Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

mercoledì 30 ottobre 2013

Sto diventando presuntuosa -spazio39-

Ennesimo spazio vuoto, pieno di parole, di parole vuote.
Non vi sto a comunicare le motivazioni di questo post, ma sapete che per me scrivere è una valvola di sfogo, anche se quello che scrivo non è assolutamente uno sfogo.
Stavo solo pensando che il numero di immagini che chi scrive inserisce nel testo è inversamente proporzionale alle cose che ha da dire.
Beh sì. Ricordate quando alle medie avete iniziato a fare le prime ricerche-tesine?
Mamma mia quante foto!
Ogni paragrafo un'immagine:
"Giulio Cesare (via con la foto di Giulio Cesare) viveva a Roma (via con la foto di Roma), una grande città piena di monumenti tipo il Colosseo (foto) l'Altare della Patria (foto).." Beh, a questo punto la professoressa aveva sufficienti elementi per darti un bel NON CLASSIFICATO. Sì, perché sia il Colosseo che l'Altare della Patria sono postumi di Giulio Cesare!

Ecco, se le cose da dire sono poche quando uno scrive ci mette delle foto. All'inizio lo facevo anche io. Poi ho iniziato a pensare fosse troppo infantile come cosa e mi sono limitata ad inserire immagini significative che potessero attirare l'attenzione e far cogliere meglio i concetti.
Ma ciò a cui voglio arrivare è che chi ha poco da dire tende a riempire i discorsi di altro, nel caso della comunicazione scritta spesso si tratta di immagini, ma badate bene, questa strategia è usata spesso anche nell'oralità.
Non ce ne rendiamo conto, ma parliamo in continuazione con gente che non dice nulla, che parla di aria fritta, ma che mettendo, metaforicamente, un sacco di foto nel discorso, ci incanta. E noi lì a dire "Wow quante belle cose ha da dire."
La verità è che non è così: c'è chi dice poco, chi dice proprio poco, ma usa paroloni, esempi, e allora ci sembra sapere tante cose.
Non temete fratelli. Forse sa meno di noi. Ma ha il dono della dialettica e la capacità di fare Inserisci - Immagine - Da File - Apri e così arricchire i suoi discorsi vuoti con il niente.
Un po' come faccio io..


Denunce a caso #1 -spazio38-

In questo minuscolo ritaglio di tempo voglio fare una denuncia-appello-critica ad una classe lavorativa, che per forza o per amore, tutti conosciamo.
Gli insegnanti.
Proprio ora che ho scritto questa parola mi è tornato in mente che forse in passato ho già scritto a riguardo, e forse la mia opinione non è nemmeno cambiata. 
Ma sento la necessità di ritornare sull'argomento e di urlare ciò che penso.
Insegnare è un mestiere difficile, tra i più complicati al mondo. Non si tratta di svolgere una mansione, tanto meno di ragionare per arrivare a progettare qualcosa di grandioso. E' un mestiere che è tutto e niente, difficile definirlo con esattezza, difficile anche stabilire delle regole da seguire per svolgerlo al meglio. E' una via di mezzo tra fare il genitore e il prete, cose per niente facili.

E' uno di quei mestieri in cui NON solo è necessario avere conoscenze teoriche e pratiche sugli argomenti da spiegare, ma si deve essere anche NATURALMENTE in grado di trasmettere qualcosa di spirituale a chi si ha davanti, quindi è FONDAMENTALE avere una GRANDE umanità, qualità che in molti altri mestieri è sicuramente meno importante.
Faccio l'appello a tutti gli insegnanti di questo mondo, in particolare a quelli che hanno a che fare con bambini piccoli.
Maestre, maestri, non è abbastanza conoscere, sapere; insegnare significa prima di tutto EDUCARE, trasmettere valori semplici come il rispetto e l'educazione, nulla di più e nulla di meno.
Non devo essere di certo io a dire come si fa l'insegnante, ma è assurdo ciò che sento e vedo.

lunedì 28 ottobre 2013

Cosa fa davvero "cultura"? -spazio37-

A 20 anni mi sono trovata di fronte a qualcosa di totalmente nuovo, per certi versi anche distante da ciò che sono sempre stata.
Ho avuto per la prima volta a che fare con ciò che comunemente viene definita come "cultura".
Sì, quella dei libri, dei grandi scrittori, autori, saggisti, romanzieri, storici, filosofi, cose di questo tipo. Va bene che un po' tutto fa cultura, anche la curiosità letta sulla "Settimana Enigmistica", ma non neghiamo, e soprattutto voi intellettualoidi, non negate che per cultura spesso si intende "quella dei libri". Se vogliamo essere un po' più aperti ci mettiamo pure l'arte, intesa come i quadri e compagnia bella.
Ovviamente, ripeto, sappiamo tutti che la cultura non è solo questo, ma non devo dirvelo io nel 2013.
Ma io, diplomata in un istituto tecnico, una che legge poco o niente, o al massimo la Settimana Enigmistica prima di andare a letto, cosa posso venirvi a fare la morale sulla cultura?
Una come me al massimo potrebbe provare a fare la rivoluzionaria più banale del mondo parlando di cultura musicale e dire cose tipo: "C'è un universo infinito di gruppi, musicisti, cantanti, cantautori che hanno fatto la storia, vorreste dire che questa non è cultura?!?!?! E' cultura, eccome se è cultura!" Ma non voglio dire ovvietà oggi.
Ho altro da dire. 
Mi concentro proprio sulla cultura dei libri. quella cultura che ho sempre snobbato perché mi son sempre stati sulle palle i grandi lettori "che sanno tutto loro".
E' vero anche che ho sempre parlato per citazioni, citazioni di quelle poche opere che mi è capitato di leggere a scuola PER FORZA.
Devo dire che mi esaltavo un sacco a leggere storielle varie, romanzi, per non parlare delle poesie! E quindi parlavo per citazioni, ma dicevo cose di una incoerenza indescrivibile poiché dette da me: "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Io lo dicevo, la persona più bruta che più bruta non si può!
Beh, affari di un'ignoranza pazzesca.
Dicevo, alla fine ho sempre parlato per citazioni, soprattutto bibliche, quindi diciamo che la mia cultura "libraia" ce l'ho pure io. E poi dai, nel mio caso si tratta pure di un testo sacro!
Dicevo, nuovamente, che per quanto abbia sempre parlato citando cose trovate qua e là, fingendomi anche io un'erudita lettrice accanita, ovviamente parodiando i veri intellettualoidi che mi circondano, in realtà sono sempre stata affogata nell'ignoranza.
Non me ne vanto, anzi un po' mi schifisco da sola. Mi sento ignorantissima, soprattutto da quando frequento una università di Lingue e Letterature straniere. Beh, sì, assolutamente ignorante. Vorrei dire che non lo dico in senso dispregiativo nei miei confronti, ma semplicemente che sono ignorante poiché IGNORO certe cose, ma la realtà è che lo dico proprio in senso spregevole. Come può una ragazza come me non sapere tutte queste cose. Però è così, che ci posso fare?
Beh, sapete che ci posso fare? Io lo so.
Ho una lacuna, grossa, una mancanza, grossa, ancora più evidente quando mi trovo a fianco illustrissime ex-liceali, fresche di studi approfonditi di autori di fama internazionale come Proust, Freud, Joyce, Kafka, etc. che io, ahimé, ignorantemente ignoro.
Quindi, cosa ci posso fare? 
Mi creo una delle mie teorie, una teoria che sostiene una mia tesi, arriverò alle mie conclusioni, e non dovrò più né sentirmi ignorante, né disprezzare gli intellettualoidi che mi circondano.

Il concetto è che qui se non leggi sei mezzo ignorante; se leggi sei mezzo colto. Se non leggi e sei mezzo ignorante e sei circondato da mezzi colti, essi ti fanno sentire due volte mezzo ignorante, quindi totalmente incolto, ops, ignorante. Non dico che io lo sia, ma che gli intellettualoidi mi ci fanno sentire con i loro discorsi pieni di citazioni e di filosofie astratte, più astratte della religione cattolica che tanto vogliono mettere in dubbio. 
Beh, la mia teoria è questa. 
Io scrivo e non leggo, quindi sono anche più intellettuale e colta di voi che leggete e non scrivete. Se leggete e scrivete allora mi battete, ma io vi batto se leggete e basta. Perché qui è un po' come la storia dell'uovo e la gallina, cosa viene prima, ovviamente la gallina. Cosa viene prima, la scrittura o la lettura, ovviamente la scrittura! Cioè, è anche più logica e facile da capire della storia dell'uovo e la gallina. Per forza prima una cosa va scritta per essere letta!
E invece una cosa non scritta non può prima essere letta!! (??!?!?!?!???!?!?!?!?!?!?!??!?!?!??!?!?!???)
E' così e basta.

Se io non scrivessi, se gente come Freud, Proust, e tutti gli altri, non avessero scritto, voi non avreste avuto la possibilità di leggerli; di lettori è pieno il mondo, di scrittori anche, ma meno.
Poi se siamo scrittori di talento, di spessore, che scrivono per cambiare i connotati della storia o semplicemente per esprimere una inutile parte di sé, cosa cambia?
Io non credo che TUTTI questi autori di fama internazionale abbiano scritto con scopi precisi, spesso erano anche alcolizzati depressi, era "solo" una forma di evasione.
Poi la colpa è di chi ci ha studiato sopra che li ha fatti passare per quelli che riflettevano sul mondo e si facevano domande esistenziali per risolvere i problemi della società.
Se le facevano le domande esistenziali, ma per risolvere la PROPRIA vita, come faccio io, io che mi sento dannatamente inferiore a tutti questi intellettualoidi.





mercoledì 23 ottobre 2013

Altri pensieri vaghi, vuoti, inutili -spazio36-

Ho capito che il numero di cavolate che dico, ops, il numero di post che pubblico, è inversamente proporzionale alle ore di lezione all'università che mi sorbisco ogni santo giorno.
Beh, è ufficialmente iniziato l'anno accademico e questo sapete che significa?
Niente studio matto, niente quaderni o evidenziatori sparsi ovunque, nemmeno serate da sballo tipiche degli universitari. Almeno non per me.
Nel mio caso si tratta molto semplicemente di sveglia presto, un'oretta di macchina, 8 ore di lezione FITTE, altra oretta di macchina, cena volante e via di corsa ad uno dei miei tanti impegni serali (non vi illudete, non si tratta di nulla di losco o passionale, tutt'altro!). Ah, sì! Tra un affare e l'altro a volte cerco anche di incastrarci una doccia :)

Stavo riflettendo sulla quotidianità e sulla vita pratica, niente pensieri esistenziali o viaggi mentali per rispondermi a domande tipo "Perché esisto? Chi sono io? Chi mi ha creato?"
Semplicemente volevo arrivare a capire se IO preferisco i periodi di nullafacenza TOTALE, sveglia tardi, pomeriggi al pc o sul divano a mangiare e ad annoiarsi, serate trascorse a cercare qualcuno con cui trascorrere la serata, che ovviamente non trovo mai, altrimenti non le trascorrerei a cercare qualcuno ma CON qualcuno, oppure se preferisco i periodi così pieni da non trovare DAVVERO il tempo per una doccia che duri più di 2 minuti e di asciugare i capelli. Voglio arrivare a capire cosa preferisco tra le due cose per poi fare in modo di vivere più orientata verso uno stile di vita piuttosto che un altro.

Probabilmente non sono tra le persone più attive e produttive di questo mondo. Ma vi assicuro che non mi voglio lamentare per pigrizia o semplicemente perché sono una tipa lagnosa, ma perché davvero ci son momenti in cui non mi sembra di poter respirare. Eppure, direte voi, stai scrivendo su questo coso, pubblichi continuamente su Facebook o Twitter, ti pare una vita piena e indaffarata? Beh, sì, perché mentre sto su FB e pubblico una cavolata guido, e mentre scrivo 'sti post sono all'università nella mia pausa pranzo, mentre mangio di corsa. Diciamo che uso il pc come fonte di relax momentanea. E poi, se vogliamo dirla tutta, dovrei approfittare di questa oretta di pausa pranzo per leggere uno dei 25 libri assegnatimi. (?!?!?)
Beh, ripeto, beh, chi mi conosce sa che se ho un'ora libera NON la passerò MAI a studiare, leggere cose di natura scolastica-universitaria. 
Per meglio dire, NON sfrutterò mai il mio tempo libero per fare il mio DOVERE. Lo passo facendo il mio PIACERE, e a meno che non ci mettiamo tutti d'accordo e cambiamo dicitura al tempo "libero", chiamandolo "tempo da usare per studiare-leggere e fare il proprio DOVERE" io farò cose che mi danno piacere, anche se non sono propriamente produttive.
Beh, comunque alla fine non so cosa preferisco. E' vero che non avere il tempo per un'uscita improvvisata o per una doccia che duri 10 minuti mi mette un'ansia tale da non riuscire a far nulla con tranquillità, neppure le cose programmate da mesi, però d'altra parte stare a casa tutto il giorno, come ho fatto fino ad un mese fa, prima che iniziassero i corsi, è frustrante, noioso, demotivante. 
So che la vita è un ciclo, un circolo di alti e bassi, momenti intensi, stancanti ma "ricchi", che si alternano a momenti di relax totale ma così vuoti e noiosi, però la mia passa davvero da un estremo all'altro. 
Non esistono vie di mezzo..
A volte si dice la grossa cavolata che si vorrebbe stare una vita intera a far niente, senza lavorare e facendo i mantenuti. Beh, io non lo auguro a nessuno, proprio a nessuno. Penso sia una delle cose più frustranti e noiose che ci possano capitare. Non insulto chi si fa mantenere, anzi, un applauso per l'intraprendenza, ma sostengo che far niente tutto il giorno non possa essere appagante. Cioè, almeno a me non piacerebbe farlo per lunghi periodi.
E poi non è vero che poi uno che ha molto tempo libero lo usa per fare chissà cosa, magari parte con l'idea di fare mille cose esaltanti, ma arriverà a trovare il far niente come qualcosa di così noioso e piatto che non avrà nemmeno più voglia di riempirlo e finirà per stare tutto il giorno chiuso in casa a mangiare, guardare film, e, se gli va male, ad ordinare qualcosa da bere al solito bar la sera. 
Boh, chi non fa niente tutto il giorno, senza alcuno scopo (e non dico senza uno scopo nella vita, ma senza nemmeno un obiettivo poco ambizioso per la giornata, nemmeno lo scopo più stupido come "devo arrivare vivo a stasera") me lo immagino come in quei film americani: gente depressa al bar che ordina alcolici, sola, trasandata, una cosa deprimente.. No?
A me i periodi di TOTALE nullafacenza danno questa sensazione, mi sento una deficiente incatenata in un qualcosa di vuoto da cui non si esce, come esci dal niente se non esiste? Non esci, ci stai, perché alzare un braccio, quando sei abituato a far niente, stanca, meno ne fai, meno ne faresti.
Più ne fai.. MENO NE FARESTI. Sì, il concetto è questo, io "ne farei sempre meno", non sono attiva e produttiva ve l'ho già detto.
A parte gli scherzi, se ti svegli a mezzogiorno e stai in pigiama fino alle 4, non pensare che una doccia, un po' di trucco, i capelli ordinati possano darti la vitalità e cambiarti la vita. Avrai sempre un'aria da rincoglionita e la voglia di fare sotto i piedi. E' tutta questione di atteggiamento. Essere positivi, volenterosi, attivi, ma fin dall'inizio, altrimenti siamo persi. 

Però cavolo, in momenti come questi in cui non ho nemmeno il tempo per farmi venire l'ispirazione e mi tocca (in senso figurato) scrivere cose di poco valore mi viene un gran nervoso e BRAMO quei momenti di nullafacenza.





martedì 15 ottobre 2013

Il peso che non do alle parole -spazio35-


Le parole hanno un gran peso.
Ci sono persone che ne usano poche blaterando cose tipo "mai sprecare le parole".
Ma per me non sono mai sprecate e chi ne usa poche ha paura di esporsi. Non parlo di chi esprime i concetti usando pochi vocaboli, ma di chi sta zitto e parla solo quando è accerchiato dai propri simili, sicuro di avere il loro consenso. Una cosa che mi ha sempre dato il nervoso sono le persone che non parlano, soprattutto quando gli viene chiesto di parlare, anche se la richiesta è implicita. E non parlo delle persone timide che fanno una gran fatica ad aprir bocca, quelle le capisco, non sembra vero ma anche a me prende quel tremolio e quel vuoto di stomaco prima di parlare in pubblico a volte, ma parlo di quelle persone così spavalde nei propri ambienti che poi tacciono quando è ora. Vuoi perché non sanno effettivamente cosa dire, vuoi perché hanno paura di esporsi.
Io stimo molto le persone che si espongono, indipendentemente dal contenuto dei loro discorsi. Ovvio, parlo di gente seria con idee, anche diverse dalle mie, ma oggettivamente valide, però se una persona non si espone, non si schiera da nessuna parte, e se addirittura nemmeno dice "non so da che parte schierarmi", e sta zitta, in mezzo ad un mondo che gira, quella persona mi dà sui nervi..
Non amo gli individui che parlano a vanvera, ci mancherebbe, però quelli che stanno in silenzio con quell'aria da "non parlo perché i tuoi discorsi non attirano la mia attenzione", beh quelli mi stanno antipatici..

mercoledì 9 ottobre 2013

non dirmi "scambia spacciatore" -spazioXX-

Sono in uno stato psico fisico compromesso
non capisco nulla, blaterom, non deve interessartii il motivo di ciò, anche la legge se uno è incapace di intendere e di volere, magari perché si è drogato, in un certo senso giustifica il reato
io non sto nemmeno commettendo alcun reato, parlo solo a ca**o e pubblico ste cose e mi sputtano
ma non mi frega, è il mio modo di fare rivoluzione ok?
voi perbenisti non mi piacete, voi finti alternativi finti comunisti rivoluzionari, cos'è la cosa più rivoluzionaria che avete? il rasta che vi arriva al culo? o il buco nel naso? 
no, veramente non ce l'ho con nessuno, solo sono in uno stato psico fisico compromesso e tutto ciò che dico nonv ale
non vale proprio quindi non prendertela a male se sei uno di questi sfigati finti rivoluzionari alternativi sinistroidi intellettualoidi.
non ti spiego i motivo per cui non sono equilibrata, sono una squilibrata ma non farei mai del male a nessuno.
perchè se uno scrive un libro, in prima persona, e a parlare è un matto, la'utore di quel libro non viene preso per matto, anzi, magari vince il nobel per la letteratura per la grande opera scritta, e se io scrivo due righe facendo parlare una che blatera, che posso non essere io reale, mi date della pazza?
non ditemi scambia spacciatore, nemmeno che son mattak, sono solo in uno stato psico fisico compromesso e non sono in me, son tranquilla ma sto male e blatero
questa è la storia di una ragazza che blatera, ma non io, la ragazza, blartera
te non blateri mai? se hai sonno tipo non ridi senza motivo'? io sì
e anche se faccio qualcosa che non mi paice e non vorrei aver fatto sono compromessa, tipo ora.
vado a letto

venerdì 4 ottobre 2013

Non siamo forse cittadini del Mondo? -spazio34-

********ALT: questo post potrebbe risultare leggermente moralista, potrebbe innervosirti. Forse lo è, ma nella vita non si può sempre essere cinici!


Prima di essere cittadina fanese, sono cittadina marchigiana, prima di essere cittadina marchigiana sono cittadina italiana. Prima di essere cittadina italiana sono cittadina europea, e prima ancora di essere cittadina europea sono cittadina del Mondo.

Sì, è proprio così. Si tratta di pura logica e ricordo benissimo quando a scuola si studiavano gli insiemi. E il Mondo è l'insieme A, l'Italia, l'Europa, l'Africa, Fano, Pesaro, sono "solo" sottoinsiemi di A. 

E' brutto quando si finisce per identificarsi prima nel sottoinsieme e poi nell'insieme di origine. E' proprio limitante. Se non esistesse l'insieme Mondo, sta sicuro che non esisterebbe alcun sottoinsieme. E in quanto componenti dello stesso insieme dobbiamo per forza o per amore convivere pacificamente. Ricordate il cerchio dell'insieme con dentro tutti i puntini? 
Noi siamo quei puntini e ci ritroviamo tutti insieme nello stesso cerchio, anche belli vicini vicini visto che la superficie terreste rimane sempre la stessa e noi aumentiamo. Ma che male c'è?
Si sta più caldi e c'è più affetto.

E' vero che poi tra noi ci sono differenze, che io abito nella parte più a nord di questo cerchio e tu un po' più a sud, ma rimaniamo sempre dello stesso cerchio, quindi per quanto siamo diversi ti accetto e se mai vorrai venire nella mia parte di cerchio io ti accoglierò perché il cerchio è di tutti e le linee che formano i sottoinsiemi sono solo immaginarie, sono convenzioni per organizzarsi meglio.

Certo, in ogni sottoinsieme le abitudini sono diverse, bisogna un po' venirsi incontro, non si può fare di testa propria in ogni parte del cerchio. Perché ci sono leggi diverse, costumi e culture differenti, ma possono una legge, una religione, un'abitudine impedirci di convivere? Non siamo entrambi fatti di pelle e ossa?
Non siamo entrambi nati sulla Terra?

Sì, quindi come posso maledire questi fratelli nati nella parte del cerchio sfortunata che cercano di entrare nel mio sottoinsieme?
Come posso gioire se non riescono a sorpassare la linea?
Io non posso, non ci riesco proprio.
Perché a me il cerchio piace se è pieno di puntini, se questi puntini iniziano a sparire è un cerchio vuoto, quindi è inutile.

Se siamo parte tutti di uno stesso cerchio dobbiamo accettarci, e non intendo dire che dobbiamo prendere un'accetta e tagliarci la testa l'un l'altro, ma convivere pacificamente. 
Questo non significa che si debba per forza andare d'accordo con i membri di altri sottoinsiemi che si spostano nel nostro, perché, ve lo dico, anche tra i membri di uno stesso sottoinsieme, anche tra quelli di un sottoinsieme del sottoinsieme di un sottoinsieme dell'insieme di origine, ci sono rivalità e contrasti, però per un senso di appartenenza allo stesso sottoinsieme si accettano e convivono comunque, perché non riusciamo a capire che dobbiamo sforzarci di convivere a maggior ragione con quelli appartenenti allo stesso insieme?

A me viene naturale.
Se i puntini di due sottoinsiemi diversi si mescolano questo non significa che la cultura o le caratteristiche di questi due gruppi si annullano, anzi, magari se ne crea una nuova pur mantenendo intatte quelle che si sono incontrate.
E poi alla fine ragazzi, se mai fra 100 anni certi costumi e certe abitudini italiane, per fare un esempio, dovessero sparire, che cosa ci sarebbe di strano?
Non si tratta forse dell'evoluzione del Mondo?
Forse non ce ne siamo resi conto, ma MOLTISSIME abitudini sono scomparse e mutate in Italia negli ultimi decenni. Non ci siamo lamentati perché ci hanno fatto comodo e si sono infiltrate nelle nostre vite in maniera quasi subdola, ad esempio attraverso la tecnologia. 
Eppure non si tratta sempre di cambiamento di cultura?
Io direi di sì. 

Quindi prima di pensare a ciò che i puntini degli altri sottoinsiemi potrebbero portare di negativo nel nostro pensiamo a sostenerci in quanto membri di uno stesso insieme.
Non sterminiamoci a vicenda, neppure con le parole..