Ho smesso di scrivere da un po'... in realtà mi son sempre presa pause abbastanza lunghe. E a dire il vero, mi è capitato più volte di mettermi a scrivere, poi per una cosa o per l'altra ho cancellato sempre tutto.
Il fatto è che da quando scrivo, ho sempre scritto (e completato un qualcosa) in momenti di solitudine, nel bene e nel male. Da un po' di tempo a questa parte forse sono stata fisicamente meno sola, per cui forse ho scritto meno... ma so benissimo che è una condizione che non si perde mai, in nessun momento, la solitudine.
Solo che a volte ti ci senti di meno perché condividi qualcosa con qualcuno, a volte profondamente a volte no, ma comunque c'è una condivisione. Poi però, le persone sensibili come me, se si fermano a riflettere un attimo, tornano a sentire quel profondo senso di solitudine che in fondo non ci ha mai lasciati. Soprattutto il sabato notte... e allora ti chiedi? Ha senso abbandonare se stessi per qualcun altro che magari è passeggero?
Per degli amici?
Non penso. E non parlo di abbandonare hobby, persone, cose personali...è ovvio che questo sia sbagliato. Io parlo di abbandonare quell'intima relazione con noi stessi, quello che viene chiamata solitudine e che a volte è considerata negativamente.
In effetti a volte prende dei risvolti negativi, ma se la consideriamo come un forte contatto con il nostro io più profondo prende tutto un altro aspetto.
Io a volte temo di rinunciarci troppo e di sentirmi un giorno spaesata, di non conoscermi più. Ma son cose che non si fanno a comando... non posso impormi di sentirmi sola con me stessa se non mi ci sento. In fondo è bello sentirsi continuamente in contatto con qualcuno. Quindi perché rinunciare?
C'è un tempo per l'uno, e un tempo per l'altro.