempre amore.. ne siamo così sicuri? -spazio85-

Scrivo, e scrivo di affari di cuore.
Solite discussioni sconclusionate fini a se stesse. Solita premessa: se cerchi risposte o rivelazioni qui non le troverai.
Ma, ripeto, scrivo, e scrivo di affari di cuore.
Basta politicizzare o fingermi interessata alle cose del mondo, adesso sono avvolta da pensieri amorosi, tormenti, non studio, non faccio nulla di costruttivo, perché?
Perché non lo so.. Si perde quella razionale lucidità senza un perché.
Eppure quando le cose le vedo da fuori so giudicare e consigliare le scelte più giuste, ma il cuore, quando parte per la sua strada, ti porta sempre a sbagliare, a perseverare in quegli errori così stupidi.
In amore vince chi fugge? Sì, forse è proprio così. Beh, forse vince chi finge di fuggire, ma la sincerità piena, la disponibilità di cuore, la gentilezza non affascinano. Ed io sono sincera, disponibile di cuore e gentile.
Qualcuno disse che "al cor gentile reimpara sempre amore" ed ero convinta fosse così, ora ho qualche dubbio.
La bontà è ripagata in questa vita? Forse, ma non sicuramente.
Donarsi porta a qualcosa? Dare se stessi per gli altri ha un ritorno? Non che si debba essere buoni e disponibili per avere qualcosa in cambio, ma se un'azione che è buona per gli altri, a noi porta solo effetti negativi e malessere, siamo sicuri che ne valga la pena?
Io mi sono sempre risposta "sì" e ancora la penso così, ma voglio iniziare a dubitare delle mie convinzioni e mettere in discussione alcuni dei pilastri della mia vita come l'essere buoni e gentili con tutti. E, sia chiaro, non parlo di sorridere e parlare cautamente, ma di quella gentilezza che consiste nell'avere un cuore effettivamente buono, puro, che dà senza malpensare e senza essere appesantito dalla cosa.
Io ci credo, credo che sia bello sentire questo sentimento di amore incondizionato verso gli altri, ma temo mi possa far male, temo di rimanere sola e non trovare chi sarà in grado di ricambiare con altrettanto amore incondizionato.
Non so reagire e non so chiudere il mio cuore di fronte a persone che forse non se lo meritano, ma è la mia indole dare e donare bontà e sorrisi, andrei contro me stessa se facessi il contrario. Io sono ferma nelle mie posizioni, non tradirò mai la persona che sono e la mia integrità. D'altra parte però temo di calpestare la mia dignità, il mio orgoglio di donna e persona in questo modo. Non posso dare a chi non si merita nulla, a chi crede che sia tutto dovuto, a chi nemmeno con una parola dolce prova a riempire il mio cuore. Io soffro, non mi sta bene tutto questo, ma non riesco a far valere la mia posizione. E chi mi conosce potrebbe non credere a queste parole considerando che ho una personalità abbastanza forte.. Eppure è così. Soccombo, taccio, soffro e sorrido in silenzio per questo.
Al cuore gentile non ritorna proprio niente, ma proprio nulla di niente.. Non mi sta molto bene, ma è così.
E quindi che faccio? Mi arrabbio per questo? No, lo scrivo e confido nell'unico stupido che ha letto fino a qua, che magari mi contatta e mi fa sentire meno sola..


martedì 5 agosto 2014

L'inutilità estiva -spazio84-

Eh sì, è evidente. Se sono qui a scrivere alle 5 del pomeriggio è perché sto letteralmente perdendo un'intera giornata a far..niente!
Ed è la cosa peggiore in assoluto perché poi quando inizi a far niente continui e finisci col far niente. Non ce la fai ad alzarti e dire "Basta, ora faccio qualcosa di utile", o meglio, lo dici anche, ma poi non passi ai fatti. Almeno per me è così. E questa condizione va avanti da anni: basta andare indietro coi post o nel mio archivio di canzoni da me scritte.. Dicevo "Sono le 3, è ancora presto, posso guardare qualcosa in tv, poi alle 4, ho ancora tempo, dai mi riposo un'ora di più, poi alle 5 mi dico allora, apro il libro e studio per almeno mezz'ora, ma poi alle 6 il pomeriggio è passato rimango sul letto affranta e sconsolata.."
Ecco, versi degni di un bambino di 3 anni (ne avevo giusto qualche di più), ma che parlano chiaro. Passo il tempo a rimandare e a pensare che fra 5 minuti smetterò di rimandare, e non è così.
Ora mi sto illudendo che scrivere qualche riga qua sia utile e che quindi potrò dare una svolta al mio pomeriggio ma: 1, per me alle 18.30 il pomeriggio è finito per cui ho poco tempo per recuperare l'inutilità giornaliera, 2 non sto di certo andando col piede giusto.

Ma la cosa brutta è che ho sempre varie cose da fare, lavoretti, commissioni, incontri con gente varia, e in quei casi maledico il fatto di essere impegnata e bramo qualche ora di sonno in più. Poi ci son giorni come oggi in cui programmo di svegliarmi, studiare un paio d'ore, mare un paio d'ore, ristudiare un paio d'ore, doccia e cose da donna, ordinare la camera, vestirmi e farmi bella, uscire, fare e rifare e fare ancora cose utili e belle per sentirsi bene. Invece?
Sentite, mi son svegliata, ho fatto colazione, mi son messa sul divano e ho dormito fino all'ora di pranzo, ho mangiato in 5 minuti sono andata a letto col pc, tempo un quarto d'ora e dormivo, dopo un'oretta mi son sentita in colpa così mi sono spostata dal letto di mamma al mio letto con un libro da leggere (per l'università), tempo due pagine e tac, ho dormito fino mezz'ora fa. Ho tentato di mettere a posto, di rimettermi a leggere, di fare cose ecco, invece, l'unica che mi è venuta bene è stata andare a mangiare di sotto una piadina (che non ho nemmeno scaldato) con dentro le verdure.
Ecco, secondo voi come devo sentirmi ora?
Inutile.
C'era anche il sole, potevo anche andare al mare.. UFFA!
Non ho nemmeno giustificato il testo.. F, che palle!

mercoledì 30 luglio 2014

Credo in Dio ma non nella chiesa -spazio83-

Ecco, questa è una delle minchiate più grosse che io abbia mai sentito, una di quelle cose paradossali e piene di ignoranza che mi fanno pensare "ecco, ho di fronte l'ennesimo cerebroleso".
Non sopporto questa cosa, soprattutto se detta da 16enni incalliti durante l'ora di religione a scuola.
Poi sopporto ancora meno questa cosa se la vedo scritta tra le informazioni nel profilo di Facebook sotto la voce "orientamento religioso". L'ultima che ho letto diceva "Credo in Dio ma non nell'istituzione clericale".
E' come se sotto l'orientamento sessuale una donna mettesse "Sono etero ma ho un ripudio verso il membro maschile".
Oddio, mi si ribalta il cuore ed anche il cervello. Come si può essere tanto ignoranti?
Eh sì, cari miei amici BATTEZZATI AL CATTOLICESIMO, viventi in un paese cattolico, che si dicono CREDENTI non praticanti, prima di dichiararvi qualcosa pensateci a cosa dire, altrimenti astenetevi dal rispondere. Preferisco che mi si dica non credo, non mi interessa, non credo, non rispondo a questa domanda, ti odio cattolico perbenista, piuttosto che sentire questi LUOGHI COMUNI tipo "credo in Dio ma non nella chiesa". Ma ci avete capito nulla?

Basta. Sto sbagliando tutto, non mi sto comportando come il mio cuore mi dice di fare. Seguo l'impeto dei miei nervi e non va bene. Mi son sfogata, ora basta.. Sarò più cordiale e diplomatica.
Ecco. Vi parlo da credente in continua ricerca, da cattolica convinta in continuo interrogatorio con se stessa, e vi dico: non si può essere cattolici senza sostenere anche la nostra chiesa. Mi dispiace, ma è così. Quindi, se vi viene chiesto se credete in Dio potete rispondere tutto tranne "Sì, ma non nella chiesa". E vi dico perché.

1- Credere in Dio non implica per forza essere cattolici, ergo non implica credere nella chiesa cattolica
2- Nel caso in cui nella domanda è implicito parlare del Dio così come è inteso dai cattolici allora questa risposta è del tutto fuori luogo visto che l'istituzione della chiesa è qualcosa di divino considerando che il primo Papa è stato direttamente scelto dal Figlio di Dio.

Quindi, che poi la chiesa sia fatta di uomini e sia piena di contraddizioni, scandali, e ciò che volete, cari miei, se siete credenti, se credete in un Dio d'Amore che per noi si è donato non potete non vivere l'Eucarestia e non sentirvi parte di una chiesa, di una comunità che condivide una fede, un perdono, e magari un giorno anche qualcosa in più.

Dire di credere in Dio e non praticare, non pregare, non ascoltare la sua parola la domenica, è come dire di amare una persona e non chiederle come sta, cosa ha fatto durante il giorno, non farle un sorriso dolce, non interessarsi a lei.
E non sono sentimentalismi gratuiti, ve lo dice la più cinica che esista, ma è così; quando si ha fede in qualcuno significa amarlo, e amare significa vivere una relazione con una persona, comunicare, dichiarare i propri dubbi e le proprie certezze, le cose positive e quelle più brutte.
Se noi non preghiamo, non ci interessiamo di rivivere ciò che Cristo ha fatto la domenica, di ascoltarlo, come possiamo dire di credere in lui? Come possiamo dirci fedeli?
Siamo i più grandi traditori che esistano.

Poi, ricordate, il Signore ha scelto un uomo come suo figlio, e una donna come sua madre, perché non dovrebbe affidare ruoli molto meno impegnativi ad altri uomini? Ovviamente con i loro limiti, con i loro errori e le loro crudeltà, ma noi non possiamo farci fermare da questo. Sono peccatori come tutti noi e questo non è un motivo per non vivere a pieno la nostra fede. Anzi, è proprio quando ci troviamo di fronte al peccato che la nostra fede deve essere più forte e sperare, o sapere, che ci sarà presto un perdono.

Mi spiace se appaio fanatica, bigotta o bacchettona, ma sto solo aprendo il mio cuore e cercando di condividere le mie sensazioni, di farvi capire perché, a 21 anni, uno spazio per "praticare", come dite voi, io l'ho trovato, senza sforzo e senza che nessuno me lo imponesse.
Poi ricordate, Gesù ci dice di pregare soli nelle nostre stanze, di non farlo ritti negli angoli delle piazze, quindi possiamo anche fregarcene di dire agli altri se e come lo facciamo, ma non mettiamo da parte il rapporto con il Signore per seguire questa moda del "Credente non praticante". Mi spiace, ma non esiste..

PS. per i miei amici atei, agnostici, per quelli che non condividono niente dei miei pensieri.. Ecco, non mi sono rivolta a voi, sia ben chiaro, con voi i discorsi sono altri e non li affronto perché spesso è tutto inutile e non voglio fare l'evangelizzatrice di nessuno. Quindi, niente, per dirvelo!

lunedì 28 luglio 2014

Che senso ho? -spazio82-

Non so più che senso abbia scrivere qui, pubblicare i miei pensieri, passare del tempo davanti ad un pc.
Ma a dirla tutta ci son momenti in cui non c'è nulla a cui io trovi un senso. Ops, mi sono appena accorta di aver involontariamente citato Vasco. Non volevo, ma è così, cerco un senso a cose che senso non ce l'hanno e mi struggo l'anima per questo..
Ci sto male perché sento di far parte di qualcosa di insensato, di vivere una vita vuota e piena di cose senza senso.
Questo blog, il mio profilo FB e tutta questa frequenza a social network, siti di vario genere, conoscenze virtuali iniziano a sembrarmi senza senso. Poi però mi capita anche di fermarmi a pensare alle cose terrene, quelle più concrete, che non passano per niente tramite una rete astratta, quelle TUTTE FISICHE, le relazioni personali e cosa arrivo a pensare?
Che di senso ne hanno poco pure quelle, che l'unico rapporto che ha davvero senso è quello che ho con me stessa e che neppure riesco a vivere serenamente. Riuscissi a capire questa cosa e a viverla a pieno, starei a posto, felice, serena, tranquilla e appagata.
Invece cerco cose altrove senza capire che quel tesoro posso trovarlo dentro di me.
Continuo a cercare e ad illudermi che qualcuno o qualcosa all'esterno possa darmi la vera pace, ma non è così. Non sarò mai totalmente felice e non darò mai un reale senso a questa vita se non lo cerco dentro me stessa.
E' per questo che da tempo penso che la vita dei Santi, quelli che si ritiravano sugli eremi, sia la vita che vorrei fare io.
Da sola ci sto bene, mamma mia, benissimo. Ma sola nel vero senso della parola, fisicamente sola e spiritualmente solo con me stessa.
E' quando mi isolo del tutto che sto bene, anche se poco prima mi era successo qualcosa di apparentemente tragico.
Allora se non ha senso questo breve testo che sto scrivendo, se non ha senso far parte di questa o quella comunità virtuale, se non ha senso conoscere nuove persone (che tanto passeranno), se non ha senso vivere nuove relazioni, appassionarsi, se tutto rimane fine a se stesso, che senso ha vivere?
Non so rispondermi, e come sapete io qui sollevo questioni ma non le risolvo...

mercoledì 23 luglio 2014

Cosa penso quest'altro pomeriggio -spazio81-

Torno a scrivere, torno a scrivere qui perché chi entra nel mio spazio deve stare alle mie regole.
Non alle regole di FB o del buon costume, non può dirmi che dico cose del cavolo, perché la regola è che non mi si dica ciò..
Faccio la scema, stai tranquillo.

Sto diventando cinica ed intollerante, non sopporto molte cose, soprattutto i tuttologi, io solo posso fingermi tuttologa, ma lo dico senza problemi che recito la parte dell'erudita, perché, non ve l'avevo mai detto, ma me la cavo anche come attrice.
Invece voi, poverini, che vi fingete oggi esperti di inquinamento ambientale, domani di musica, l'altro ieri di commerci internazionali, beh, mi fate sorridere. Sì, perché è quando non si ha nulla a cui pensare, nulla a cui appassionarsi realmente, che ci si attacca un po' a tutto, o meglio, a tutto ciò che apparentemente è fondamentale sapere in un preciso momento.
A me non interessa fingermi interessata a questioni che, essenzialmente, non mi interessano.
E se mai cadrò nell'errore di interessarmi a cose che non mi interessano perché interessano a tutti o per apparire come la colta di turno, mi morderò le mani.

Ah, l'unica cosa che mi piace da sempre è Lucio Battisti..


martedì 17 giugno 2014

Cosa penso questo pomeriggio -spazio80-

E poi ci sono quei giorni in cui non hai nemmeno aperto le persiane e non sai neppure se ci sia il sole o stia piovendo.
E forse nemmeno ti interessa; stare chiusa in casa è la metafora del chiudersi in se stessi, ma non in senso negativo, chiudersi nella propria interiorità, scavare dentro sé e domandarsi ogni cosa.
Io ogni tanto lo faccio, non spesso, ma ogni tanto sì.
Soprattutto in estate, quando dopo giorni di sole e mare arriva il temporale, e allora non sai se disperarti per l'abbronzatura precaria che già sembra volersene andare o se cogliere l'attimo per stare a letto, a pensare, a fantasticare, a migliorarti..
Poi, quando ci sono quei giorni in cui non hai nemmeno aperto le persiane, ti prende un po' quella vena stile Fabio Volo, che sei mezzo malinconico e mezzo ironico, dici luoghi comuni per far sorridere, tipo questo.
Però dai, riconoscetemi la consapevolezza di tutto ciò e rivalutate l'idea che vi eravate fatti di me 8 o 9 parole fa.
Quando mi metto a riflettere e sono serena lo sento, fisicamente, non mi viene il pianto isterico, ma nemmeno quello triste e a singhiozzi, sto così, ferma, faccio le cose che vanno fatte, ci penso su, la mente è libera, per quanto possa essere libera una mente, e sto bene.
Poi però, se penso anche solo un attimo alla breve durata di questi momenti, mi torna un po' quel senso di vuoto, allora torno a scrivere delle persiane chiuse, della spiaggia col sole e la sabbia bagnata, della gente stesa nei lettini coperte dagli asciugamani, e da queste giornate d'estate piene di dubbi, ambigue, che ogni volta ti lasciano un po' spaesato, ma che forse sono l'unico vero modo per uscire dal solito corso dell'esistenza..

venerdì 13 giugno 2014

A morte i BOCCALONI: una specie da far estinguere -spazio79-

Non ho ben chiaro ciò che voglio dire, ma devo assolutamente cercare di trovare le parole per esprimere al meglio quello che penso.
Non posso essere molto esplicita per motivi personali, però proverò ad essere il più chiara possibile.
Ci sono persone, per me cattive, che si permettono di dire, di fare, di giudicare ma, vedete di capire ciò che intendo, non si parla di spettegolare, criticare, giudicare così tanto per dare aria alla bocca, perché quello, si sa, lo facciamo tutti, spesso in buona fede e giusto per passare il nostro tempo.
Parlo di chi, con consapevolezza e sicurezza, si prende la presunzione di trattare male altra gente, soprattutto quelli che possiamo considerare più "deboli".
E' una cosa che odio da sempre, da sempre. 
Anche quando andavo a scuola, da alunna, mi veniva un gran nervoso a causa di alcuni compagni che si permettevano di prendersi gioco di quei professori un po' meno autorevoli. Ma è roba da matti!
Per prima cosa sei un maleducato perché ti permetti di prendere in giro una persona, in secondo luogo sei anche cattivo perché lo fai verso chi è debole e non sa nemmeno difendersi.
A tutti voi, boccaloni, smettetela, guardate prima voi stessi e con chi avete a che fare, smettetela di attaccare a sproposito chiunque e di ridere degli altri; è una delle cose più ignobili che si possa fare, basta, vergognatevi. 

mercoledì 11 giugno 2014

L'esistenza è un'enorme ingiustizia: perché la vita di qualcuno sembra perfetta PREGHIERA PUBBLICA -spazio78-

Ho detto sembra per non dire è. Ma io sono convinta che lo sia davvero. E sono convinta anche che i "conduttori" di certe vite perfette siano virtuosi e se le meritino sul serio.
In altri casi, è vero, c'è chi si ritrova a maneggiare un'esistenza felice e apparentemente serena, forse anche effettivamente, senza alcun merito sostanziale, ma altri, lo devo ammettere, hanno una vita perfetta sia probabilmente perché il fato, o Dio, ci ha messo lo zampino, sia perché se la sono costruita, si sono impegnati.

No so se essere invidiosa o contenta per loro ma, da ottima cattolica, mi dirò felice, però, da pessimo essere umano, un po' li invidio.
Non che la mia vita sia triste o poco appagante, ma di certo non ho tutti i successi in svariati ambiti che certe persone hanno.
Un po' mi dispiace perché sento di potermeli meritare anche io ma, per quanto mi impegni, i risultati sono sempre gli stessi.
Faccio un esempio: ci sono persone belle, simpatiche, benestanti, in salute loro e la famiglia, piene di amici, di amori, sicure di sé, appagate, apprezzate, piene di ambizioni e di obiettivi, che raggiungono, che non si lasciano scappare nulla nella vita e che le occasioni gli si presentano sempre.
Poi ci sono persone, come me, potenzialmente ottime, ma che ogni volta gli manca quel tanto per raggiungere il pieno successo.
Non voglio lamentarmi e non mi lamento perché sono sicura che ci siano persone che si meriterebbero tanto, mille volte più di me, e sono dei disgraziati, un milione di volte più di me, però non capisco questa disparità nel mondo.
Ovvio, al posto di guardare chi sembra star meglio di me (o sta effettivamente meglio di me) e di piangermi addosso potrei darmi da fare e cercare anche io di arrivare a quel livello di serenità, però non ci riesco perché credo sia inutile, soprattutto considerando che chi questa esistenza felice ce l'ha da sempre non si è mai detto "Basta, da oggi mi impegno per avere una vita perfetta", ce l'ha e basta, senza domande, senza impegno consapevole. Non so, fortuna, una serie di fattori, il corso della vita.
So solo che non è molto giusto.
La vita è una grandissima ingiustizia, una truffa, un bluff che siamo costretti ad accettare.

Tanto, poi, quando la vita decide di andare in un modo, noi, piccoli esserini, che possiamo farci?
Per me nulla. So che non è una soluzione molto motivante, ma non credo che un po' di impegno possa cambiare le carte in tavola.

Che poi, e non potete contraddirmi, ci sono cose che non si possono cambiare. Anche cose che non si possono comprare, per tutto il resto, c'è la rassegnazione.
Se, come si dice dalle mie parti, non si è di famiglia buona, benestante, ci si fa poco, e tanti di quei piccoli lussi non ce li possiamo permettere. 
Se non si è belli, un po' ci si può migliorare, ma non più di tanto.
Se non si è sicuri di sé, ci si può lavorare, ma non è facile passare da anatroccolo a cigno.
Poi ci sono una serie di cose che, per quanto ci si impegni, rimarranno tali. E basta.
E poi non venitemi a fare discorsi tipo: "Sei una materialista superficiale, che ti frega dei soldi e dell'aspetto? Forse una vita è felice per queste cose? O magari per gli affetti, la salute, le persone che abbiamo accanto?!?"
E vi do ragione, ma sto parlando di persone perfette con vite perfette a tutto tondo, non cose a metà. Sono persone che hanno sia il materiale concreto, sia la felicità più astratta. Hanno TUTTO!
Non protesto, l'accetto.
Anzi, non protesto per me, perché, tutto sommato, sto bene così e non ho di che lamentarmi, ma io che ho persino un PC e la capacità di esprimermi a parole, più o meno bene, urlo e protesto per chi è talmente disgraziato che non sarebbe ascoltato, anzi, che proprio non ha idea che esista la possibilità di farlo.
Che poi, a me, chi mi assicura che sarò ascoltata?
Nessuno, sicuramente non voi, ma qualcuno più in alto, forse, un piccolo ascolto me lo darà.
E quindi ecco, chiedo che i beni, ma soprattutto la felicità in genere, vengano ripartiti in maniera più equa, qualcosa di stampo socialista, non lo so nemmeno io. Ma basta con questo squilibrio, basta con il troppo e con il poco! Sarebbe così facile!
Uff, sono sconsolata!
Io, la mia parte, l'ho fatta.
Amo, le virgole, si vede?!?!


#usolevirgoleasproposito