Della serie, è più facile a dirsi che a farsi.
Beh, sì, in questo caso è molto più semplice dirlo che farlo.
Ma io, intanto lo dico. Meglio dire che pensare e basta. O no?!?
Non lo so, so solo che devo ripetere un miliardo di cose che non ho studiato e non so dove sbattere la testa. D'altronde non avendo nemmeno letto cosa ripeto? Non lo so nemmeno io, ma in parte credo di conoscere, di sapere, di essere in grado di dire e di fare.
E da questo esame di Letteratura Inglese voglio trarre qualcosa di positivo e non solo odio per professori che ci danno troppi, troppissimi libri da leggere.
Ho capito che le tragedie sono relativamente tragiche. Anche quando hai ucciso qualcuno, anche quando sei accusato ingiustamente di aver ucciso qualcuno, anche quando credevi che l'uomo della tua vita non sarebbe più tornato da te e sei tornata da quello che da sempre ti maltratta, non è poi questo dramma.
No, perché il dramma in sé non esiste. Se poi fossimo in grado di accettare le nostre colpe, i nostri errori e le conseguenze che hanno provocato, sicuramente staremmo bene e da una situazione apparentemente (e probabilmente anche praticamente) tragica ne trarremmo beneficio.
Io quindi, che drammatizzo tutto, voglio cambiare filosofia. C'è da dire che io non sono un caso disperato di donna che si piange addosso e che vede tutto come una vera tragedia, diciamo che io vivo più nella tragicomicità. Però anche questo non va bene, perché l'unica via per una vita serena è, appunto, viverla serenamente. Senza comicità o tragedie.
Ma come farlo?
Ve l'ho anticipato: come fare, non lo so. Ma vi dico qualcosa a riguarda, e basta.
Io non do soluzione, lo sapete. Io qui penso, rifletto, analizzo e traggo le MIE PERSONALI conclusioni. Conclusioni che non hanno la presunzione di servire a nessuno, tanto meno di illuminare persone problematiche perché, fidatevi, se le mie riflessioni fossero illuminanti me le terrei per me e mi vivrei la mia vita in santa pace.
Invece no, da ottima tragicizzatrice degli eventi sto qui a rimuginare su tutto, a pensare, a fare di ogni dettaglio un possibile spunto per qualcosa di catastrofico.
Ma secondo me se quando ci troviamo di fronte a situazioni spiacevoli le affrontiamo e una volta passate ce ne dimentichiamo, o comunque ci ricordiamo solo il beneficio che ne abbiamo ricavato, poi la tragedia è chiusa. Se invece continuiamo a struggerci l'anima per quello che abbiamo, non abbiamo, avremmo potuto fare, non avremmo dovuto fare, dovremmo fare, potremmo fare, eccetera, vivremo una vita nella continua lotta tra passato e futuro, una lotta tra tempi in cui il presente viene trascurato totalmente nel momento in cui lo viviamo. Perché alla fine prima era futuro, domani sarà passato, e che ce ne frega?
Invece ci frega, perché la vita va costruita pezzo per pezzo, apparentemente senza pensarci troppo su, ma con un minimo di razionalità e di sentimento.
Poi tutto viene da sé; ma basta fare di ogni errore un dramma e basta farsi paranoie su qualsiasi situazione meno piacevole della vita.
Quel che sarà sarà, l'importante è vivere nell'onestà e nel rispetto degli altri. Poi, ogni tragedia sarà una passeggiata.
Perché alla fine, ricordiamoci, dobbiamo essere perdonati solo da noi stessi e, magari, da qualcuno lassù in alto..
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