Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

martedì 17 giugno 2014

Cosa penso questo pomeriggio -spazio80-

E poi ci sono quei giorni in cui non hai nemmeno aperto le persiane e non sai neppure se ci sia il sole o stia piovendo.
E forse nemmeno ti interessa; stare chiusa in casa è la metafora del chiudersi in se stessi, ma non in senso negativo, chiudersi nella propria interiorità, scavare dentro sé e domandarsi ogni cosa.
Io ogni tanto lo faccio, non spesso, ma ogni tanto sì.
Soprattutto in estate, quando dopo giorni di sole e mare arriva il temporale, e allora non sai se disperarti per l'abbronzatura precaria che già sembra volersene andare o se cogliere l'attimo per stare a letto, a pensare, a fantasticare, a migliorarti..
Poi, quando ci sono quei giorni in cui non hai nemmeno aperto le persiane, ti prende un po' quella vena stile Fabio Volo, che sei mezzo malinconico e mezzo ironico, dici luoghi comuni per far sorridere, tipo questo.
Però dai, riconoscetemi la consapevolezza di tutto ciò e rivalutate l'idea che vi eravate fatti di me 8 o 9 parole fa.
Quando mi metto a riflettere e sono serena lo sento, fisicamente, non mi viene il pianto isterico, ma nemmeno quello triste e a singhiozzi, sto così, ferma, faccio le cose che vanno fatte, ci penso su, la mente è libera, per quanto possa essere libera una mente, e sto bene.
Poi però, se penso anche solo un attimo alla breve durata di questi momenti, mi torna un po' quel senso di vuoto, allora torno a scrivere delle persiane chiuse, della spiaggia col sole e la sabbia bagnata, della gente stesa nei lettini coperte dagli asciugamani, e da queste giornate d'estate piene di dubbi, ambigue, che ogni volta ti lasciano un po' spaesato, ma che forse sono l'unico vero modo per uscire dal solito corso dell'esistenza..

venerdì 13 giugno 2014

A morte i BOCCALONI: una specie da far estinguere -spazio79-

Non ho ben chiaro ciò che voglio dire, ma devo assolutamente cercare di trovare le parole per esprimere al meglio quello che penso.
Non posso essere molto esplicita per motivi personali, però proverò ad essere il più chiara possibile.
Ci sono persone, per me cattive, che si permettono di dire, di fare, di giudicare ma, vedete di capire ciò che intendo, non si parla di spettegolare, criticare, giudicare così tanto per dare aria alla bocca, perché quello, si sa, lo facciamo tutti, spesso in buona fede e giusto per passare il nostro tempo.
Parlo di chi, con consapevolezza e sicurezza, si prende la presunzione di trattare male altra gente, soprattutto quelli che possiamo considerare più "deboli".
E' una cosa che odio da sempre, da sempre. 
Anche quando andavo a scuola, da alunna, mi veniva un gran nervoso a causa di alcuni compagni che si permettevano di prendersi gioco di quei professori un po' meno autorevoli. Ma è roba da matti!
Per prima cosa sei un maleducato perché ti permetti di prendere in giro una persona, in secondo luogo sei anche cattivo perché lo fai verso chi è debole e non sa nemmeno difendersi.
A tutti voi, boccaloni, smettetela, guardate prima voi stessi e con chi avete a che fare, smettetela di attaccare a sproposito chiunque e di ridere degli altri; è una delle cose più ignobili che si possa fare, basta, vergognatevi. 

mercoledì 11 giugno 2014

L'esistenza è un'enorme ingiustizia: perché la vita di qualcuno sembra perfetta PREGHIERA PUBBLICA -spazio78-

Ho detto sembra per non dire è. Ma io sono convinta che lo sia davvero. E sono convinta anche che i "conduttori" di certe vite perfette siano virtuosi e se le meritino sul serio.
In altri casi, è vero, c'è chi si ritrova a maneggiare un'esistenza felice e apparentemente serena, forse anche effettivamente, senza alcun merito sostanziale, ma altri, lo devo ammettere, hanno una vita perfetta sia probabilmente perché il fato, o Dio, ci ha messo lo zampino, sia perché se la sono costruita, si sono impegnati.

No so se essere invidiosa o contenta per loro ma, da ottima cattolica, mi dirò felice, però, da pessimo essere umano, un po' li invidio.
Non che la mia vita sia triste o poco appagante, ma di certo non ho tutti i successi in svariati ambiti che certe persone hanno.
Un po' mi dispiace perché sento di potermeli meritare anche io ma, per quanto mi impegni, i risultati sono sempre gli stessi.
Faccio un esempio: ci sono persone belle, simpatiche, benestanti, in salute loro e la famiglia, piene di amici, di amori, sicure di sé, appagate, apprezzate, piene di ambizioni e di obiettivi, che raggiungono, che non si lasciano scappare nulla nella vita e che le occasioni gli si presentano sempre.
Poi ci sono persone, come me, potenzialmente ottime, ma che ogni volta gli manca quel tanto per raggiungere il pieno successo.
Non voglio lamentarmi e non mi lamento perché sono sicura che ci siano persone che si meriterebbero tanto, mille volte più di me, e sono dei disgraziati, un milione di volte più di me, però non capisco questa disparità nel mondo.
Ovvio, al posto di guardare chi sembra star meglio di me (o sta effettivamente meglio di me) e di piangermi addosso potrei darmi da fare e cercare anche io di arrivare a quel livello di serenità, però non ci riesco perché credo sia inutile, soprattutto considerando che chi questa esistenza felice ce l'ha da sempre non si è mai detto "Basta, da oggi mi impegno per avere una vita perfetta", ce l'ha e basta, senza domande, senza impegno consapevole. Non so, fortuna, una serie di fattori, il corso della vita.
So solo che non è molto giusto.
La vita è una grandissima ingiustizia, una truffa, un bluff che siamo costretti ad accettare.

Tanto, poi, quando la vita decide di andare in un modo, noi, piccoli esserini, che possiamo farci?
Per me nulla. So che non è una soluzione molto motivante, ma non credo che un po' di impegno possa cambiare le carte in tavola.

Che poi, e non potete contraddirmi, ci sono cose che non si possono cambiare. Anche cose che non si possono comprare, per tutto il resto, c'è la rassegnazione.
Se, come si dice dalle mie parti, non si è di famiglia buona, benestante, ci si fa poco, e tanti di quei piccoli lussi non ce li possiamo permettere. 
Se non si è belli, un po' ci si può migliorare, ma non più di tanto.
Se non si è sicuri di sé, ci si può lavorare, ma non è facile passare da anatroccolo a cigno.
Poi ci sono una serie di cose che, per quanto ci si impegni, rimarranno tali. E basta.
E poi non venitemi a fare discorsi tipo: "Sei una materialista superficiale, che ti frega dei soldi e dell'aspetto? Forse una vita è felice per queste cose? O magari per gli affetti, la salute, le persone che abbiamo accanto?!?"
E vi do ragione, ma sto parlando di persone perfette con vite perfette a tutto tondo, non cose a metà. Sono persone che hanno sia il materiale concreto, sia la felicità più astratta. Hanno TUTTO!
Non protesto, l'accetto.
Anzi, non protesto per me, perché, tutto sommato, sto bene così e non ho di che lamentarmi, ma io che ho persino un PC e la capacità di esprimermi a parole, più o meno bene, urlo e protesto per chi è talmente disgraziato che non sarebbe ascoltato, anzi, che proprio non ha idea che esista la possibilità di farlo.
Che poi, a me, chi mi assicura che sarò ascoltata?
Nessuno, sicuramente non voi, ma qualcuno più in alto, forse, un piccolo ascolto me lo darà.
E quindi ecco, chiedo che i beni, ma soprattutto la felicità in genere, vengano ripartiti in maniera più equa, qualcosa di stampo socialista, non lo so nemmeno io. Ma basta con questo squilibrio, basta con il troppo e con il poco! Sarebbe così facile!
Uff, sono sconsolata!
Io, la mia parte, l'ho fatta.
Amo, le virgole, si vede?!?!


#usolevirgoleasproposito



lunedì 9 giugno 2014

Di cosa mi sono resa conto oggi #1 -spazio77-

Spesso ho voglia di scrivere ma non so esprimere nulla in maniera convincente, quindi lascio perdere.
Però, se sento il bisogno di comunicare, finché non lo faccio non torno a vivere.
Quindi ho deciso, da oggi, che farò brevi spazi in cui scriverò semplicemente di cosa mi sono resa conto oggi. Oggi, oggi, oggi.
Mi sono resa conto che quando leggo libri mi stanno sulle palle gli autori che scrivono in maniera sconclusionata, oppure che non seguono ordini logici, oppure che non dicono cose in maniera esplicita.
Ecco, mi sono resa conto anche che io però faccio uguale, scrivo come se parlassi, senza tenere conto di voi, lettori.
Quindi, per concludere, mi sono resa conto di fare agli altri quello che non vorrei gli altri facessero a me, quindi, sono una brutta persona..


Come uscire dalle situazioni spiacevoli -spazio76-

Della serie, è più facile a dirsi che a farsi.
Beh, sì, in questo caso è molto più semplice dirlo che farlo.
Ma io, intanto lo dico. Meglio dire che pensare e basta. O no?!?
Non lo so, so solo che devo ripetere un miliardo di cose che non ho studiato e non so dove sbattere la testa. D'altronde non avendo nemmeno letto cosa ripeto? Non lo so nemmeno io, ma in parte credo di conoscere, di sapere, di essere in grado di dire e di fare.
E da questo esame di Letteratura Inglese voglio trarre qualcosa di positivo e non solo odio per professori che ci danno troppi, troppissimi libri da leggere.
Ho capito che le tragedie sono relativamente tragiche. Anche quando hai ucciso qualcuno, anche quando sei accusato ingiustamente di aver ucciso qualcuno, anche quando credevi che l'uomo della tua vita non sarebbe più tornato da te e sei tornata da quello che da sempre ti maltratta, non è poi questo dramma.
No, perché il dramma in sé non esiste. Se poi fossimo in grado di accettare le nostre colpe, i nostri errori e le conseguenze che hanno provocato, sicuramente staremmo bene e da una situazione apparentemente (e probabilmente anche praticamente) tragica ne trarremmo beneficio.

Io quindi, che drammatizzo tutto, voglio cambiare filosofia. C'è da dire che io non sono un caso disperato di donna che si piange addosso e che vede tutto come una vera tragedia, diciamo che io vivo più nella tragicomicità. Però anche questo non va bene, perché l'unica via per una vita serena è, appunto, viverla serenamente. Senza comicità o tragedie.
Ma come farlo?
Ve l'ho anticipato: come fare, non lo so. Ma vi dico qualcosa a riguarda, e basta.
Io non do soluzione, lo sapete. Io qui penso, rifletto, analizzo e traggo le MIE PERSONALI conclusioni. Conclusioni che non hanno la presunzione di servire a nessuno, tanto meno di illuminare persone problematiche perché, fidatevi, se le mie riflessioni fossero illuminanti me le terrei per me e mi vivrei la mia vita in santa pace.
Invece no, da ottima tragicizzatrice degli eventi sto qui a rimuginare su tutto, a pensare, a fare di ogni dettaglio un possibile spunto per qualcosa di catastrofico.
Ma secondo me se quando ci troviamo di fronte a situazioni spiacevoli le affrontiamo e una volta passate ce ne dimentichiamo, o comunque ci ricordiamo solo il beneficio che ne abbiamo ricavato, poi la tragedia è chiusa. Se invece continuiamo a struggerci l'anima per quello che abbiamo, non abbiamo, avremmo potuto fare, non avremmo dovuto fare, dovremmo fare, potremmo fare, eccetera, vivremo una vita nella continua lotta tra passato e futuro, una lotta tra tempi in cui il presente viene trascurato totalmente nel momento in cui lo viviamo. Perché alla fine prima era futuro, domani sarà passato, e che ce ne frega?
Invece ci frega, perché la vita va costruita pezzo per pezzo, apparentemente senza pensarci troppo su, ma con un minimo di razionalità e di sentimento.
Poi tutto viene da sé; ma basta fare di ogni errore un dramma e basta farsi paranoie su qualsiasi situazione meno piacevole della vita.
Quel che sarà sarà, l'importante è vivere nell'onestà e nel rispetto degli altri. Poi, ogni tragedia sarà una passeggiata.
Perché alla fine, ricordiamoci, dobbiamo essere perdonati solo da noi stessi e, magari, da qualcuno lassù in alto..