Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

giovedì 31 maggio 2018

Passi, rose e turbamenti

Ho rifatto
All’indietro
Tutti i nostri passi
Tutti li ho ripercorsi
Millimetrica
Ripensando alle emozioni di quei magnifici momenti.
Ed è quando inizio a ricordare
Come stavo
Come stavi anche tu
Che mi pervade dentro un’ingiustificata malinconia
È poi percorrendo
Quei miei passi
Gli stessi, quasi identici
A causa delle zone a traffico limitato
Che incrocio
Una professoressa, una delle mie
Una di quelle che guardandole
Ho sempre pensato che fossero un po’ turbate
Non ho mai realmente capito il perché
Gli altri preferivano definirla
Matta
Lunatica
Io l’avrei sempre definita
Turbata.
Semplicemente.
Il turbamento
Ti porta alla pazzia, alla depressione.
Ma all’origine
Il turbamento.
Il turbamento è negativo
Non ti porterà mai a un’emozione positiva
A un’emozione semplicemente bella
Perché lui ti logora dentro
Il turbamento
Arriva
Nasce
Cresce
Ha una vita propria
Il turbamento
Avete presente quando a scuola da piccoli
Vi insegnano gli organismi viventi e gli stadi della vita?
Il turbamento
È questo
Con la differenza che non muore mai
Si addormenta
Si riproduce all’infinito
E solo le persone che
Il turbamento
Lo hanno provato
Possono capire come stanno le altre persone turbate
Ho ripercorso tutti i nostri passi
Tutti quanti
Quasi
Tranne le zone pedonali
Sono arrivata anche al ristorante dove tu mi hai regalato tre rose
Non due perché porta sfortuna
Ed io due ne avrei chieste
Non una
Perché l’indiano ha insistito per dartene di più
Tu forse una, ne volevi dare
Ma alla fine sono tre
Io ne avrei volute due
(Tendo a portarmi la disgrazia appresso)
Ma benché ci è toccato un numero fortunato
E dispari
Come si vuole per le rose
Io quella sfortuna me la stavo cercando
E mi accorgo
Che l’intera capocchia di una rosa
Inserendola nella mia borsa
Era staccata dal gambo
E penso
Se prima il tre ci poteva portare una fortuna
Ora questo due ci è stato imposto
Dal fato, dal caso
E quindi
Non ripongo più speranze
Nella nostra storia
I nostri passi rimarranno soltanto un altro flebile ricordo
Come tanti altri passi che nella vita ho fatto
Passi
Che adesso mi sembrano
Persi nel vuoto,nel nulla
Passi di persone che adesso camminano con altri
E io in tutto ciò continuo sola a vivere la mia vita
A percorrere i miei passi in solitudine
Chiedendomi perché
Per come
Cosa ho sbagliato?

giovedì 4 gennaio 2018

Come dissi, torno a dire -spazio131-

La premessa è sempre quella: questo è il mio diario.
Scrivo per sfogo, per noia, per gioco...insomma, perché mi va.
E generalmente la voglia viene quando provo sensazioni estreme.
La più estrema, paradossalmente, è l'apatia.
Quando, dunque, sono talmente travolta da emozioni e pensieri, che non agisco, sto ferma, non produco, non studio, non lavoro, non faccio sport. Sono una nullità piena di pensieri.
Il colmo dei colmi è che io mi faccio carico dei pensieri che gli altri non hanno. Sto male per cose che non mi dovrebbero toccare nemmeno la punta dei capelli. E che toccano a malapena le persone interessate. E io invece sono capace di rimuginare anche su ciò che riguarda altri, di star male, di farmi venire infiammazioni ad ogni organo.

E il brutto è che non la so gestire.
Molti dicono che il primo passo per risolvere un problema è essere consapevoli della sua esistenza: cavolata, immensa cavolata.
Io ne sono cosciente da almeno 10 anni e sapete cosa ha portato questa consapevolezza? Ulteriore sofferenza.
Sì, perché ignorare le cose a volte è un toccasana.
Son egoista: non me ne rendo conto, bene, non mi faccio scrupoli e continuo per la mia strada.
Son triste: non me ne rendo conto e vivo la mia tristezza senza ossessionarmi per farmela passare.
Sono stupido: bene, non me ne rendo conto e continuo a vivere sicuro di me e del mio futuro.

Nel mio caso sapere di rimuginare per fatti inutili o comunque non davvero rilevanti per la mia vita, è un ulteriore problema. Perché tanto poi non so quale sia la chiave per smettere di farlo...preferivo esserne ignara!
Oltre il danno, anche la beffa!

Questa era la premessa ma in realtà, premettendo, ho detto anche il succo della cosa.
Oggi mi son fatta carico di problemi non miei, anzi, di fatti che per altri probabilmente nemmeno sono reali problemi.
Sto male per gli amori finiti degli altri e finisco per star male del mio amore ancora in evoluzione perché penso alla sua fine
Sto male per le ipotesi più che per le disgrazie.
Sto male per la remota possibilità che qualcosa di brutto accada.
Insomma, sto male...e il brutto è che in questo male, il naufragar, m'è dolce.