Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

venerdì 28 novembre 2014

Quando sono di fretta perdo tempo -spazio98-

Ho circa 15 minuti per trovare informazioni su un americano, uno scrittore, un certo Kerouac.
Mi faccio schifo. Studio letteratura, probabilmente mi laureerò in questo ambito, e non è una vera passione per me.
O meglio, io amo la letteratura più di qualsiasi altra materia, amo le cose scritte e la genialità di concetti espressi a parole venuti tanto bene; amo anche scrivere. Però non amo leggere. Ma non nel senso più profondo della cosa. Penso che la lettura ci elevi a qualcosa di sovrumano, mano ci riesco.
E' un problema fisico, fisiologico anzi.
Io mi addormento, mi deconcentro, mi distraggo.
Non è bello, ma è così.
Anche il libro che più mi piace finisce per annoiarmi e farmi addormentare.. ma non dopo 2-300 pagine, dopo 3 righe.
Io poi penso alle mie questioni di vita, alle mie relazioni, a cosa potrei mangiare, a come poter dimagrire, e chiudo il libro, o anzi, lo lascio lì, aperto, mentre io dormo profondamente.
Sì, perché le dormite che mi sono fatta sopra i libri sono quelle più belle.
Quelle più soddisfacenti!
Ma quindi, cosa faccio?
Smetto questa università solo perché mi rendo conto di essere circondata da persone che davvero sanno tutto di tutti, che hanno letto tutti i grandi libri della storia, che sanno grossomodo qualcosa su ogni autore pilastro nella storia della letteratura?
Io non credo.
Anche perché non ci sarebbe nessun altro ambito in cui potrei specializzarmi.
Perché io odio le cose specifiche, io amo la genericità.
L'unica cosa che nella vita amo dettagliatamente sono i cani e Lucio Battisti.
Triste ma vero, sad but true.
E quindi continuo qui, dicendomi che un'estate comprerò mille libri e al mare, nel lettino, li divorerò, ne leggerò uno ogni due giorni, e potrò realmente sentirmi anche io una vera letterata.
Invece poi la spiaggia, i bar, gli amici, i bagnanti, i ragazzi, i baci, i profumi e i colori dell'estate mi fanno pensare a tutt'altro, a tutto ciò che di meno scritto c'è.
Alla vita spensierata, a quella che non ragioni e che ti fa stare bene.
Quella superficiale al punto che non hai nemmeno il tempo di preoccuparti delle cose, al punto che io mi scordo pure di fare i pasti principali.
Quindi cosa devo dirvi?
Che ho perso 10 dei miei 15 minuti per cercare info su questo autore che, oltretutto, sembra stranamente piacermi a primo impatto.
Sì, perché dovete sapere che in genere mi stanno tutti sulle palle gli autori. L'unico la cui vita apprezzo, più per pena che per ammirazione, è Leopardi.
Ripeto, parlo di vita, non di opere.
Di opere ne apprezzo tante di tanti.
Ma la vita, Mh, molti mi stanno proprio lì. Con la loro presunzione di cambiare il mondo, con il loro forzare le idee e crearsi il personaggio. 
Lui no, poverino.
Mezzo gobbo, storpio, sapeva 1000 lingue, un topo da biblioteca, frustrato, senza una donna, niente alcool, niente vizi.
Poi viveva a Recanati tra le galline e con una sola ragazza, Silvia.
Sarei proprio curiosa di sapere come fosse.
Per me era il contrario della bellezza oggettiva.
Ma capirai, uno storpio cosa potrebbe guardare?
E anche se per lui è bella è tutta una percezione sbagliata.
Poverino. Lui sì, lo apprezzo perché non aveva la presunzione di niente. Non credo si sia creato il personaggio dello sfigato perché dai, non conviene a nessuno fingersi sfigato!
E invece questo Kerouac dalle foto ha quell'aria da James Dean, un po' il classico bello e dannato, un'altra categoria che apprezzo.
Perché i belli e intellettuali non li posso sopportare, i belli consapevoli che su questa consapevolezza ci marciano, mi piacciono.
Sì, quell'aria menefreghista mi ha sempre affascinato, anche se poi, vabè..
Ora i 15 minuti sono ufficialmente finiti.
Entro nei supplementari e mi impegno a più non posso.
Un bacio, vi amo

mercoledì 26 novembre 2014

Una storia -spazio97-

Quando pensi di dover tornare a casa, hai sonno, hai un cerchio alla testa che pulsa, ti senti sudicio e affaticato non vorresti altro che ritrovarti nel letto il mattino dopo, già sveglio e riposato, come se quei brutti momenti in cui sapevi che prima o poi ti saresti dovuto alzare, avresti dovuto camminare, prendere una metro, ricamminare, cambiarti, lavarti, pisciare e metterti il pigiama fossero in un secondo passati, non immagineresti mai che un incontro possa cambiare tutto.
Me la smetto di fare questi lunghi periodi.
Ed anche di fare queste minifrasi.
E anche di fare metanarrativa.
Ecco, una persona, un incontro, ti fa svegliare, passare il mal di testa all'istante, come se avessi preso dell'ibuprofene, come se avessi fatto una doccia calda, profumata.
Ti cambia la serata, non hai più voglia di tornare a casa, ma per un semplice motivo: conoscere gente, storie, vite è esperienza, ti fa crescere, riflettere e stare bene.. o male.
Una persona sposata, a 30 anni, già separata.
Detta così una cosa da disperarsi. Certa gente, te compreso, si sentirebbe un fallito, di aver buttato all'aria anni della sua vita con la persona che si è rivelata sbagliata ma che il tuo cuore crede ancora perfetta. Ti senti un vuoto dentro misto a rabbia e disperazione. Allora piangi, provi a uscire e a dirti che in fondo a 30 anni si è ancora giovani, che ancora puoi farti una vita e che troverai un altro migliore e che ti faccia essere più felice, ma per quanto bevi birra, ridi con gli amici, dici stupidate, dentro di te quel malessere ti invade e nemmeno la donna più bella o intelligente può farti stare davvero bene.
E allora sali su uno sgabello in un bar e fingi di volare, come un uccello, poi scendi e ripensi alla tua vita e ti viene da piangere, stai solo, esci dal locale e rifletti, pensi a te e a quei giorni in cui forse avresti dovuto fare altro. E invece ti sei sposato. Hai comprato una casa.
Hai amato..
E così io sto lì, a guardare quella persona e quegli occhi che piangono e a chiedermi come poter aiutare, cosa poter dire per togliere tutta quella disperazione.
Non mi do risposta perché il tempo è l'unica cura.
Ma è lì che un sorriso e una parola stupida possono far sparire tutto per un secondo, tutto il male per un attimo sembra essere dimenticato.
Tutto il sonno, tutto il sudiciume, tutti i rimpianti per quegli anni che sembrano ormai buttati.
E allora non hai più 30 anni, ne hai 27.
E dici ad una sconosciuta che andresti con lei a Venezia, a primavera, che se però ha il ragazzo non importa, ti capisco. Ma se non ce l'hai fammi sapere.
Anche senza avere il suo numero, tu fagli sapere che ci sei.
Ma davvero lo vuoi?
O serve ad aumentare il tuo spropositato ego?
Non è che questa tua sete di aiutare è una sete di egoismo, di vanità?
Poi lo fai soffrire, fai peggio.
Ma tu a Venezia ci vuoi andare, tu vuoi salire sullo sgabello e fare l'uccello. 
E andare a casa sua, prendere un taxi, guardare gente che beve vino e tu che pensi, ripensi, osservi e rifletti.
Ti chiedi se quella persona che ti ha cambiato la serata, che piangeva, la puoi aiutare o meno, o se fai peggio.
Quindi ti dici che forse, quando incontri le persone, è meglio ascoltare due minuti, ma poi ricordarsi che la metro all'una e mezza chiude e andartene a casa. 
Camminare, camminare, pisciare, lavarsi e mettere il pigiama.
Perché se non lo fai all'una di notte, lo fai alle due del giorno dopo.





mercoledì 19 novembre 2014

Perché odio i letterati -spazio96-

Allora, sono dentro un'aula e fingo di prendere appunti.
Sto per avere una crisi di nervi.
Fino a poco fa li prendevo sul serio.. Poi ho iniziato a perdere le parole perché questo qui è noioso,  parla come se fosse solo, come se stesse ripetendo una lezione tra sé e sé in vista di un esame.
Io dico, se sei noioso cosa fai il professore?
Ma lo vogliamo capire che il professore non deve semplicemente dire cose, ma trasmetterle, raccontarle, farle entrare dentro chi ascolta?
Ma che cacchio.
Sto fremendo, mi sto per alzare e sto per urlare un mega vaffanculo a tutti. Questi inetti che stanno zitti e non sono buoni a dirgli nemmeno di alzare un minimo il tono di voce. Parla così piano che se schiaccio un po' più forte sui tasti non sento.
Non sento proprio cavolo.
Mamma che odio. Mancano 25 minuti ed io uscirò di qui e mi metterò a camminare come un gangster, già lo so.
Poi ho i pantaloni larghi tipo da hip hop e mi sento cattiva.
Potrei uccidere qualcuno dopo una lezione del genere. altroché cocaina o droghe varie.
Io sto per sclerare perché un incapace mi sta facendo cadere le palle.
E' proprio così, Mi fa cascare i coglioni
Mamma mia quanto è noioso.
Ma sua moglie? Come deve sentirsi?
Tutti sti letterati che parlano lentamente, adagio, cautamente. Ma boh. Mi state sulle palle voi e la vostra pacatezza. Siete noiosi, pallosi, odiosi.
Io sono più una rocker, mi state sulle palle.
Faccio lingue e letterature straniere, ma delle letterature non me ne frega niente. Perché chi la letteratura la studia, non ha capito niente di niente. La letteratura non si studia, si sente, si vive, si legge e si interpreta. Punto. Io non ne voglio saper niente di date, correnti, punti di vista e messaggi che gli autori vogliono fare passare.
Chi scrive i libri lo fa per pochissimi motivi e non per i vostri cavolo di obiettivi idealizzati:
1. gli piace, si diverte, si realizza, lo soddisfa
2. perché è l'unica cosa che gli viene bene e nei migliori dei casi porta qualche soldo, pochi
3. perché ha voglia di raccontare ma la gente che ascolta a volte è pallosa come voi che leggete e cercate di interpretare fin troppo quello che lui dice. Allora hanno detto, scrivo. Scrivo. Così chi legge mi legge e basta. Non è come chi mi ascolta parlare che può ribattere e iniziare a teorizzare chissà cosa. Se dico che "Giulio incontra Anna la ama e si vuole uccidere", dico che giulio incontra anna la ama e si vuole uccidere. Non che è un irrecuperabile amante che vive l'amore come il rifiuto della società e vede l'unica relazione nella morte ecc ecc ecc.
Basta paroloni, teorie, uf.
Ancora mi mancano 18 minuti.
Cosa posso fare?
Pubblicarlo e vedere come reagiscono i finti letterati. Gente che si sente sensibile perché legge. Ahahahahah
Ma cosa avete capito?
Boh, come gli appassionati di arte.
Basta. Sono passioni, passatempi, basta di fare i sottili e profondi.
Io preferisco stare nella mia superficialità piuttosto che risultare ipocrita e saccente come voi.
Se poi leggere significa essere noioso e piatto, allora..
Io preferisco la sostanza alle vostre mucchiette di parole che non vogliono dire niente.
Mucchi di sabbia che, puf, con un pochino di vento se van.
Io sono un bel masso di pietra, che rotola, sbatte, fa rumore, cade nell'acqua fa un tondo e schizza.
Capito?
Voi.. Polvere, polvere di stelle.. ahahhaha
Ma dai, ridicoli!
Non mi metto a fare letteratura solo perché voi lettori non siete degni di niente, fate troppo. Siete troppo presuntuosi. Volete leggere dietro, dentro, davanti, sopra sotto..
Bah.
Leggete punto.
Apprezzo solo il giallo classico.
O i romanzi erotici.
O quelli per adolescenti.
O la Bibbia.
Niente sulla società, sui mali del mondo, sull'etica. La bibbia non è sull'etica.
Quello che si legge per divertimento, per passare il tempo. Per il gusto di leggere.
Basta.
Attendo la fine sperando di non arrivare ad alzarmi e imprecare..


























martedì 18 novembre 2014

Perché per apprezzare le cose facciamo i confronti -spazio95-

Sono in pausa pranzo all'università. Eh sì, ad Urbino stavo sola e scrivevo al pc, e qui si ripete la cosa.
Non è che io sia asociale o solitaria, ma non mi piace socializzare con le persone per due ore, fingersi amici, dirsi "dai, allora un giorno usciamo" e poi sparire. Ma queste son questioni su cui mi son già dilungata fin troppo in altra sede.
Comunque preferisco passare questo tempo sola con me stessa, osservare la gente, mangiare in santa pace e rilassare la mente. A costo di sembrare sociopatica!!
Ma voi lo sapete, sono così socievole no?!?! 
Comunque..
Riprendo un vecchio post che volevo pubblicare ma che poi ho archiviato. Diceva..

Perché per apprezzare le cose facciamo i confronti
Io no, io non li faccio, anzi li faccio, però le cose le apprezzo anche prima di farli.
Invece ci sono persone che devono prima fare molte esperienze per trovare la straordinarietà in qualcosa, e secondo me non è bello e nemmeno intelligente.
Non è affatto bello perché significa che ogni cosa che fai la apprezzi solo dopo averla fatta, e magari solo dopo averne fatta anche un'altra e un'altra e un'altra. Cosa ne consegue? Che non ti godi mai nulla! 
Lo dico perché ora che sto vivendo sola in un altro posto, ora che studio in un'università straniera, ora che conosco gente nuova, ora che vivo una vita almeno apparentemente diversa da quella tra Fano ed Urbino, spesso faccio confronti e paragoni.
Però a me il posto dove vivo da sempre, l'università che faccio, la gente con cui sto da anni, sono sempre piaciuti. Non ho mai avuto quella sete disperata di cambiare aria e persone, quindi alla fine, anche se noto le differenze, la sostanza è quella, cambia la forma.
C'è gente che se ne va dalla sua città o dal suo paese, per periodi definiti o indefiniti, e inizia a sputare fango su tutto ciò che aveva prima, che dice che lì faceva tutto schifo, tutto era inefficiente, che le persone non si facevano i cavoli propri, che si sentivano chiusi in una bolla.
Altri invece iniziano ad apprezzare anche il posto in cui stavano e si accorgono che in fin dei conti, passata l'euforia del nuovo (che a volte può durare anche qualche anno), tutto il mondo è paese, che i problemi che ci sono nella città da mille abitanti sono gli stessi delle metropoli da milioni di persone, solo con le dovute proporzioni.

Io mi dico, perché facciamo sempre confronti?
Perché non possiamo apprezzare o disprezzare una cosa in quanto tale?
E perché "il diverso", "il distante" ci affascina sempre più di ciò che ci circonda?

..è ovvio, l'abitudine è noiosa, il "solito" non è esaltante. Ed è anche banale dire che "bisogna stupirsi delle cose della quotidianità e bla bla bla".
Non parliamo per luoghi comuni!!
Li facciamo perché non sappiamo giudicare. Non sappiamo nemmeno chi sono, quanto valiamo, non abbiamo personalità e opinioni. E siccome l'opinione comune dice che il posto dove stiamo fa schifo, che non ha nulla, che la gente è odiosa, noi diciamo così. E facciamo quelli che devono viaggiare, cercare altrove, cercare chissà cosa.

Io dico che chi disprezza i propri posti e la propria gente se ne può anche andare, ma per sempre.
Sì, per me è come un tradimento.
Io amo la mia città, amo le cose che si fanno lì. Non invidio niente a nessuno. E non ho bisogno di fare confronti.
Forse è vero, ci sono posti che realmente hanno poche cose positive e luoghi in cui vivere è veramente brutto mentre in altri tutto sembra apparentemente funzionare meglio, umanamente e a livello sociale. Però alla fine la chiave non è vivere bene con se stessi?
Qualcuno diceva "A chi è andato a vivere a Londra, a Berlino, a Parigi, a Milano o Bologna.. Ma le paure non han fissa dimora, le vostre svolte son sogni di gloria.."

Inutile che fuggi(a)te, cambiate città, look, è solo un fuggire da voi stessi che non serve proprio a nulla!

Beh, ovviamente qui si estremizzano sempre i discorsi, ed è naturale che il confronto ci debba essere e che in molti casi sia determinante per le nostre scelte. 
Ma se apprezziamo qualcosa o qualcuno solo perché è meglio rispetto ad altro, lo apprezziamo davvero?



sabato 8 novembre 2014

Perché sono cinica e nichilista -spazio94-

Questi sono due termini che ogni volta che sento o leggo ho bisogno di andare a ricercare nel dizionario. O su Google..
Anche ora che li sto usando mi devo tenere la definizione a portata di mano.
Non so perché, ma non riesco a farli miei.
Sono cinica e nichilista, a giorni alterni però.
Il fatto è uno: mi sento estranea da tutto, dal mondo, dai valori condivisi, dalle convinzioni.
Non è per me fare la parte dell'aliena(ta) di turno, ma perché è vero.
Io vedo tutto in positivo, non riesco a pensare che la gente sia cattiva, mi fido di tutti: un anglofono mi ha detto che mi definirebbe NAIF, ho provato a tradurre questa parola ma ho capito che il nostro lessico è ormai troppo limitato. Adottiamo parole straniere e quindi niente, sono un po' troppo naif.
Tutto per me è rosa e fiori.
Però, e qui sta la vera contraddizione, nego ogni tipo di moralismo e sentimentalismo.
Non credo molto nell'amicizia vera, dubito dell'amore quello inteso come eterno e puro al 100% e penso che in questo mondo siamo fedeli solo a noi stessi in fondo, forse.
Fedeli nel senso che l'unica persona di cui ci fidiamo, a cui ci affidiamo, con cui conviviamo è il nostro IO. Che poi alla fine non significa che ci rispettiamo davvero.
Però questo è quello che penso.
Nego le dimostrazioni di affetto, nego gli abbracci e l'esistenza di sentimenti autentici e duraturi.
Non lo so, forse solo la famiglia è realmente parte di noi. Il resto passa. Ce lo scegliamo quando vogliamo e quando vogliamo possiamo buttare tutto via.
Che senso ha quindi tutta questa ipocrisia?
Che senso ha il caffettino con l'amichetta con cui ho fatto un anno di università per "raccontarsi"?
Per me non ha senso. Cioè, ha senso se si ammette che si fa per passare un'oretta in compagnia e per farsi i cavoli degli altri.
Ma non diciamo che ne abbiamo bisogno perché ci vogliamo bene
Tutta questa necessità di farsi nuove cerchie di amici, di stringere rapporti forti. Non mi piace.
Io sono amica di tutti e di nessuno
Posso passare una serata con perfetti sconosciuti e stare bene. Anzi, stare meglio che con gente con cui fingiamo di avere tutto questo rapporto solo perché ci raccontiamo le nostre vicende amorose o come va la nostra carriera universitaria o lavorativa.
Le persone che incontriamo sono solo passatempi. Ma non perché siamo cattivi o perché siamo vuoti. Niente di tutto ciò. Torno alla contraddizione di dire che siamo vivi, profondi, pieni di sentimenti, ma non per il fatto che abbiamo amici o persone care. Solo per il fatto che siamo umani, basta, fine. E non vantiamoci se siamo in grado di amare e di essere amati. E' nella nostra natura e non è un valore aggiunto.
Però se fate quelli amici di tutti, che abbracciano tutti e che hanno voglia di fare l'uscita per parlare di sé e della vita con tutti, siete ipocriti e non mi piacete.
Io non vi credo.
Voi volete prendere il caffettino con tutte le persone che avete incontrato nella vostra vita e con cui avete scambiato più di 4 parole per riempire la vostra lista di amici e di persone con cui avete preso un caffè, oppure per riempire la vostra bacheca di foto di biscottini col tè delle 5 per far vedere che avete tanti amici con cui andate a prendere il caffettino o il tè delle 5.
Ripeto, non mi piacete..
Io ci vado a prendere il caffettino, la birretta e il panino con la porchetta col mio amico di turno, ma perché mi piace raccontare i cavoli miei e burlarmi di me stessa e di chi mi ascolta, esagerando le storie e ridendoci su.
Ma non perché ho milioni di amici. 
Non mi piace questa continua condivisione di falsi sentimentalismi.
BASTA!
Me ne sto accorgendo ora che vivo sola e apparentemente senza nessun tipo di riferimento.
Mi spiego: qui non ho amici di vecchia data, non ho familiari, non ho gente che possa dire di conoscere davvero la mia vita o di volermi davvero bene, giustamente.
E mi rendo conto che quando sento qualcuno di distante lo faccio così, per aggiornarsi, per fare sapere come sto, per sapere come stanno, punto.
Ma alla fine si vive bene anche da soli e il resto e gli altri è tutto un contorno.
Lo so, da una persona allegra e che sorride alla vita come me è strano sentir dire queste cose.
Ma il mio amore verso il prossimo, la mia positività vanno oltre le amicizie e questi sentimenti. Si tratta solo di un comportamento benevolo piuttosto generico perché mi piacciono la pace e la tranquillità.
Ma sia chiaro, non mi piacciono i sentimentalisti e questa diffusa moralità ormai inflazionata..

lunedì 3 novembre 2014

Guardo il cellulare, gli accessi ed aspetto il messaggino -spazio93-

Sì, guardo il cellulare, gli accessi, ed aspetto il messaggino.
Sono meno profonda per questo?
Valgo meno per questo?
Per me anche Giacomo Leopardi lo avrebbe fatto se fosse vissuto nel tempo dei cellulari.
Ed io sto sempre lì, appiccicata, a guardare cosa fa lui o l'altro, ad aspettare che mi cerchino.
Il brutto sapete qual è?
Che forse Leopardi avrebbe guardato solo l'accesso di Silvia, uno solo, il suo amore.
Io no, guardo quello di L, I , J, C, D, per rimanere vaga..
Questo mi fa essere meno valorosa. Valgo meno per questo.
Ho ridotto il mio ego ad una statistica, una statistica che come dati ha i ragazzi che mi cercano sul cellulare.
Il brutto, la cosa davvero pessima, è che io cado in una specie di depressione che non mi permette di fare niente quando non mi sento cercata. Posso stare giorni interi a letto perché uno di questi non mi cerca. Poi, appena arriva (se arriva) quel messaggino tanto atteso divento magicamente la persona più felice al mondo. Ma bastano 5 minuti senza risposte per farmi tornare il malumore.
Non è per niente un bene. Mi sento stupida e adolescente.
Ma non riesco a controllarmi.
Ci riesco a tratti.
La cosa brutta è che così non posso dire di essere innamorata di nessuno. Mi sento innamorata di tutti, e come ben sapete quando ci piace tutto è come se non ci piacesse davvero niente.
Non ne posso più di dipendere da un accesso su whatsapp.
E' vero, una volta quando c'erano solo gli sms era meglio.
Odio gli accessi e odio i ragazzi che quando sono con me mi baciano e mi tengono la mano e poi non mi cercano più.
Li odio, eppure anche quando so che mi trovo di fronte all'ennesimo codardo preferisco vivermi bene quei brevi momenti sapendo che poi soffrirò, piuttosto che privarmi di quelle piccole emozioni per stare a posto con me stessa dopo e poter dire "non mi hanno fregata".

Solo che sentirsi rifiutata fa davvero schifo.
E un accesso su whatsapp, un altro, un altro, un online, senza scriverti, vale più di qualsiasi rifiuto a parole.
Se ci dicessero qualcosa almeno ci metteremmo l'anima in pace.
Così no, ogni volta trovi una scusa: avranno scritto in un gruppo, avrà guardato un attimo il cellulare al volo, sarà a lezione e non potrà sicuramente scrivere. Alimentiamo la speranza.
Ma dopo uno, due, tre, quattro e cinque giorni non ci sono più scuse.
Ed è lì che le sceme come me ne cercano un altro, un altro ancora. Per vivere altri amori platonici.
Solo belli e simpatici e dolci. Ma anche stronzi.
Perché per alimentare il proprio ego non si usano le persone buone. Quelli buoni non li bacio perché poi non mi tratterebbero da stronzi e mi toccherebbe fare la bastarda a me.
Perché sì, io non voglio un uomo che mi ama, non uno solo, ne voglio tanti e stronzi.
Che mi rifilano un rifiuto, anzi, che non mi rifilano un rifiuto, dopo l'altro.
Che tacciono e spariscono. Ed io, quando va male tempo due settimane, sarò lì a farmi prendere in giro da un altro.


Tranquilli, mi piace esagerare, creare storie nelle storie, portare tutto all'esasperazione. 
Leggere con moderazione, e pensare bene, grazie.

domenica 2 novembre 2014

Quando non dire è meglio di dire -spazio95-

Ci sono volte che corro qui perché ho un gran bisogno di parlare, dire, raccontare e fare resoconti della mia vita.
Mi rendo conto però di non poter mai essere così esplicita e limpida, né qui né con nessuno.
Certe cose posso capirle solo io e devo tenermele per me.
A volte sento come la necessità di raccontare ciò che mi accade come per dare un tocco di specialità al tutto, ma è proprio nel momento in cui ne parlo con qualcuno che la cosa si svaluta.
Quindi me ne sto zitta e d'ora in poi dirò solo cose a metà, sarò generica così da non entrare nello specifico e rischiare giudizi inutili.
Potrebbe sembrare assurdo parlare di cose e rimanere sul vago, ma come ho detto sento proprio il bisogno di fare un resoconto. Ed esplicitare i pensieri con le parole, ancor di più scriverli, aiuta.

Ho iniziato a mettermi in discussione, ho iniziato a correre rischi. Ho iniziato a fare passi avanti e indietro ed ho smesso di rimanere lì inerme ad aspettare le azioni degli altri.
E sto iniziando a chiedermi se questo sia un bene o meno..
Ovvio, come tutte le cose ha un che di positivo e un che di negativo, ma io voglio capire se la bilancia pende più verso il bene o verso il male.
Non arriverò mai ad una risposta ma vale la pena pensarci su.
Mi sono messa in discussione e forse ho tradito me stessa e le mie convinzioni.
Mi sentivo pulita e a posto con me stessa anche se insoddisfatta e vuota, adesso?
Non lo so.
E' veramente troppo difficile dare un nome alle cose, rispondere a certe domande esistenziali, e soprattutto capire se quello che facciamo è bene o male.
Purtroppo nella mia vita la coerenza, insieme a fare il bene, è un grandissimo pilastro. Ed è quando smetti di fare il bene in certi ambiti della tua vita che entra il problema dell'incoerenza.
Quindi non so se privarmi di certe cose perché non mi sento bene con me stessa o se vivere la vita per settori.
Io non credo sia giusto, se si è persone integre lo si è in ogni ambito della propria vita.
Ma è anche vero che ci sono ambiti che a volte richiedono una leggerezza mentale maggiore rispetto ad altri per essere vissuti a pieno e bene..
Non lo so, mi trovo davanti a qualcosa di veramente troppo grande e pesante per poterci capire qualcosa.
Sento di aver macchiato la mia vita con un niente, qualcosa che per molti non varrebbe la pena nemmeno spenderci mezzo minuto a pensarci su e ad arrovellarsi il cervello.
Ma io sono fatta così, è una cosa di famiglia, è ereditaria. Io rimugino.
Io penso, io mi chiedo cosa sarebbe successo se, come sarebbe andata e finire se, come mi sentirei se non avessi fatto questo o se avessi fatto quell'altro.

La mia vita è piena di valutazioni e di giudizi su me stessa e sulle mie esperienze, non mi è per niente facile vivere le cose punto.
Devo pensarci prima, dopo, durante.
E credetemi, questa spiccata razionalità dopo un po' diventa pesante.
Sto iniziando a togliermi un po' questo viziaccio del pensare, ma se la testa lavora tu non puoi fare molto per fermarla.