Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

domenica 30 ottobre 2016

Perché dormo con i tappi -spazio126-

Sto scrivendo con "Clandestino" di Manu Chao che suona a volume alto.
L'ho messa io, ma mi infastidisce. Fatico a concentrarmi, soprattutto a scrivere, con rumori in sottofondo.
Ho una forte malattia, così potrei chiamarla, che consiste nell'odio profondo verso i rumori e chi li produce, se si tratta di essere viventi. Purtroppo questa cosa mi porta a vivere poco serenamente, a sclerare per motivi futili; per dei rumori, appunto.
Un esempio è il russare di qualcuno... mi entra dentro le viscere, mi scuote l'anima e non riesco a far nulla che non sia diventare un fascio di nervi tesi, agitata, e la scelta è andarsene o urlare.
Ora Manu è passato a "Desaparecido", album stupendo.. ma continuo a desconcentrarmi. Probabilmente questa parola è inesistente, o meglio, non esiste. Dire che qualcosa è inesistente ha realmente poco senso..è giusto dire "non esiste", dire che "è inesistente" significa definire l'essere di qualcosa, ma se non esiste, definirla inesistente è un paradosso.
Ma perché parlo della mia malattia dei rumori, che ha un nome ma non so dirvelo?
Perché mi fa vivere male, un masticare più forte, un respiro profondo, una tosse ripetuta, mi snervano.
A lezione, qualche giorno fa, una ragazza, poverina, malaticcia, tossiva ripetutamente, quella tosse secca, quella che capisci anche tu, da esterno, che un colpo di tosse non risolve nulla. E io facevo realmente fatica a seguire il mio professore, volevo urlarle ma mi son dovuta trattenere. Ieri sera lo ha fatto anche mia sorella mentre guardavo la TV, e un serie di altri eventi mi ha portata ad uno sfogo grosso.
Ma ancora non vi ho detto perché ve lo dico. Perché quindi, poi, per rilassarmi, mi son dovuta svestire, struccare, e buttare a letto. 
A quel punto ho iniziato a sentire il respiro misto al russare di mio padre, così, come quasi ormai ogni notte, ho messo i miei tappi potentissimi,
Beh, stamattina mi ha svegliata il terremoto, o meglio, mamma per il terremoto.
Io, avendo i tappi, ci ho messo parecchio a rendermene conto..sono scesa coi tappi alle orecchie e ancora sentivo poco.
Sapete che le orecchie sono il nido dell'equilibrio?
Alle medie mi è rimasta impressa questa spiegazione in scienze: abbiamo dei sassolini nelle orecchie, loro si spostano in base al baricentro e, appunto, se si sbilanciano da un lato o dall'altro, comunicano al cervello che si sta cadendo. Quindi se io ci metto i tappi, quei sassolini li schiaccio tutti in un punto e loro non mi comunicano i terremoti perché non possono muoversi.
Sta diventando un problema convivere con la mia malattia dei rumori.. anche perché mi provoca irritabilità a tutti i livelli, anche i miei organi interni sono diventati irritabili.

venerdì 19 agosto 2016

Sono una donna media, un essere umano come tanti -spazio125-

Vi avevo lasciato il 26 luglio con la mia ufficiale partenza verso la ricerca dell'identità. Altroché felicità.
Vi riprendo oggi, quasi un mese dopo, per dirvi che st'identità adesso è ancora meno nitida di prima. 
Son successe cose che mi hanno messo ancora più in confusione, persone eventi luoghi..che palle!
Vorrei un'esistenza piatta, facile, ovvia, scontata ma felice. Un'identità definita.
Si, lo so, odiate anche voi queste parole che lasciano sottintendere che mi elevo sopra la massa. Mi odiate per questo, perché faccio la superiore, l'originale. No, non odiatemi.

Lo fate pure voi, lo facciamo tutti noi sporchi esseri umani. Ci piace essere diversi, unici, rari. Ma finiamo tutti per fare lo stesso lavoro del cavolo, l'autoconvinzione, mista poi all'autocommiserazione.
Quindi, sì, lo dico, sono anche io un essere umano medio, un coglione probabilmente. Uso il maschile perché fa più effetto, ma il mio genere è femminile. Giusto per essere chiari.
Ma bando alle ciance e non perdiamoci in chiacchiere né passiamo di palo in frasca, andiamo al nocciolo della questione. Amo parlare per proverbi, però amo anche la chiarezza.
Quindi, dicevo. Cosa?
Non lo ricordo più. 
Ah, sì.
L'identità, come trovarla?
Cosa sono cosa voglio cosa faccio? Non so rispondermi. Continuo a pensare che fare cose esaltanti, conoscere molte persone, parlarci, condividerci una serata e poi non vederla mai più, sia bello, bellissimo, arricchente. 
Avvilente.
Perché poi ti svuota dentro. L'ho già detto in passato.
Son quelle cose che ti entrano dentro, ti riempiono totalmente fino a strabordare, ti allargano, ti slabbrano. Ma dopo, una volta finite, il senso di vuoto è più grande di prima. Sì, perché prima lo spazio da riempire era più piccolo. Ora invece serve ancora più roba, più emozioni.

E più niente ti soddisfa, niente va bene.

Allora cosa fare? Rassegnarsi ad un'esistenza vuota?
No, non sia mai. Hasta la victoria, siempre, diceva il Dalai Lama.


PS. spero tu abbia letto le cose di cui sopra con il minimo della malizia. Ho usato metafore per riferirmi al cervello, alla condivisione di idee, all'espansione del cuore e del muscolo cerebrale, non di organi genitali. Fidati e non lasciarti invadere dal peccato.

martedì 26 luglio 2016

Palabras -spazio124-

E' passato del tempo dall'ultima volta che ti ho usato, oh caro spazio virtuale.
Sai che ti uso quando mi servi, sai che ti apprezzo proprio per questo tuo dare incondizionato, senza volere in cambio nulla.
Sai che riesco ad essere sentimentale solo con te.

In questo mesetto ne sono successe di cose e la mia convalescenza di questi giorni, che mi costringe chiusa in casa a leggere un libro mentre ascolto musica classica, è fonte di pensieri, rimuginamenti e paranoie. Le classiche mie.
Sai che il mio rapporto con loro è il classico "odio e amo". Mi fanno sentire così viva, profonda, piena..ma così intensamente inquieta.
Mi chiedo perché quei giorni senza pensieri in cui mi sento bellissima, prodigiosa, virtuosa e invincibile non possano durare per sempre, perché dopo questi momenti gloriosi io debba sempre toccare il fondo.
Mi chiedo se anche le vite degli altri siano così, perché dall'esterno non sembra.
Invece forse sì, è per tutti così. Io tendo un po' a fare come gli artisti, tendo a dannarmi per tutto. A vivere tutto fino all'esaltazione e poi portare tutto all'esasperazione disperata. In parte mi felicito di ciò perché so di essere naturalmente fuori dal comune, poi però mi pesa questo senso di anomalia.
Ho visto un film, a proposito.
Io mi sento come il protagonista.
Ora non mi ricordo nemmeno bene come si sentisse, ma so che quando lo vidi pensai "mi sento proprio come lui". Per cui guardatevi "Anomalisa", se volete capirmi almeno un po'.
Credo di essere a tratti schizofrenica, non in senso clinico, in sento più lato.
Non sono affatto lineare e pretendo di avere dagli altri le risposte che non so darmi. In realtà però non so nemmeno cosa chiedere.
Sapete che quando vengo qua faccio quello che i grandi della psicoanalisi, forse, chiamavano flusso di coscienza. Mi piace.
Mi piace leggere libri con poche descrizioni, mi piacciono pochi fronzoli a me, voglio gente che vada dritta al punto.
E infatti ho capito qual è stato il mio problema finora, il problema che mi ha impedito di essere una vera lettrice: ho sempre avuto a che fare con autori troppo descrittivi. A me, un po', piace. E' bello potersi fare delle idee tutte nostre del posto, delle cose, delle persone che lui racconta, però dopo un po' basta. Io mi appisolo.

E quindi, oh lettori del mio spazio virtuale, se conoscete autori dalle poche descrizioni e dall'imprudente flusso di coscienza, consigliatemeli.
Io apprezzo.

Ma torniamo al punto della situazione: sono inquieta, inspiegabilmente, forse.
Devo ancora trovare il mio vero io.
O accettare che non avrò mai un io definito.
Sono profondamente credente e romanticamente attaccata all'eros e alla passione.
Sono una provocatrice nata che disprezza la carnalità del mondo.
Sono una pensatrice assidua che ama la stupidità delle cose.

e se vado avanti così non solo non troverò mai la mia vera identità, ma finirò per distaccarmi da tutto e da tutti, persino da me stessa.
Parte oggi, il 26 luglio 2016 la ricerca della mia identità.

martedì 14 giugno 2016

Cose che mi propongo di non fare mai più -spazio123-

Chi mi conosce lo sa. Vengo qua per sfogare rabbia e gioia, indistintamente.
Ecco.

Una delle cose che non farò mai più, o meglio, che mi propongo di non rifare, è confondere i sentimenti.
Mi è stato detto che uno stomaco affamato punta a mangiare della cioccolata, ma in mancanza di essa, si accontenta pure della merda.
Non volevo essere volgare, mamma mi sgrida, ma sento di doverlo fare per arrivare dritta al punto.
Ecco, quindi, non posso più confondere l'amore con la soddisfazione di un bisogno, né la gioia con la rabbia. Anche perché spesso si finisce per sentirsi più vivo quando si prova rancore, sofferenza, una sorta dii pseudo-odio, che quando si è estremamente felici. 
Vorrei poter godere solo delle sensazioni positive e detestare quelle logoranti.
Invece più passano gli anni più mi sento un'oca che ama sguazzare nel fango della frustrazione e dell'inutilità. Dovrei fare una selezione naturale che porti ad eliminare dalla mia esistenza ogni tipo di relazione malsana, di abitudine controproducente o di persone che succhiano solo tempo ed energie. Invece, al posto di focalizzarmi su me stessa e sulla mia vita, continuo a dedicare attenzioni a cose non affatto meritevoli. 


Un'altra cosa che vorrei poter non più fare è lamentarmi: del tempo perso, delle azioni sbagliate, dell'esperienze fatte o non fatte. Non credo di essere tra quelli che soffrono della sindrome del vittimismo, anzi, agli occhi degli altri forse appaio pure piuttosto positiva, eppure dentro di me rimugino su tutto ciò che faccio o non faccio, ciò che dico o che ho detto!
Che palle!


Ma adesso basta con descrizioni generiche e indefinite, entriamo più nel dettaglio di ciò che NON voglio:

-non voglio più pensare, vestendomi, a come potrei risultare agli occhi di qualcuno in particolare, deve piacere a me e basta. 
-non voglio più modificare le mie reazioni o il mio modo di fare per paura di risultare sfigata.
-non voglio più dar corda a uomini che, in mia presenza, guardano le altre.
-non voglio più darla a chi, anche non in mia presenza, guarda le altre.
-non voglio più pensare a uomini che non mi trattano come una dea.
-non voglio più pensare di farmi piacere uomini a cui non brillano gli occhi.
-non starò mai più con uomini la cui libido è inibita da paranoie di vario tipo, come ex, storie passate, traumi infantili, a meno che non abbiano voglia di affrontare il problema in maniera matura e intelligente.
-non voglio più coprirmi il sedere perché qualcuno potrebbe pensare che è grosso. A me piace.
-non voglio più dover mascherare l'insicurezza e fingermi la più spavalda di tutte se non mi sento a mio agio.
-non voglio più reprimere la stima in me stessa e l'alta considerazione di me per paura di sembrare esuberante. Mi hanno rotto quelli che da quando ho 12 anni mi dicono, con tono critico, che sono egocentrica. 
-non voglio più uomini indecisi.
-non voglio più uomini che facciano pesare la mia indecisione.
-non voglio più uomini che non prendono l'iniziativa.
-non voglio più uomini che facciano pesare la mia mancanza di iniziativa.
-non voglio più avere a che fare con uomini insensibili che non capiscono il mio punto di vista.
-non voglio più dover reprimere il mio spirito altruista per paura di diventare zerbino di qualcuno. Vorrei poter fare 200km di macchina per arrivare dal mio uomo e non sentirmi succube, ma trovarmi di fronte persone riconoscenti che farebbero lo stesso per me, senza l'ansia di apparire come debole e di conseguenza di non paicere.
-non voglio più aver paura di risultare innamorata, anche quando non lo sono. Se sono buona e mi piace dare tutto per le persone con cui ho a che fare, perché dovrei reprimere questa mia natura?



Come sempre mi ritrovo a dire cosa non farò, cosa non voglio..senza avere idea di cosa farò, cosa vorrò, come agirò.
E' il cruccio più grande della mia vita.. e in sintesi, ciò che mi propongo di non fare mai più è sapere cosa NON voglio e non sapere ciò che voglio.

martedì 19 aprile 2016

Cosa penso di chi non va a votare -spazio122-

Volevo scrivere a proposito di
riguardo
su
circa
about
ma non so nemmeno io bene cosa
Quindi
Non scrissi


Questa breve poesiola serve da intro a qualcosa che non so bene spiegare; come anticipai mesi fa io ho scelto la via dell'ermetismo, nella vita e nella scrittura. Non dovrei scriverlo, rischio di essere troppo diretta. Ma il mio ermetismo se la gioca con la chiarezza.. perché sì, troppo mistero stanca, ma anche troppa limpidezza.
Quindi son una via di mezzo tendente al dubbio..
Detto ciò, anzi, non detto, rifletto sui problemi dell'uomo e del mondo e su come i valori si stiano perdendo
e come si stava meglio quando si stava peggio e non ci son più le mezze stagioni.
Anche se non è vero perché io ho ancora il problema di che giubottino mettere ad aprile, scarpe chiuse o aperte, maglietta o felpina, con o senza calze sotto la gonna.
Quindi alla fine anche le ovvietà non son davvero così ovvie.. ma ci piace parlar per assiomi, per teoremi, fa figo.
Io però no.
Mi piace parlare di me, io, mio, Dio..
Io sostengo che i valori ci siano ancora, mutati.
Così come le mezze stagioni: prima erano mezze perché gradualmente si passava dal caldo al freddo e viceversa. Ora mezze perché un giorno è molto freddo, uno molto caldo, uno strano, uno ventoso, però facendo una somma di tutte le giornate di sole, di tutte le temperature, di tutte le tipologie di tempaccio, viene fuori una media che ha lo stesso andamento delle mezze stagioni di un tempo.
Diciamo che si son stravolti gli ordini e le cose.
E sì..il titolo era fuorviante.. è colpa dell'ermetismo..

lunedì 1 febbraio 2016

Io transitivizzo i verbi -spazio121-

Giunta in prossimità degli esami torno a sfogarmi alla disperata ricerca di un po' di concentrazione.
Le riflessioni sul mondo e sulle cose non finiscono mai, spesso mi sembrano quasi inutili per quanto infinite esse siano. E poi odio il mio modo di scrivere, in fondo sono piuttosto intollerante verso tutto e tutti, anche me stessa.
La cosa carina però è che la mia è un'intolleranza generica perché poi non amo attaccare sul personale e dare giudizi cattivi sugli altri, anzi, ho parlato qualche tempo fa di chi fa brutti commenti gratuitamente e di come non mi piaccia la cosa. No, a me non piace. Non almeno indirizzarli a persone specifiche..però attaccare il genere umano e certe categorie sì, mi piace!
Perché mi rendo conto di tante cose che non vanno e che mi paiono ingiuste.. e non mi riferisco alla fame nel mondo o alle malattie.
Mi riferisco alla gente scema. E' un'ingiustizia che qualcuno nasce scemo, è ingiusto per gli intelligenti che invece pensano le cose, soffrono le cose, rimuginano le cose e le piangono.
Sì, sì, Sì! 
Mi piace transitivizzare i verbi. Mi prendo le licenze, così, a caso. Lo fanno tutti, la gente c'ha pure la licenza di parlare a sproposito.. io transitivizzo i verbi. Se la cosa vi infastidisce o vi è difficile da comprendere, metteteci nel mezzo qualche bella preposizione, semplice o articolata, quella che ci sta meglio. Eh niente, è un'ingiustizia atroce, gente che vive bene solo perché le cose le vive facilmente, non ci pensa, non gli vengono i pensieri che poi bloccano le decisioni e il quieto vivere risulta impossibile.
Gente che nasce si nutre si riproduce e muore. Che ama smette di amare riama rismette lavora si licenzia rilavora riama e rimuore.
Boh, mi pare semplice.
Poi gente che ha il tempo di pensare a come vestirsi o addirittura che esce con un tipo per 2 settimane è alla terza è già fidanzata ufficialmente, cose normali che ti fanno avere un'esistenza se non felice almeno facile. In fondo facile è tipo l'anagramma di felice, qualcosa vorrà dire.
Se le cose fossero facili sarebbero anche più felici..



martedì 5 gennaio 2016

Perché accettare la frustrazione da social? -spazio120-

Perché dovrei farmi prendere dallo sconforto nel guardare foto di giovani diciottenni tutte coi capelli belli, le labbra belle, una bella pelle, unghie perfette, trucco impeccabile, tette divine, gambe affusolate, vestite a puntino?
Perché devo accettare il fatto che ci siano strumenti che alimentano la mia frustrazione quando basterebbe un click per eliminare almeno uno dei problemi che affliggono l'esistenza di ogni donna, ossia il confronto e l'inferiorità estetica?
In effetti non dovrei.
Non devo.
Devo anzi rifiutare di essere schiava di questo sadismo virtuale, di questa vetrina che mette in mostra chiunque e che a volte ti sbatte in faccia la dura realtà: NON SEI LA PIÙ BELLA DEL MONDO.
Ma nemmeno la più ricca
La più intelligente
La più felice
La più innovativa
La più simpatica
La più amata
La più viaggiatrice
La più fotogenica

E mi pare triste, perché da tutto ciò nasce una grossa frustrazione che a volte sfiora il masochismo. Ci piace farci del male da soli e continuiamo a subire una cosa del tutto evitabile. Infatti, semplicemente uscendo da questo mondo mi risparmierei un sacco di paranoie e magoni. Invece no: combatto tra la voglia di alienarmi e l'insaziabile appetito di alimentare nello stesso modo il mio ego sperando, a questo punto, di essere pure io motivo di frustrazione per qualcuno che percepirà un senso di inferiorità nei miei confronti.
Triste.. se non posso fare a meno di subire io una certa cosa perché non fare io lo stesso sugli altri? Che stupidità!
Una cosa che sfiora il capitalismo!
Beh, questo dimostra la piccolezza dell'uomo e allo stesso tempo la forte profondità dell'animo umano che si strugge e si interroga anche su cose che, tutto sommato, sono di poco conto.
Ma lo sapete, a me piace stringere, riassumere, fare punti della situazione quando scrivo questi post. So di non riuscirci, ma permettetemi di provarci ancora una volta: dove voglio arrivare? Cosa ho voluto dire con sto papagno di roba?
Beh. Che su Facebook vedo tante foto belle, tanta gente felice e innamorata, tanto ostentare vite ed esistenze felici in modo più o meno sincero.. e la mia scelta, in quanto persona che persegue la felicità per sé e per gli altri, è la seguente: ho deciso di limitare il più possibile la mia autocelebrazione pubblica e smetterò di trarre beneficio dalla frustrazione che infliggo io agli altri.
Allo stesso modo metto un punto a questo auto sadismo eliminando ogni fonte di negatività: basta fighe o fotomodelle.
Preferisco vivere serena nel l'illusione di essere almeno la più bella del villaggio che struggermi per la dura verità di essere forse solo al miliardesimo posto al mondo.
Che su 7 miliardi, comunque, va piuttosto bene.