Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

mercoledì 18 dicembre 2013

Grado di pathos nelle relazioni -spazio54-

Nelle relazioni uomo-donna si creano momenti di attesa-illusione-pathos-ansia, tutte cose che portano a soffrire ma che rappresentano emozioni bellissime nella conoscenza e, chissà, nella nascita di un rapporto.
Ho stilato una mia classifica personale delle modalità di sentirsi tra le prime uscite. Vanno in ordine decrescente dalla meno "emozionante" e significativa per una relazione alla più densa di sensazioni.

10°- chat di facebook/skype/msn (per assidui frequentatori)
8° - commento/mi piace
7° - messaggio su whatsapp
6° - squillo
5° - sms
4° - mail (per consultatori)
3° - lettera
2° - telefonata
1°- prime parole scambiate a voce 

lunedì 16 dicembre 2013

Vi aggiorno -spazio53-

Non scriverò nulla di interessante, vi aggiorno e basta, anche se c'è poco da aggiornare.
E' quasi Natale, ho scritto mille post su questo, ma non mi va di pubblicare nulla!
Sono in una fase mistica e deprimente della mia vita, non so che sarà di me, non ho voglia di scrivere di me, e non ho voglia di fingere di aver voglia di farlo.
Perciò vi comunico solo che mi prendo una pausa, e se mi conoscete sapete che questo non significa nulla. Le mie pause dichiarate spesso durano meno di quelle non ammesse. Quindi magari domani me ne esco con qualcosa di strabiliante per i miei cari lettori.
Ma siccome nello scrivere e nella vita ho fatto la scelta di essere sempre ambiguamente sincera, lo sono anche ora.

sabato 7 dicembre 2013

Cosa penso del cinema, in breve -spazio52-

Non vado spesso al cinema, ma adoro andarci.
A casa puoi anche avere il televisore da 4000 pollici full HD con audio superamplificato, schermo ultrapiatto e poltrone con massaggio incorporato, ma non sarà MAI come andare al cinema.
Per questo mi tengo la mia tv con tubo catodico che occupa due metri quadrati per profondità e che ti dà il privilegio di contare i pixel di ogni singola immagine. Per non parlare della possibilità di avere un audio che passa da voci quasi sussurrate a musiche che spaccano i timpani.

Sì perché il cinema ha un fascino tutto suo: puoi vedere film appena usciti di cui tutti parleranno nei 3 giorni successivi, e tu potrai dire "Io c'ero" sentendoti parte di qualcosa di grande ed esclusivo. E poi vogliamo parlare di tutti gli effetti sonori e dello schermo così enorme da farti sentire dentro il film?!
Ma in fondo abbiamo detto che anche in casa si può avere questo effetto, è vero, però al cinema c'è quel non so che, che ti induce a sentirti quasi esaltato. Forse il fatto di condividere quel momento con persone totalmente sconosciute, di non essere a casa ti limita. Se hai voglia di alzarti ti imponi di rimanere seduto, non puoi continuamente parlare con il vicino o ti tirano i pop corn, e tante varie cose che fanno sì che il cinema sia un posto speciale.
Sì, i pop corn. Io non li prendo mai perché non posso accendere un mutuo tutte le volte che vado a vedere un film su un grande schermo. Però l'odore, la gente che sgranocchia, per non parlare di gente che litiga perché condivide lo stesso "buzzo" dei pop corn e si stipulano accordi il cui testo solitamente è "Dai, non mangiamoli adesso che c'è la pubblicità, sennò per l'inizio del film sono già finiti!"
Sì, perché anche al cinema c'è la pubblicità. E' odiosa.
Perché sei costretto a sorbire 30 minuti di pubblicità. Ma devo ammettere una cosa: al cinema anche la pubblicità è bella. Soprattutto i trailer. Anzi, secondo me dovrebbero mandare solo trailer in quella mezz'ora. Sarebbe sicuramente più inerente al contesto ed anche più interessante.
E devo anche dire che ad ogni trailer ogni volta mi dico "Questo lo devo vedere". Anche i trailer sono stupendi, spesso anche più belli dei film stessi.

Ma torniamo al cinema.Se è così bello, se mi affascina così tanto, perché ci vado poco?

Costa troppo. Non è possibile pagare più di 7 euro per vedere un film. E soprattutto non mi piace il sistema.
Non sono una di quelli che criticano il cinepanettone o i film comici un po' demenziali, anzi, a me piacciono proprio. Però secondo me molti cinema hanno perso il vero senso di esso. Riservano 3 sale per la proiezione di un unico film, solitamente genere "pop", mentre escludono totalmente film più "di nicchia".
Secondo me non è questo lo spirito del cinema. Il cinema sta diventando davvero troppo un'industria che punta solo al guadagno.
Io prima di industria cinematografica la vedo come arte, e nel mondo dell'arte si lascia spazio anche al piccolo artista, e non solo al grande.

E poi ormai anche nel mondo del cinema vanno avanti solo le grandi catene, non ci piace più andare al cinema nel centro della città con 2 o 3 sale da 30 posti ciascuna, però così va a finire che rimangono in piedi solo questi enormi edifici con 7 o 8 sale in periferia che proiettano solo i film che portano grandi guadagni.


giovedì 28 novembre 2013

Perché amo gli AMERICANI -spazio51-

Ho già parlato di Americani e americanate, ma è NECESSARIO tornare sull'argomento perché oggi è il giorno più "americano" dell'anno.
Poi ormai lo sapete, adoro il loro essere esaltati in maniera così naturale!

Per i più ignoranti oggi si celebra il THANKSGIVING, il Giorno del Ringraziamento, ma che cosa si fa oggi? 
Si ringraziano babbo e mamma per averci messo al mondo?
NO
Si ringraziano i professori per averci promosso con 18 e un calcio nel sedere all'esame di statistica? 
NO
Si ringrazia la banca di fiducia per i prestiti al 10%?
NO
Ma allora chi si ringrazia?
Nessuno!

Obama e figlie con il loro schiavo bianco
alle prese con la cerimonia di "Verifica del Deretano".
Al centro il National Thanksgiving Turkey POPCORN,
il tacchino più americano degli USA, l'unico ad essere stato
realmente rin-GRAZIATO.
Gli unici che si ringraziano sono gli innumerevoli tacchini che, non solo vengono dolcemente sgozzati, ma per assicurargli una vita nel paradiso dei pennuti piena di pepe, gli si farcisce il canale anale fino alla bocca dello stomaco!

Scusate l'immagine raccapricciante, ma oggi persino il carissimo primo presidente afro-americano Barack Obama ha compiuto o assistito a questo gesto così regale. 

Ma questo giorno è solo questo? Perché è così sentito dagli Americani?


Non voglio fare la parte di Piero Angela, ma mi calerò per qualche secondo nelle vesti di storica e vi porterò nel magico mondo delle Americhe del 1600.

(Immaginatevi la musichetta)
Era il lontano 1621, quando 102 cristiani perseguitati decisero di lasciare l'Inghilterra e di salire a bordo della Mayflower alla volta del Nuovo Mondo.
Sbarcati in America si trovarono spaesati: terre ostili e desolazione, non avevano speranze di superare l'inverno. Ma fu solamente grazie all'aiuto dei nativi americani che gli indicarono cosa coltivare (granturco) e quali animali allevare (tacchini) che riuscirono a sopravvivere. 
Fu allora che i Padri Pellegrini, quei 102 cristiani scappati dal Vecchio Continente, decisero di celebrare una festa per ringraziare Dio per l'abbondanza del raccolto e gli indigeni per l'aiuto dato.

I protagonisti di How I met your Mother postano
una foto "#INSTACCHINO"
Da quel momento il Thanksgiving Day continua ad essere celebrato in tutti gli Stati Uniti il 4° giovedì di Novembre.

Ma perché gli Americani sentono così tanto questa festa?
Perché ci sono puntate di Simpson, Griffin, Settimo Cielo e Buffy l'AmmazzaVampiri dove son tutti intorno al tavolo con un bel tacchino al centro? 




Ovviamente perché gli Americani sono tuttora riconoscenti agli Indigeni per essersi fatti segregare nelle riserve, perché gli Americani sono il popolo più riconoscente a Dio che esista, il popolo più cristiano al Mondo!
Loro infatti ripudiano la guerra; da bravi capitalisti sanno condividere con il prossimo, loro amano la Madre Terra e le sono riconoscenti ratificando il Protocollo di Kyoto!

Quale popolo è più grato all'umanità e a Dio degli Stati Uniti?
Quale?

Super Mario in basso ha affermato: "E' grazie a Lui, lì in alto,
 se il popolo Americano è ancora qui.
Grazie di esistere Uomo Ragno!"
Beh, sì, devo dirlo. Gli Americani li adoro perché sono esaltati, hanno reso mondiale una festa bellissima. La festa che ricorda l'importanza del RINGRAZIAMENTO.

Cosa c'è di più bello di dire GRAZIE?!?!?
E' una celebrazione densa di significato, e gli Americani sentono la necessità di fare parate e di far volare enormi palloncini dalle forme più stravaganti in onore del Signore Nostro Iddio.
Sobrio omaggio ad Hello Kitty




Beh, che invidia mi fanno gli Americani!
L'unico popolo che ha davvero capito l'importanza di dire GRAZIE!



Grazie di esistere America!


mercoledì 27 novembre 2013

Ma come si dice.. TERMOSIFONE? -spazio50-

Ciao webAmici!
Oggi vi propongo qualcosa di nuovo ed utile!
Mi sono rotta di fare la blogger impegnata, poi so che siete pigri e che vi basta vedere che un mio "articolo" sia più lungo di una pagina per farvi smettere di leggere!

Quindi, basta introduzioni e arriviamo al dunque: dopo la rubrica "DENUNCE A CASO" ho deciso di aprirne un'altra (quella sulle denunce continuerà all'infinito, state tranquilli), una rubrica molto più leggera che spero apprezziate!

E il titolo di questa nuova serie di post è.. tutututututuuuuuuuu rullo di tamburi: "Ma come si dice?"

Eheh, siete rimasti delusi? Eh, lo so, non è che abbia grandi idee rivoluzionarie, ma ve la spiego in BREVE.

Impareremo INSIEME nuovi vocaboli in lingua INGLESE e SPAGNOLA!
Figo no?!?!?
Ho messo INSIEME in maiuscolo perché io sono la prima a dover imparare nuove parole, quindi potrebbe anche capitare che dirò grandi cavolate, ma voi fidatevi dai!

Per non fornirvi una sola misera parola sceglierò un campo semantico e da lì tirerò fuori i vocaboli più o meno comuni!

Ed eccoci arrivati al dunque e.. Ma come si dice TERMOSIFONE?
In inglese è piuttosto semplice da ricordare: RADIATOR
In spagnolo è ugualmente facile: RADIADOR







Ma dobbiamo sapere che in Spagna non è comune utilizzare i classici termosifoni a muro, si parla piuttosto di STUFETTE elettriche, quelle con una ventola che butta aria calda per capirci. In generale quindi, al posto di termosifone, è più comune sentir parlare di CALEFACTOR, che traduce stufetta elettrica. In inglese si traduce HEATER.


Ma sono finiti tutti qui gli impianti di riscaldamento?
Direi di no!
Abbiamo parlato di stufetta, ma come si dice STUFA A LEGNA?
In inglese WOOD STOVE. Se utilizziamo solo la parola "stove" loro intendono più che altro il fornello con il forno sotto.
Stessa cosa avviene nello spagnolo. Si traduce ESTUFA DE MADERA, se usiamo solo "estufa" anche loro intendono come gli inglesi! Mentre noi comunemente usiamo anche solo la parola stufa per designare la stufa a legna!



Ed ultimo, ma non meno importante.. Come si dice CAMINO? 
In inglese si traduce FIREPLACE (non confondere con chimney che è più propriamente la canna fumaria).
In spagnolo diciamo CHIMENEA.



Può bastare per oggi, ma vi ricordo che se in italiano abbiamo parlato di RISCALDAMENTO, in inglese abbiamo parlato di HEAT o HEATING e in spagnolo di CALEFACCIÓN!!

Ciao ragazzi, alla prossima puntata di.. "MA COME SI DICE?"











Perché tutti sono amici di tutti -spazio49-

Appartengo al genere femminile, un genere che non mi appartiene.
Sia chiaro, sono la donna più sensibile e dolce al mondo, ma non capisco molte cose nemmeno io delle mie compagne di sesso.
Veramente boh, non so neppure se siano invece caratteristiche del genere umano ed io sia magari tipo aliena. Ma boh..
Perché tutti sono amici di tutti?
Come fa la gente ad avere voglia di dimostrare affetto, interesse e spendere il proprio tempo per persone che in realtà non conoscono un decimo di quanto credono di conoscere?
Io sono un po' asociale da questo punto di vista. Sono la più solare, estroversa, chiacchierona al mondo. Ma quando si dice "gli amici li conto sulle dita di una mano" è vero.
Poi io sono amica di tutti alla fine, ma è un altro discorso.
Io qui, adesso mi riferisco a quelli che sono amici di tutti tipo che con tutti si dicono "Ehi, è una vita che non ci si vede, presto dobbiamo andare a prendere un caffè per raccontarci.."
Ma raccontarvi cosa? Forse la storia della vostra vita? Sì, perché forse ancora dovete conoscervi proprio..
Come fate ad essere così amici di tutti?
Io non avrei voglia di andare a prendere un caffè con una persona che non mi conosce e che non conosco, a meno che non ci si voglia conoscere, e sarebbe un altro discorso ancora.
Mi danno i nervi, soprattutto sui social network, questi che si riscoprono amici di vecchia data.
Se son 10 anni che avete smesso di andare a scuola insieme, è inutile l'aperitivo tra amiche per aggiornarsi, quando 10 anni fa, a scuola, parlavate solo di italiano e matematica.

Allora, se mi dite: è una questione di farsi i cavoli degli altri per raccontarli poi ai veri amici, quelli stretti, son d'accordo. Ma se mi dite "No ma io ho davvero voglia di prendere un caffè con lei, ci sono amica" vi dico no e aggiungo, ma va a cantare!

Non sono concepibili nel mio mondo queste amicizie a giornate.
ALT, uno dei miei alt qui ci sta: ci sono amicizie in cui ci si vede poco, ad intervalli più o meno regolari, ma che comunque si è grandi amici. Ma queste sono amicizie che funzionano ad alternanza costante di periodi distanti e vicini, ma sono amicizie forti proprio perché funzionano così.
Invece quelle pseudo amicizie in cui si è fatta una serata insieme, poi ognuno la vita sua e manco si sa che cosa fa nella vita l'altro, sono amicizie? Possiamo chiamarle così, per far presto, ma dai, dopo non mi uscire coi cuoricini su fb che dai come si fa?
Eh sì, perché anche se ci hai passato solo 7 ore della tua vita, poi  quando vedi comparire il nome nella chat di FB eheh sì: allora via gran pilottone, ed è lì che parte la proposta per l'uscita di rimpatriata. Ma rimpatriata de che?!?!?
Un'amicizia può anche essere a distanza, un'amicizia forte accetta anche periodi senza sentirsi o vedersi, ma è tutto regolare, tutto torna.Non è un'eccezione il vedersi giusto perché a qualcuno è preso voglia di parlare..
Non è che uno scappa fuori dal nulla e siamo tutti grandi amici.

A me piacerebbe davvero un mondo dove tutti sono amici di tutti, ma amici veri di tutti, non che tutti vanno a prendere il caffè con tutti per aggiornarsi per poi raccontare i cavoli venuti a sapere ai veri amici stretti.
Così non siete veri amici di tutti!!!!


Uff..

martedì 26 novembre 2013

ProsaPerVoi -spazio48-

E' bello quando ti prende voglia di scrivere
ma è brutto se ti prende quando hai sonno..

Soprattutto è brutto quando hai voglia di scrivere, hai sonno, e la mattina seguente devi alzarti presto.
Ma è ancora più brutto se hai voglia di scrivere, ma hai sonno e la mattina seguente devi alzarti presto perché devi lavarti i capelli prima di partire.
Ma è brutto se tu hai una chioma folta e non puoi permetterti di fare uno shampoo in 5 minuti e soprattutto asciugarli in 10.
Ma è bruttissimo poi quando hai tanti capelli e sei costretta ad uscire con la testa umida.
Ma se poi hai la testa umida è bruttissimo quando forse nevica.
Ma poi fa proprio schifo quando tu non puoi goderti i fiocchi bianchi cadere, osservandoli dalla finestra, e tu vicino al camino canticchiando con un sorrisino jazz "Let it snow".
E poi brutto è quando nevica e tu devi anche farti un'ora di macchina verso i monti dove solitamente, se fa la neve, meno di due metri non ne fa.
Ma poi è brutto se tu domattina ti devi ancora lavare i capelli perché oggi la caldaia non funzionava e c'era solo acqua fredda. E se non va la caldaia non vanno nemmeno i termosifoni.. E quando fuori son 4 gradi ecco, in questa parte del mondo la doccia si fa solo con l'acqua calda al punto giusto.
Ma poi è proprio brutto brutto quando tu domattina devi ancora lavarti i capelli perché oggi la caldaia non andava e oltretutto stasera è venuto il tipo della caldaia e non l'ha potuta aggiustare.
Ma è sempre brutto quando tu hai voglia di scrivere, continueresti a scrivere per ore, ma poi rileggi, arrivi a quando hai detto che domani devi alzarti presto, guardi l'orologio ed è mezzanotte e quattorcidi, odio scrivere i numeri in lettere, 14.
Quindi è brutto soprattutto salutarvi così, avendo descritto brutta la giornata di domani quando invece forse sarà anche carina.
Vi bacio tutti, lettori amati,
perché voi sempre mi siate grati
anche se scrivo sgrammaticata
anche se sono improvvisata

Non so finire, un altro bacio

lunedì 25 novembre 2013

Libri di carta o digitali? Denunce a caso #4 -spazio47-

Ho appena scaricato un sacco di libri in Pdf..
Non mi sento in colpa, sono dei classici scritti da gente morta mezzo secolo fa e non tolgo soldi a nessuno! I loro nomi sono già scritti nella storia da un pezzo, non hanno bisogno dei miei 5 euro! Sì, perché ormai le loro opere non valgono più di così, economicamente parlando!

Comunque non mi interessa parlare di pirateria e cose varie, so che è sbagliato e che i veri letterati comprano libri veri e danno soldi a chi se li merita e bla bla bla, ma a me ogni tanto piace fare la criminale.

Stavo pensando a queste nuove tecnologie che ci permettono di avere tutto (o quasi) e subito (connessione permettendo).
E' un discorso da affrontare su diversi livelli e mi sono chiesta: meglio libri on-line o libri di carta?
Beh, potrei stare a parlare per ore e siccome mi è impossibile fare discorsi ordinati vi chiedo di venirmi incontro.

Nessuno può mettere in dubbio il fascino e il valore dei libri cartacei: quelle copertine più o meno particolari, l'odore della carta, la consistenza delle pagine, il rumore di quando le sfogli, il valore affettivo legato all'oggetto, le orecchie che danno quel senso di vissuto, i segnalibri con le dediche, i libri prestati, quelli presi in prestito, quelli lasciati in bagno per mesi, quelli sul comodino, quelli che non si riesce a finire e quelli che finisci in una notte.
Eh sì, hanno proprio un gran fascino quei libri di carta, tutti simili ma diversissimi nel carattere della scrittura, nella forma e nelle dimensioni..

Senza dubbio con l'E-book tutto ciò si perde, viene a meno questa emotività legata al libro di carta: tutti appaiono uguali, niente odori o rumori, niente copertine, niente consistenza.

Eppure qualcosa di buono c'è, ma occorre fare un'ulteriore precisazione: non si parla semplicemente di file da scaricare sul pc da leggere con programmi tipo Adobe Reader (Pdf) o Word, ma anche di veri e propri dispositivi creati per leggere, su cui è possibile catalogare migliaia di libri acquistabili su librerie on-line.
In questo caso non si parla di pirateria o di file scannerizzati qua e là, ma di veri e propri libri in formato digitale.
Nel caso di questi dispositivi non ci si trova neppure di fronte al problema del fastidio alla vista che un normale pc o un tablet possono dare a causa dell'illuminazione.
Infatti gli aggeggi sopracitati sono muniti di tinture particolari che apparentemente funzionano come un normale libro di carta: per capirci, se è buio, non leggi!

Sono ottimi soprattutto per gli studenti o per chi viaggia: è possibile portare con sé un numero spropositato di testi con il solo peso del dispositivo, ed è facilissimo e velocissimo reperire nuovi libri con pochi passaggi ed una connessione.
E' davvero fenomenale!
C'è da dire però che è altrettanto facile e veloce perdere un'intera libreria digitale: basta un click, un bottone calzato per sbaglio e PUF, migliaia di libri, PAGATI e LETTI, si cancellano.
Sappiamo come funziona il digitale, tutto c'è e non c'è, tutto è un po' astratto, quello che vedi alla fine non lo tocchi. E nel caso dell'E-book è proprio così.
Tu leggi un sacco di libri che credi di possedere, ma un minuto ce li hai e quello dopo no.
Poi lo sappiamo bene, i dispositivi tecnologici hanno una vita breve, o comunque sempre meno duratura dei libri di carta.
Basta pensare al fatto che la storia è stata ricostruita grazie a manoscritti e testi SU CARTA che hanno sopravvissuto a guerre, invasioni, agenti atmosferici, catastrofi naturali, mentre noi quanti cellulari abbiamo cambiato nella nostra vita? Quante TV si sono rotte? Quanti pc abbiamo formattato? Quanti file abbiamo perso e mai ritrovato?
Beh, sicuramente un'altra forza dei libri di carta è la durata nel tempo, quindi il valore storico che acquisiscono. Una libreria in casa è qualcosa che non scompare facilmente: non basta un click, per far sparire un libro devi bruciarlo, o al massimo un'alluvione può rovinarlo, ma non è detta che si perda.

Nel caso dei file uno potrebbe dire "Puoi anche perderlo facilmente, ma altrettanto facilmente puoi ritrovarlo perché i file sono presenti sulla rete e mai scompariranno".. E' vero, ma il libro che TU HAI COMPRATO E PAGATO è scomparso. E poi, almeno nell'era moderna, anche nel caso in cui si perde un libro di carta lo si può ricomprare o comunque trovare da qualche parte. Il concetto è che se tu perdi un libro di carta magari qualcun altro lo trova e lo legge, se perdi un file perché lo cancelli, quello è come scomparso, non c'è più, un file in meno e nessuno se ne accorge. Assurdo!

Nel caso invece dei files che uno scarica in vari formati per pc o tablet tutto è diverso: credo non sia una cosa per niente legale, un po' come per i film.
Però alla fine, io dico, nessuno pensa al risparmio di carta????
Quante tonnellate di carta ho "sprecato" io, e dico io, solo io, nella mia "carriera scolastica"?!?!?
Da quando faccio la prima elementare ogni anno compro una decina di libri di centinaia di pagine che rimangono a metà, i maestri e professori ci rifilano un sacco di fotocopie. 
Ma l'apoteosi è arrivata all'università, con le dispense: i professori si creano questi manuali personali, spesso inutili e pieni di nozioni messe a caso che, al posto di renderli disponibili sul web agli studenti, danno a questa o quella copisteria dove tu sei costretto ad andare e a spendere quei 15 o 20 euro.

Per carità, io poi odio studiare e leggere al pc, ma perché non mi si dà la possibilità di scegliere cosa stampare e cosa no?
Perché devo sprecare tutta questa carta? 
Vi giuro, ieri ho sistemato i cassetti ed ho riempito cartelle di fogli.
Mi fa brutto anche buttarla via certa roba, troppo perfetta e immacolata per sembrare usata!

Io capisco che la gente ci debba guadagnare, ma un po' di rispetto per l'ambiente no?!???

Impossibile dire se sia meglio il supporto cartaceo o quello digitale, ma sicuramente, quando possibile, io eviterò di sprecare carta!




mercoledì 20 novembre 2013

lunedì 18 novembre 2013

Denunce a caso #3 -spazio45-

Oggi voglio scrivere senza scrivere in realtà sto usando il registratore vocale del mio cellulare e mi limiterò a parlare senza utilizzare alcun tipo di punteggiature se voi mi ascoltaste parlare sicuramente capireste molto meglio rispetto a ciò che state leggendo perché l'intonazione vi da un'idea chiara dei concetti che voglio esprimere stessa cosa avviene nello scritto grazie all'uso della punteggiatura se questa non viene utilizzata è quindi probabile che non si riescano a cogliere i concetti fondamentali del discorso o comunque che si faccia una gran confusione non è assolutamente da sottovalutare l'importanza che i punti e le virgole e tutti gli altri segni ortografici hanno nella nostra lingua scritta l'uso dell'intonazione è qualcosa che non si impara sui libri ma si apprende in maniera naturale parlando e ascoltando gli altri nel caso della punteggiatura è invece indispensabile uno studio primario di quelle che sono le regole base per poi acquisire una maggior consapevolezza facendo pratica nello scrivere e leggendo.

Bene, torno a parlare come un essere umano.
Volevo fare un appello, anzi, questo è un appello a coloro che non fanno uso della punteggiatura.
Sia ben chiaro: io amo la licenza poetica, ortografica, e tutte le licenze possibili. Mi piace che si inventino nuove cose e che si scriva un po' come si vuole (in fondo osare e sfiorare l'errore è grande segno di consapevolezza).
E ci tengo a dire che difficilmente faccio la conservatrice o purista della lingua italiana.
Però quando delle cose sono fatte in un modo da centinaia d'anni è per un motivo preciso e secondo me UN MINIMO vanno seguite.
Non voglio farvi una lezione di grammatica italiana, io per prima ho molte lacune, ma vi parlo solo della punteggiatura.
Non credo ci siano regole precise e rigide sull'uso di quest'ultima poiché secondo me sta molto nel tipo di scrittura degli autori. Ma il senso ci deve essere, e deve essere trasmesso ANCHE grazie alla punteggiatura!
Quindi, cari ragazzi, sappiatelo: c'è un motivo SERIO per cui esistono le virogle, i punti, gli accenti e gli apostrofi.Voi italiani dovete ringraziare che la nostra lingua sia pressoché priva di accenti (tranquilli, è un'opposizione soggetto-aggettivo possessivo voluta -.-'). E vi dico, io preferirei che ci fossero! Sarebbe molto più facile capire come pronunciare certe parole, ad esempio i cognomi, su cui ogni volta ci sono mille dubbi!
Quindi, visto che mettiamo accenti solo sulle parole acute, METTETECELI, visto che solo in RARISSIMI casi è necessario usare l'apostrofo, USIAMOLO!
Ma parlando di virgole, ragazzi, io ne faccio un uso spropositato, è vero, ma almeno avete modo di capire tanti piccoli concetti di senso compiuto e fare un respiro tra uno e l'altro!
La punteggiatura serve.

Se scrivete -                     Giulia dice: <<Luca>>
è diverso da -                  <<Giulia>>, dice Luca
CHI DICE COSA?
CHI HA DETTO COSA?
CHI HA CHIAMATO CHI?
Cambiaaaa no??!

Ok, forse non è il migliore degli esempi. Ce ne sono di più stupidi ma oggi sono seria.
Usate la punteggiaturaaaaaaaa!


domenica 17 novembre 2013

Comunicazione di servizio: ho un blocco -spazio 44-

E' una decina di giorni che non scrivo, male.
Non male per voi mio caro pubblico, so che non vivete per le cose che scrivo, male per me. Il blocco dello scrittore è un male irreversibile, dura a lungo, a volte non si supera proprio.
Io ci riprovo, in fondo dall'ultima volta che ho lasciato qualcosa in questo spazio astratto di rete sono cresciuta, alla fine ho fatto molte cose.

Eppure non ho l'ispirazione, inutile comunicarvelo, volete qualcosa di accattivante e coinvolgente, ma non ce l'ho.
Ho sempre affermato che questo non è un vero blog, non è un giornale virtuale con articoli seri colmi di notizie o significati, è tipo un diario.
Io non sono una giornalista, non sono una blogger e non ho alcuna pretesa ambiziosa, quindi in tutta sincerità vi comunico che ho un blocco forte.
Scrivo spesso, inizio, ma poi lascio tutto a metà.
Ve lo voglio dire per sincerità e in fondo anche per lasciare qualcosa scritto con la speranza che l'ispirazione torni.
Ho tanti spunti, ho fatto mille cose belle e avrei molto da dirvi, ma se non mi viene sciolto e naturale per me non ne vale la pena.
Intanto vi dico questo e spero apprezziate.
Ho un blocco.

mercoledì 6 novembre 2013

Un sindaco italoamericano per la Grande Mela -spazio43-

Stamattina mi preparavo la mia colazione con tutta la fretta del mondo, ma dovevo aspettare che il latte si scaldasse, così nell'attesa ho acceso il televisore. Non mi fermo mai a guardare il TG, a meno che non si parli di America, americanate e americani esaltati. 
Non perché abbia una passione particolare a riguardo, ma perché mi mette davvero allegria vedere che si esaltano per un sindaco. 
Certo, non è il sindaco di Fano, è il sindaco di una metropoli paragonabile all'Italia intera, ma come si esaltano gli Americani nessuno mai.
E' veramente pazzesco!
Sarà che quello americano è davvero un popolo relativamente giovane che ha bisogno di farsi ancora una storia propria; sarà che non sono come noi europei che ormai non ci stupiamo più di nulla, che non abbiamo più fiducia, che abbiamo perso le speranze, ma 'sti americani si esaltano davvero tanto: da Halloween, al Thanksgiving (il Ringraziamento) alle elezioni di un sindaco.
Non sto a dire cosa sia meglio o peggio, se la nostra sfiducia o la loro esaltazione, perché non c'è né la cosa giusta né la cosa sbagliata: siamo popoli diversi che hanno approcci e reazioni diverse alle varie situazioni della vita del paese.

Beh, però dai, un sindaco italo-americano per la grande mela, sembra un po' un film di Alberto Sordi, eppure è vero. Ho sentito commenti tipo "Italiani all'estero che diventano sindaco di NY, italiani in Italia che evadono le tasse", commenti superficiali forse.
Forse sì, forse perché le notizie che riguardano l'america e le vicende americane ci arrivano sempre con quell'aura di perfezione che noi in Italia non avremo mai. E i cittadini americani, almeno per come appare qui nelle televisioni italiane, non partono subito a criticare il nuovo leader, anzi, lo sostengono. 
Guardi un servizio sull'elezione a sindaco in una città italiana e c'è da subito un tono triste e polemico, già dopo poche ore si iniziano a fare ipotesi sul passato da mafioso del neo primo cittadino o della presunta partecipazione a qualche bunga bunga: ci stupiamo se poi siamo così sfiduciati?

In Italia non c'è più un pizzico di esaltazione e di sentimento di identità nazionale nemmeno il giorno della festa della Repubblica. 
E vi ripeto che gli americani festeggiano ancora il giorno del ringraziamento, festa che ha origini ai tempi dei primi coloni che riuscirono a sopravvivere nonostante si trovassero spaesati in terre ostili e sconosciute e che per questo vollero ringraziare Dio e la provvidenza. 
Cioè, loro ancora si esaltano per una cosa successa 4 secoli fa, accaduta a gente poco civilizzata che è riuscita ad avere raccolti abbondanti e noi ce ne freghiamo della celebrazione del giorno in cui mezzo secolo fa siamo riusciti a trasformare l'Italia da monarchia distrutta dalle guerre mondiali a Repubblica, pronta per il boom economico?!?!?!

Cioè, a noi Italiani ci manca lo spirito. Negli Stati Uniti persino un homeless festeggia per l'elezione di un nuovo sindaco, anche se è un capitalista contro il welfare state che gli homeless li brucerebbe vivi. Son tutti contenti, almeno per i primi giorni. 
L'ho sentito parlare questo nuovo sindaco; salutava la famiglia della Campania. Tutti lo acclamavano, c'erano americani che si strappavano i capelli urlando "PIZZA PASTA E MANDOLINO", roba da pazzi, ma roba esaltante. 
In questi casi mi sento più americana che italiana. Perchè anche io sono così, mi esalto con ste cose.
Questi sì che ce l'hanno il senso di patria d'identità nazionale! Eppure è una federazione di 50 stati che fino al 1800 erano in guerra tra loro per abolire o meno la schiavitù, eppure è una nazione in cui ci son più negri o latinos che bianchi e fino a qualche decennio fa li facevano sedere in fondo nell'autobus e i segregavano. Però per ste cose si esaltano tutti insieme, senza distinzione.
Un paese con tante facce, in tutti i sensi, che però quando ci sono le elezioni o una festa nazionale sono i più felici del mondo. E vai di bandierine, di inni nazionali, eventi, parate, e chi più ne ha più ne metta!

NY oggi è stato l'emblema di tutto ciò, una città multietnica in idillio per un italiano.
Che cosa contraddittoria. Ma ammiro la convinzione degli americani, è una cosa pazzesca. 

Concorsi di bellezza: il trionfo del trash! -spazio42-

Guardavo un noto programma televisivo di cui non farò assolutamente il nome per motivi che non ci è dato sapere, quando mi si presenta servizio su quei concorsi di bellezza che spopolano ogni estate nelle nostre cittadine.

Il mio pensiero più immediato è stato: "che deficienti devono essere queste ragazze per partecipare ad una cosa del genere!"
In realtà è uno di quei pensieri che mi passa per la testa tutte le volte che mi capita di imbattermi in questo genere di cose, ad esempio quando mi ritrovo a guardare cose come "MissFano" su "FANOTV".
Per non parlare di book fotografici fatti alla meno peggio, con ragazze seminude, con i tacchi, su divani in stile trash coperti da stoffe in raso rosso bordeaux  e qualche effetto della luce messo così, a caso.
Sì, davvero qualcosa di troppo trash, ma non trash al punto di essere figo, è trash e basta. Spazzatura quasi..

Ma sia chiaro, lo ripeto, si tratta di pensieri immediati, pensieri prodotti dalla vena critica e avvelenata degli esseri umani di sesso femminile, poco oggettivi a volte.
Ed è  proprio per questo che ne voglio parlare in questa sede: voglio cercare di approfondire la cosa, di capire i motivi che spingono le ragazze ad esporsi così tanto per un fantomatico premio. 

Per me è una cosa patetica, è vero, lo penso, ma non giudico male chi partecipa, soprattutto se lo fa "per gioco", per guadagnare qualche soldo o per divertirsi.
Ma se davvero qualcuna sente il bisogno di essere eletta miss in questi concorsi di basso rilievo, se davvero qualcuna sente la necessità di vincere un premio del genere per sentirsi bella, non stiamo messi bene.
Opinioni mie. Ma sono cose che mi mettono un po' di tristezza. 

Nella mia zona ci sono ragazze che per anni di seguito provano a vincere lo stesso inutile concorso. Ogni anno sempre più convinte, per questo le ammiro, ma non capisco il perché, non è un po' umiliante?
Non voglio fare discorsi tipo "basta con la strumentalizzazione della donna". Non penso ci sia nulla di male, anzi, credo che il corpo femminile debba essere a volte considerato come "opera d'arte", e che vada ammirato e fatto ammirare. Apprezzo le modelle, le fotomodelle e chi lavora con il proprio corpo. Ma i concorsi di bellezza di provincia non li digerisco.
Foto di ragazze bellissime che con certi costumi da bagno, abiti, trucchi e acconciature tipo impalcature, sembrano badanti est-europee che si agghindano per andare al Tris la domenica pomeriggio. E quelli che vivono dalle mie parti sanno di che tipo di locale stiamo parlando; (non alludo a nulla di razzista, parlo di moda, e diciamo che polacchi, ucraini e compagnia bella non solo proprio all'ultimo grido).
Ragazze dalla corporatura non adatta a sfilare che muovono due bei prosciutti sulla passerella ostentando sicurezza. Ripeto, le stimo per questo, ma io che non me lo posso permettere me ne sto a casa, non tanto per vergogna, ma per decenza. E scusate, ma spesso voi non ne avete.
Per non parlare di pancette sballonzolanti o gambe lunghe 20cm.
Ripeto, vi stimo per la vostra self-confidence, ma un po' di amor proprio ce l'avete?
Poi per carità, tante se lo possono permettere, e fidatevi che non sono una che guarda il pelo nell'uovo. Ma mi chiedo (e se siete tra le sopra citate siete pregate di rispondere) perché lo fate?
Cosa vi aspettate?
Che sensazioni provate?

Ripeto che vi stimo, e non lo dico affatto con ironia in questo caso.
Veramente secondo me siete persone che dimostrano PARADOSSALMENTE di fregarsene di ciò che la gente pensa. Vi piace mettervi in mostra, farvi guardare, farvi giudicare, ma per assurdo è anche vero che non date poi troppo peso a ciò che si dice, perchè, e FIDATEVI, spesso nelle cittadine il pubblico in percentuale è composto  maggiormente da gente dai commenti acidi e cattivi piuttosto che da amatori che apprezzano.

Non ci vedo nulla di davvero appagante nel vincere un premio di bellezza di questi livelli medio-bassi. Capisco vincere miss Italia, ma queste cose organizzate così, tanto per, dove vediamo cani e porci, non vi sentite male anche solo a partecipare?

E poi i sogni di gloria come sfondare nel campo del cinema o della televisione, non vi sembra tutto un po' troppo finto?
Purtroppo il lavoro di modella è per poche, non ostinatevi a sfilare o a fare servizi fotografici. Dico purtroppo perché sono la prima a cui piacerebbe intraprendere questo tipo di carriera (UHUHUHUHUHUH), ma conosco i miei limiti ed evito di spaventare la gente camminando su una passerella o facendo pose poco credibili.
Capisco che poi sia appagante postare la foto del servizio che hai fatto per il tuo book, per cui hai speso 200€ e a cui ti sei fatta accompagnare dalla mamma poiché sei minorenne e magari hai fatto un po' l'audace davanti ad un fotografo non troppo professionale, per non dire arrapato,  su facebook e collezionare mi piace su mi piace e commenti tipo "dovevi vincere tu", però dai, ci siamo capiti no?!!?


Ho forse parlato in maniera troppo diretta e ho seguito quell'immediato pensiero cui ho accennato prima senza sviluppare ulteriori opinioni. Però è questo ciò che penso. Che sia un po' triste ridicolizzarsi senza rendersene conto!
E ci tengo a dire che non generalizzo al concorso in sé e a tutte le partecipanti, ma a quelle che indubbiamente non hanno i requisiti e che si ostinano a ripresentarsi: una volta fatelo, sbagliando si impara, ma non andate a farvi prendere in giro ulteriormente. 



lunedì 4 novembre 2013

Denunce a caso #2 -spazio41-

Oggi non sono molto ispirata, se ascoltassi la mia vena creativa non dovrei stare qui a scrivere..
Però ormai ho il mio giro di lettori, ho delle scadenze, delle pretese, delle aspettative, devo pubblicare qualcosina, e in fretta.
Altrimenti mi sembra di non adempiere al mio lavoro. Quindi, come tutti gli scrittori e giornalisti di media fama che si rispettino sono costretta a dirvi due cavolate.
Sia chiaro, ho detto "media fama" non di sproposito: è quel punto della carriera in cui non si è tanto famosi da potersi permettere di aspettare la prossima ispirazione e campare di rendita dai successi precedenti, ma non si  è neppure tanto sconosciuti da potersi permettere di fare pause di riflessione artistica che durano settimane poiché nessuno si accorge della nostra assenza.

Beh, la realtà è che io non rientro neppure nella media fama, sono nella fase di transizione tra l'essere sconosciuti e mediamente famosi..
Ihih, lo dimostra il fatto che vi espongo liberamente e in tutta sincerità il fatto di non essere molto ispirata e di non avere nulla di profondo di cui parlare.
Si denota una certa umanità in tutto questo, qualità che la fama oscura un pochino. Quindi forse sono del tutto sconosciuta e i miei sogni di gloria sono vani.

Veramente non è che non ho ispirazione, sono più che altro molto stanca, e quando la stanchezza è veramente pesante non riesco nemmeno a pensare, ma una cosa voglio farla: DENUNCIARE le ingiustizie!

Datori di lavoro DISUMANI, ascoltatemi: in passato voi imprenditori, padroni di ditte, grandi industriali, vi potevate permettere di sfruttare i lavoratori come una risorsa qualunque. La manodopera la consideravate al pari delle materie prime e dei macchinari. Poi qualcuno è arrivato e ha cambiato un po' le cose. Gli operai, i dipendenti hanno aperto gli occhi, hanno smesso di sentirsi degli oggetti a disposizione del padrone, hanno iniziato a chiedere diritti: basta orari di lavoro improponibili, basta sfruttamento, basta ingiustizie.
Sono nate le corporazioni, i sindacati, ed effettivamente ci sono stati sviluppi MOLTO positivi per i lavoratori, al punto che se ci consultiamo con qualche imprenditore va a finire che adesso sono loro a rimetterci per imposte varie che devono pagare per conto dei dipendenti.

Ma io cosa voglio dire adesso?
Voglio forse fare la comunista e gridare a gran voce contro il capitalismo?!
No, sia ben chiaro. Avrei fatto il nome di Marx, avrei parlato più nello specifico se fossi stata preparata in materia, ma non lo sono abbastanza né per sostenere ideologie di "sinistra", né per abbattere quelle di "destra".

Come sempre faccio discorsi semplici e chiari, che più o meno filano. E non ci sono dietro ideologie o moralismi, ma una denuncia.
E' una denuncia molto breve ma intensa: DATORI DI LAVORO, abbiamo ottenuto molti diritti, lavoriamo lo stretto necessario, non facciamo orari assurdi, qui in Italia spesso facciamo meno di quel che serve e di ciò che potremmo fare, siamo inefficienti, improduttivi, non siamo di certo all'altezza dei tedeschi. Ma questi diritti sono nulla in confronto al valore che abbiamo. Dovete trattarci con umanità. Se mi dai lavoro, se io "dipendo" economicamente da te non sono assolutamente di tua proprietà, non mi tratti come ti pare, non mi tratti come un tuo inferiore in senso umano. Mi rendi partecipe delle tue decisioni, crei un rapporto di fiducia con me, un rapporto umano e non prettamente lavorativo.
Altrimenti perché non sostituire tutti con le macchine?
Perché le persone fanno la differenza proprio per l'intelligente umanità che hanno.
Basta datori di lavoro indisponenti, basta!
E basta anche noi lavoratori sfaticati e pretenziosi!
Ognuno faccia il suo, e staremo tutti meglio!


mercoledì 30 ottobre 2013

Sto diventando presuntuosa -spazio39-

Ennesimo spazio vuoto, pieno di parole, di parole vuote.
Non vi sto a comunicare le motivazioni di questo post, ma sapete che per me scrivere è una valvola di sfogo, anche se quello che scrivo non è assolutamente uno sfogo.
Stavo solo pensando che il numero di immagini che chi scrive inserisce nel testo è inversamente proporzionale alle cose che ha da dire.
Beh sì. Ricordate quando alle medie avete iniziato a fare le prime ricerche-tesine?
Mamma mia quante foto!
Ogni paragrafo un'immagine:
"Giulio Cesare (via con la foto di Giulio Cesare) viveva a Roma (via con la foto di Roma), una grande città piena di monumenti tipo il Colosseo (foto) l'Altare della Patria (foto).." Beh, a questo punto la professoressa aveva sufficienti elementi per darti un bel NON CLASSIFICATO. Sì, perché sia il Colosseo che l'Altare della Patria sono postumi di Giulio Cesare!

Ecco, se le cose da dire sono poche quando uno scrive ci mette delle foto. All'inizio lo facevo anche io. Poi ho iniziato a pensare fosse troppo infantile come cosa e mi sono limitata ad inserire immagini significative che potessero attirare l'attenzione e far cogliere meglio i concetti.
Ma ciò a cui voglio arrivare è che chi ha poco da dire tende a riempire i discorsi di altro, nel caso della comunicazione scritta spesso si tratta di immagini, ma badate bene, questa strategia è usata spesso anche nell'oralità.
Non ce ne rendiamo conto, ma parliamo in continuazione con gente che non dice nulla, che parla di aria fritta, ma che mettendo, metaforicamente, un sacco di foto nel discorso, ci incanta. E noi lì a dire "Wow quante belle cose ha da dire."
La verità è che non è così: c'è chi dice poco, chi dice proprio poco, ma usa paroloni, esempi, e allora ci sembra sapere tante cose.
Non temete fratelli. Forse sa meno di noi. Ma ha il dono della dialettica e la capacità di fare Inserisci - Immagine - Da File - Apri e così arricchire i suoi discorsi vuoti con il niente.
Un po' come faccio io..


Denunce a caso #1 -spazio38-

In questo minuscolo ritaglio di tempo voglio fare una denuncia-appello-critica ad una classe lavorativa, che per forza o per amore, tutti conosciamo.
Gli insegnanti.
Proprio ora che ho scritto questa parola mi è tornato in mente che forse in passato ho già scritto a riguardo, e forse la mia opinione non è nemmeno cambiata. 
Ma sento la necessità di ritornare sull'argomento e di urlare ciò che penso.
Insegnare è un mestiere difficile, tra i più complicati al mondo. Non si tratta di svolgere una mansione, tanto meno di ragionare per arrivare a progettare qualcosa di grandioso. E' un mestiere che è tutto e niente, difficile definirlo con esattezza, difficile anche stabilire delle regole da seguire per svolgerlo al meglio. E' una via di mezzo tra fare il genitore e il prete, cose per niente facili.

E' uno di quei mestieri in cui NON solo è necessario avere conoscenze teoriche e pratiche sugli argomenti da spiegare, ma si deve essere anche NATURALMENTE in grado di trasmettere qualcosa di spirituale a chi si ha davanti, quindi è FONDAMENTALE avere una GRANDE umanità, qualità che in molti altri mestieri è sicuramente meno importante.
Faccio l'appello a tutti gli insegnanti di questo mondo, in particolare a quelli che hanno a che fare con bambini piccoli.
Maestre, maestri, non è abbastanza conoscere, sapere; insegnare significa prima di tutto EDUCARE, trasmettere valori semplici come il rispetto e l'educazione, nulla di più e nulla di meno.
Non devo essere di certo io a dire come si fa l'insegnante, ma è assurdo ciò che sento e vedo.

lunedì 28 ottobre 2013

Cosa fa davvero "cultura"? -spazio37-

A 20 anni mi sono trovata di fronte a qualcosa di totalmente nuovo, per certi versi anche distante da ciò che sono sempre stata.
Ho avuto per la prima volta a che fare con ciò che comunemente viene definita come "cultura".
Sì, quella dei libri, dei grandi scrittori, autori, saggisti, romanzieri, storici, filosofi, cose di questo tipo. Va bene che un po' tutto fa cultura, anche la curiosità letta sulla "Settimana Enigmistica", ma non neghiamo, e soprattutto voi intellettualoidi, non negate che per cultura spesso si intende "quella dei libri". Se vogliamo essere un po' più aperti ci mettiamo pure l'arte, intesa come i quadri e compagnia bella.
Ovviamente, ripeto, sappiamo tutti che la cultura non è solo questo, ma non devo dirvelo io nel 2013.
Ma io, diplomata in un istituto tecnico, una che legge poco o niente, o al massimo la Settimana Enigmistica prima di andare a letto, cosa posso venirvi a fare la morale sulla cultura?
Una come me al massimo potrebbe provare a fare la rivoluzionaria più banale del mondo parlando di cultura musicale e dire cose tipo: "C'è un universo infinito di gruppi, musicisti, cantanti, cantautori che hanno fatto la storia, vorreste dire che questa non è cultura?!?!?! E' cultura, eccome se è cultura!" Ma non voglio dire ovvietà oggi.
Ho altro da dire. 
Mi concentro proprio sulla cultura dei libri. quella cultura che ho sempre snobbato perché mi son sempre stati sulle palle i grandi lettori "che sanno tutto loro".
E' vero anche che ho sempre parlato per citazioni, citazioni di quelle poche opere che mi è capitato di leggere a scuola PER FORZA.
Devo dire che mi esaltavo un sacco a leggere storielle varie, romanzi, per non parlare delle poesie! E quindi parlavo per citazioni, ma dicevo cose di una incoerenza indescrivibile poiché dette da me: "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Io lo dicevo, la persona più bruta che più bruta non si può!
Beh, affari di un'ignoranza pazzesca.
Dicevo, alla fine ho sempre parlato per citazioni, soprattutto bibliche, quindi diciamo che la mia cultura "libraia" ce l'ho pure io. E poi dai, nel mio caso si tratta pure di un testo sacro!
Dicevo, nuovamente, che per quanto abbia sempre parlato citando cose trovate qua e là, fingendomi anche io un'erudita lettrice accanita, ovviamente parodiando i veri intellettualoidi che mi circondano, in realtà sono sempre stata affogata nell'ignoranza.
Non me ne vanto, anzi un po' mi schifisco da sola. Mi sento ignorantissima, soprattutto da quando frequento una università di Lingue e Letterature straniere. Beh, sì, assolutamente ignorante. Vorrei dire che non lo dico in senso dispregiativo nei miei confronti, ma semplicemente che sono ignorante poiché IGNORO certe cose, ma la realtà è che lo dico proprio in senso spregevole. Come può una ragazza come me non sapere tutte queste cose. Però è così, che ci posso fare?
Beh, sapete che ci posso fare? Io lo so.
Ho una lacuna, grossa, una mancanza, grossa, ancora più evidente quando mi trovo a fianco illustrissime ex-liceali, fresche di studi approfonditi di autori di fama internazionale come Proust, Freud, Joyce, Kafka, etc. che io, ahimé, ignorantemente ignoro.
Quindi, cosa ci posso fare? 
Mi creo una delle mie teorie, una teoria che sostiene una mia tesi, arriverò alle mie conclusioni, e non dovrò più né sentirmi ignorante, né disprezzare gli intellettualoidi che mi circondano.

Il concetto è che qui se non leggi sei mezzo ignorante; se leggi sei mezzo colto. Se non leggi e sei mezzo ignorante e sei circondato da mezzi colti, essi ti fanno sentire due volte mezzo ignorante, quindi totalmente incolto, ops, ignorante. Non dico che io lo sia, ma che gli intellettualoidi mi ci fanno sentire con i loro discorsi pieni di citazioni e di filosofie astratte, più astratte della religione cattolica che tanto vogliono mettere in dubbio. 
Beh, la mia teoria è questa. 
Io scrivo e non leggo, quindi sono anche più intellettuale e colta di voi che leggete e non scrivete. Se leggete e scrivete allora mi battete, ma io vi batto se leggete e basta. Perché qui è un po' come la storia dell'uovo e la gallina, cosa viene prima, ovviamente la gallina. Cosa viene prima, la scrittura o la lettura, ovviamente la scrittura! Cioè, è anche più logica e facile da capire della storia dell'uovo e la gallina. Per forza prima una cosa va scritta per essere letta!
E invece una cosa non scritta non può prima essere letta!! (??!?!?!?!???!?!?!?!?!?!?!??!?!?!??!?!?!???)
E' così e basta.

Se io non scrivessi, se gente come Freud, Proust, e tutti gli altri, non avessero scritto, voi non avreste avuto la possibilità di leggerli; di lettori è pieno il mondo, di scrittori anche, ma meno.
Poi se siamo scrittori di talento, di spessore, che scrivono per cambiare i connotati della storia o semplicemente per esprimere una inutile parte di sé, cosa cambia?
Io non credo che TUTTI questi autori di fama internazionale abbiano scritto con scopi precisi, spesso erano anche alcolizzati depressi, era "solo" una forma di evasione.
Poi la colpa è di chi ci ha studiato sopra che li ha fatti passare per quelli che riflettevano sul mondo e si facevano domande esistenziali per risolvere i problemi della società.
Se le facevano le domande esistenziali, ma per risolvere la PROPRIA vita, come faccio io, io che mi sento dannatamente inferiore a tutti questi intellettualoidi.





mercoledì 23 ottobre 2013

Altri pensieri vaghi, vuoti, inutili -spazio36-

Ho capito che il numero di cavolate che dico, ops, il numero di post che pubblico, è inversamente proporzionale alle ore di lezione all'università che mi sorbisco ogni santo giorno.
Beh, è ufficialmente iniziato l'anno accademico e questo sapete che significa?
Niente studio matto, niente quaderni o evidenziatori sparsi ovunque, nemmeno serate da sballo tipiche degli universitari. Almeno non per me.
Nel mio caso si tratta molto semplicemente di sveglia presto, un'oretta di macchina, 8 ore di lezione FITTE, altra oretta di macchina, cena volante e via di corsa ad uno dei miei tanti impegni serali (non vi illudete, non si tratta di nulla di losco o passionale, tutt'altro!). Ah, sì! Tra un affare e l'altro a volte cerco anche di incastrarci una doccia :)

Stavo riflettendo sulla quotidianità e sulla vita pratica, niente pensieri esistenziali o viaggi mentali per rispondermi a domande tipo "Perché esisto? Chi sono io? Chi mi ha creato?"
Semplicemente volevo arrivare a capire se IO preferisco i periodi di nullafacenza TOTALE, sveglia tardi, pomeriggi al pc o sul divano a mangiare e ad annoiarsi, serate trascorse a cercare qualcuno con cui trascorrere la serata, che ovviamente non trovo mai, altrimenti non le trascorrerei a cercare qualcuno ma CON qualcuno, oppure se preferisco i periodi così pieni da non trovare DAVVERO il tempo per una doccia che duri più di 2 minuti e di asciugare i capelli. Voglio arrivare a capire cosa preferisco tra le due cose per poi fare in modo di vivere più orientata verso uno stile di vita piuttosto che un altro.

Probabilmente non sono tra le persone più attive e produttive di questo mondo. Ma vi assicuro che non mi voglio lamentare per pigrizia o semplicemente perché sono una tipa lagnosa, ma perché davvero ci son momenti in cui non mi sembra di poter respirare. Eppure, direte voi, stai scrivendo su questo coso, pubblichi continuamente su Facebook o Twitter, ti pare una vita piena e indaffarata? Beh, sì, perché mentre sto su FB e pubblico una cavolata guido, e mentre scrivo 'sti post sono all'università nella mia pausa pranzo, mentre mangio di corsa. Diciamo che uso il pc come fonte di relax momentanea. E poi, se vogliamo dirla tutta, dovrei approfittare di questa oretta di pausa pranzo per leggere uno dei 25 libri assegnatimi. (?!?!?)
Beh, ripeto, beh, chi mi conosce sa che se ho un'ora libera NON la passerò MAI a studiare, leggere cose di natura scolastica-universitaria. 
Per meglio dire, NON sfrutterò mai il mio tempo libero per fare il mio DOVERE. Lo passo facendo il mio PIACERE, e a meno che non ci mettiamo tutti d'accordo e cambiamo dicitura al tempo "libero", chiamandolo "tempo da usare per studiare-leggere e fare il proprio DOVERE" io farò cose che mi danno piacere, anche se non sono propriamente produttive.
Beh, comunque alla fine non so cosa preferisco. E' vero che non avere il tempo per un'uscita improvvisata o per una doccia che duri 10 minuti mi mette un'ansia tale da non riuscire a far nulla con tranquillità, neppure le cose programmate da mesi, però d'altra parte stare a casa tutto il giorno, come ho fatto fino ad un mese fa, prima che iniziassero i corsi, è frustrante, noioso, demotivante. 
So che la vita è un ciclo, un circolo di alti e bassi, momenti intensi, stancanti ma "ricchi", che si alternano a momenti di relax totale ma così vuoti e noiosi, però la mia passa davvero da un estremo all'altro. 
Non esistono vie di mezzo..
A volte si dice la grossa cavolata che si vorrebbe stare una vita intera a far niente, senza lavorare e facendo i mantenuti. Beh, io non lo auguro a nessuno, proprio a nessuno. Penso sia una delle cose più frustranti e noiose che ci possano capitare. Non insulto chi si fa mantenere, anzi, un applauso per l'intraprendenza, ma sostengo che far niente tutto il giorno non possa essere appagante. Cioè, almeno a me non piacerebbe farlo per lunghi periodi.
E poi non è vero che poi uno che ha molto tempo libero lo usa per fare chissà cosa, magari parte con l'idea di fare mille cose esaltanti, ma arriverà a trovare il far niente come qualcosa di così noioso e piatto che non avrà nemmeno più voglia di riempirlo e finirà per stare tutto il giorno chiuso in casa a mangiare, guardare film, e, se gli va male, ad ordinare qualcosa da bere al solito bar la sera. 
Boh, chi non fa niente tutto il giorno, senza alcuno scopo (e non dico senza uno scopo nella vita, ma senza nemmeno un obiettivo poco ambizioso per la giornata, nemmeno lo scopo più stupido come "devo arrivare vivo a stasera") me lo immagino come in quei film americani: gente depressa al bar che ordina alcolici, sola, trasandata, una cosa deprimente.. No?
A me i periodi di TOTALE nullafacenza danno questa sensazione, mi sento una deficiente incatenata in un qualcosa di vuoto da cui non si esce, come esci dal niente se non esiste? Non esci, ci stai, perché alzare un braccio, quando sei abituato a far niente, stanca, meno ne fai, meno ne faresti.
Più ne fai.. MENO NE FARESTI. Sì, il concetto è questo, io "ne farei sempre meno", non sono attiva e produttiva ve l'ho già detto.
A parte gli scherzi, se ti svegli a mezzogiorno e stai in pigiama fino alle 4, non pensare che una doccia, un po' di trucco, i capelli ordinati possano darti la vitalità e cambiarti la vita. Avrai sempre un'aria da rincoglionita e la voglia di fare sotto i piedi. E' tutta questione di atteggiamento. Essere positivi, volenterosi, attivi, ma fin dall'inizio, altrimenti siamo persi. 

Però cavolo, in momenti come questi in cui non ho nemmeno il tempo per farmi venire l'ispirazione e mi tocca (in senso figurato) scrivere cose di poco valore mi viene un gran nervoso e BRAMO quei momenti di nullafacenza.





martedì 15 ottobre 2013

Il peso che non do alle parole -spazio35-


Le parole hanno un gran peso.
Ci sono persone che ne usano poche blaterando cose tipo "mai sprecare le parole".
Ma per me non sono mai sprecate e chi ne usa poche ha paura di esporsi. Non parlo di chi esprime i concetti usando pochi vocaboli, ma di chi sta zitto e parla solo quando è accerchiato dai propri simili, sicuro di avere il loro consenso. Una cosa che mi ha sempre dato il nervoso sono le persone che non parlano, soprattutto quando gli viene chiesto di parlare, anche se la richiesta è implicita. E non parlo delle persone timide che fanno una gran fatica ad aprir bocca, quelle le capisco, non sembra vero ma anche a me prende quel tremolio e quel vuoto di stomaco prima di parlare in pubblico a volte, ma parlo di quelle persone così spavalde nei propri ambienti che poi tacciono quando è ora. Vuoi perché non sanno effettivamente cosa dire, vuoi perché hanno paura di esporsi.
Io stimo molto le persone che si espongono, indipendentemente dal contenuto dei loro discorsi. Ovvio, parlo di gente seria con idee, anche diverse dalle mie, ma oggettivamente valide, però se una persona non si espone, non si schiera da nessuna parte, e se addirittura nemmeno dice "non so da che parte schierarmi", e sta zitta, in mezzo ad un mondo che gira, quella persona mi dà sui nervi..
Non amo gli individui che parlano a vanvera, ci mancherebbe, però quelli che stanno in silenzio con quell'aria da "non parlo perché i tuoi discorsi non attirano la mia attenzione", beh quelli mi stanno antipatici..

mercoledì 9 ottobre 2013

non dirmi "scambia spacciatore" -spazioXX-

Sono in uno stato psico fisico compromesso
non capisco nulla, blaterom, non deve interessartii il motivo di ciò, anche la legge se uno è incapace di intendere e di volere, magari perché si è drogato, in un certo senso giustifica il reato
io non sto nemmeno commettendo alcun reato, parlo solo a ca**o e pubblico ste cose e mi sputtano
ma non mi frega, è il mio modo di fare rivoluzione ok?
voi perbenisti non mi piacete, voi finti alternativi finti comunisti rivoluzionari, cos'è la cosa più rivoluzionaria che avete? il rasta che vi arriva al culo? o il buco nel naso? 
no, veramente non ce l'ho con nessuno, solo sono in uno stato psico fisico compromesso e tutto ciò che dico nonv ale
non vale proprio quindi non prendertela a male se sei uno di questi sfigati finti rivoluzionari alternativi sinistroidi intellettualoidi.
non ti spiego i motivo per cui non sono equilibrata, sono una squilibrata ma non farei mai del male a nessuno.
perchè se uno scrive un libro, in prima persona, e a parlare è un matto, la'utore di quel libro non viene preso per matto, anzi, magari vince il nobel per la letteratura per la grande opera scritta, e se io scrivo due righe facendo parlare una che blatera, che posso non essere io reale, mi date della pazza?
non ditemi scambia spacciatore, nemmeno che son mattak, sono solo in uno stato psico fisico compromesso e non sono in me, son tranquilla ma sto male e blatero
questa è la storia di una ragazza che blatera, ma non io, la ragazza, blartera
te non blateri mai? se hai sonno tipo non ridi senza motivo'? io sì
e anche se faccio qualcosa che non mi paice e non vorrei aver fatto sono compromessa, tipo ora.
vado a letto

venerdì 4 ottobre 2013

Non siamo forse cittadini del Mondo? -spazio34-

********ALT: questo post potrebbe risultare leggermente moralista, potrebbe innervosirti. Forse lo è, ma nella vita non si può sempre essere cinici!


Prima di essere cittadina fanese, sono cittadina marchigiana, prima di essere cittadina marchigiana sono cittadina italiana. Prima di essere cittadina italiana sono cittadina europea, e prima ancora di essere cittadina europea sono cittadina del Mondo.

Sì, è proprio così. Si tratta di pura logica e ricordo benissimo quando a scuola si studiavano gli insiemi. E il Mondo è l'insieme A, l'Italia, l'Europa, l'Africa, Fano, Pesaro, sono "solo" sottoinsiemi di A. 

E' brutto quando si finisce per identificarsi prima nel sottoinsieme e poi nell'insieme di origine. E' proprio limitante. Se non esistesse l'insieme Mondo, sta sicuro che non esisterebbe alcun sottoinsieme. E in quanto componenti dello stesso insieme dobbiamo per forza o per amore convivere pacificamente. Ricordate il cerchio dell'insieme con dentro tutti i puntini? 
Noi siamo quei puntini e ci ritroviamo tutti insieme nello stesso cerchio, anche belli vicini vicini visto che la superficie terreste rimane sempre la stessa e noi aumentiamo. Ma che male c'è?
Si sta più caldi e c'è più affetto.

E' vero che poi tra noi ci sono differenze, che io abito nella parte più a nord di questo cerchio e tu un po' più a sud, ma rimaniamo sempre dello stesso cerchio, quindi per quanto siamo diversi ti accetto e se mai vorrai venire nella mia parte di cerchio io ti accoglierò perché il cerchio è di tutti e le linee che formano i sottoinsiemi sono solo immaginarie, sono convenzioni per organizzarsi meglio.

Certo, in ogni sottoinsieme le abitudini sono diverse, bisogna un po' venirsi incontro, non si può fare di testa propria in ogni parte del cerchio. Perché ci sono leggi diverse, costumi e culture differenti, ma possono una legge, una religione, un'abitudine impedirci di convivere? Non siamo entrambi fatti di pelle e ossa?
Non siamo entrambi nati sulla Terra?

Sì, quindi come posso maledire questi fratelli nati nella parte del cerchio sfortunata che cercano di entrare nel mio sottoinsieme?
Come posso gioire se non riescono a sorpassare la linea?
Io non posso, non ci riesco proprio.
Perché a me il cerchio piace se è pieno di puntini, se questi puntini iniziano a sparire è un cerchio vuoto, quindi è inutile.

Se siamo parte tutti di uno stesso cerchio dobbiamo accettarci, e non intendo dire che dobbiamo prendere un'accetta e tagliarci la testa l'un l'altro, ma convivere pacificamente. 
Questo non significa che si debba per forza andare d'accordo con i membri di altri sottoinsiemi che si spostano nel nostro, perché, ve lo dico, anche tra i membri di uno stesso sottoinsieme, anche tra quelli di un sottoinsieme del sottoinsieme di un sottoinsieme dell'insieme di origine, ci sono rivalità e contrasti, però per un senso di appartenenza allo stesso sottoinsieme si accettano e convivono comunque, perché non riusciamo a capire che dobbiamo sforzarci di convivere a maggior ragione con quelli appartenenti allo stesso insieme?

A me viene naturale.
Se i puntini di due sottoinsiemi diversi si mescolano questo non significa che la cultura o le caratteristiche di questi due gruppi si annullano, anzi, magari se ne crea una nuova pur mantenendo intatte quelle che si sono incontrate.
E poi alla fine ragazzi, se mai fra 100 anni certi costumi e certe abitudini italiane, per fare un esempio, dovessero sparire, che cosa ci sarebbe di strano?
Non si tratta forse dell'evoluzione del Mondo?
Forse non ce ne siamo resi conto, ma MOLTISSIME abitudini sono scomparse e mutate in Italia negli ultimi decenni. Non ci siamo lamentati perché ci hanno fatto comodo e si sono infiltrate nelle nostre vite in maniera quasi subdola, ad esempio attraverso la tecnologia. 
Eppure non si tratta sempre di cambiamento di cultura?
Io direi di sì. 

Quindi prima di pensare a ciò che i puntini degli altri sottoinsiemi potrebbero portare di negativo nel nostro pensiamo a sostenerci in quanto membri di uno stesso insieme.
Non sterminiamoci a vicenda, neppure con le parole..

lunedì 30 settembre 2013

Vuota -spazio33-

Che senso ha scrivere adesso?
A 2 ore dal mio ultimo post?
Beh, ve lo dico, nessun senso a voi percepibile.
Per me ce l'ha.
Passare del tempo e non pensare a ciò a cui non devo pensare.

Da qualche tempo scrivo cose più razionali del solito, parlo di cose precise, cose che possano interessare a qualcuno.
Ebbene sì, torno su quei post personali, dove mi sfogo, dove parlo di me, quei post che quando li rileggo mi viene il nervoso e mi dico "ma come ti viene di pubblicare certe cose?".

Ora lo so come mi viene. 
Mi viene che se non faccio qualcosa scoppio.
Non ho voglia di parlare con nessuno, forse non ho nessuno con cui parlare, o meglio non ho nessuno con cui parlare che mi possa capire, o meglio, nessuno di quelli con cui potrei parlare avrebbe delle soluzioni.
Che poi, a dirla tutta, non saprei nemmeno cosa dire.
Sì, perché sono soluzioni quello che io cerco.

Mi son sempre detta che se ho un problema devo trovare la soluzione, e che, in quanto problema, ammette per forza delle soluzioni, se non ci sono soluzioni allora è un dato di fatto e devo solo rassegnarmi alla cosa e andare avanti.
Quindi, siccome credo di avere un problema e non voglio rassegnarmi, spero ancora nella soluzione, che non trovo.
Non sto a dirvi il problema, tanto meno a chiedere a voi, perfetti estranei, la soluzione.
Come ho anticipato sto perdendo tempo per non pensare al problema.

Non so più che scrivere e non voglio entrare nei particolari, quindi, d'ora in avanti troverai scritte cose che non ti interessano, quindi smetti pure di leggere.
Mi chiedo come mai non scrivo, mi sfogo, e poi evito di pubblicare, alla fine il tempo lo perderei comunque, ed è questo il mio obiettivo.
Però boh, pubblicare dà un ulteriore motivo per scrivere. 
Se fosse solo una perdita di tempo per non pensare alle preoccupazioni sarei ancora più triste e depressa, invece pubblicando mi sento qualcosa per qualcuno.
Non ho detto se qualcosa di positivo o negativo, ma so che in momenti come questo mi importa di essere qualcosa per qualcuno. E basta.

Invece non sono niente, sono indefinibile, indefinita, vuota seppure piena di sensazioni.
Vuota, perché piena di sensazioni vuote.


Perché l'IVA deve tornare al 20% -spazio32-

Ho sentito qualcosa sull'aumento dell'IVA.
Non ne so niente di preciso, non so se è già cambiato qualcosa, non so se sono discorsi astratti, non so se è una cosa che si farà a breve, so solo che si parla di aumentare di un punto l'aliquota.
Se ne parla, e già mi innervosisco.

Questo mi ha portato ad una riflessione durata poco più di qualche secondo: ho sempre pensato che uno stato in crisi debba operare strategicamente per aumentare le entrate nelle casse. Ripeto, STRATEGICAMENTE, non FURBAMENTE. Ed ho già detto tutto.. Evito di dilungarmi in discorsi di stampo comunista-populista inveendo contro lo Stato, i politici e compagnia bella.

Voglio solo dirvi la mia a riguardo, come faccio sempre..
E, tanto per fare uno di quei discorsi ovvi, forse un po' "da bar", ma non per questo banali, parto col dire che ho sempre sostenuto che aumentare le aliquote delle imposte di qualche punto, anche uno solo, potesse essere un modo intelligente di incrementare le entrate senza gravare troppo sui contribuenti. 
Beh, ovvio, quando ci sono in ballo cifre a molti zeri il discorso cambia e persino un centesimo di punto percentuale ha un'incidenza non indifferente, però si sa, se i soldi ad entrare sono molti, saranno altrettanti quelli ad uscire; in diritto è qualcosa che si chiama progressività e proporzionalità, tipo. 
Alcuni dei principi di giustizia alla base della contribuzione economica, tipo.

Beh, però c'è un'imposta in particolare che NON può aumentare, anzi, non può nemmeno diminuire, non deve proprio cambiare.
L'IVA.
Perché sì, l'IVA era e deve essere del 20%, (4% e 10% per categorie specifiche di beni di cui non ci interessiamo in questa sede).
Ma non mi interessa il discorso dell'aumento in sé, ribadisco che come idea quella di incrementare un'aliquota quando ce n'è bisogno è giusto, ma non l'IVA.
Lo dico con il cuore, è un argomento che mi tocca molto.
Aumentate l'IRPEF, l'INAIL o addirittura l'IMU, ma non l'IVA.
Cioè, l'iva è l'unica imposta di cui anche il più ignorante in materia sa l'aliquota. 
Quante volte nell'acquistare un elettrodomestico o un biglietto aereo abbiamo visto "IVA esclusa-inclusa" e abbiamo fatto i nostri calcoli sapendo che era del 20%?!?!

Per me è assurdo che cambi, è un valore della cultura italiana che sfuma, cioè, ragazzi, l'IVA è al 20%.
IVA=20% sull'imponibile.

Ma poi, e ci tengo a sottolineare che questo è il motivo principale che mi spinge a scrivervi e ad affrontare un argomento così specifico, vogliamo parlare delle conseguenze che questo cambiamento porterà nella vita degli studenti di economia aziendale?

Ebbene sì, parlo da ex studentessa di economia aziendale che si è trovata, nel lontano 2011-2012, in un vortice di dubbi e instabilità dovuto al passaggio dell'aliquota dal 20 al 21%.

Nei compiti di economia aziendale l'unica certezza era il calcolo dell'iva: 20%.
Numero tondo, facile da ricordare e spesso anche dal calcolo immediato. 

Nell'ultimo anno ci trovammo spiazzati, ogni volta ci si chiedeva se dovevamo calcolarla al 20 o al 21.
Dovevamo metterci d'accordo con il professore per poter partire coi calcoli.
Gli esercizi dei libri erano preparati per far tornare tutto tenendo conto che l'iva era del 20%.
E allora via con numeri dai mille decimali, numeri improbabili, calcoli impossibili, e calcolatrici che non tenevano abbastanza cifre.
Era un casino, ci veniva il nervoso.
Poi ci si è abituati..
Un altro aumento no però!!
Non pensiamo tanto alle tasche degli italiani ma a tutti i poveri studenti che dovranno settare la testa al 20, al 21 ed ora persino al 22%, a tutte le volte che si troveranno risultati assurdi negli esercizi con milioni di cifre decimali, 6 periodici, virgole e numeri strani.

A meno che i ministri non siano disposti a ristampare tutti i libri di testo per gli studenti e a rimborsare quelli già acquistati..Beh, l'iva deve tornare al 20%.

L'equilibrio, in quanto tale, è precario -spazio31-

Allora, partiamo dal presupposto che in genere quando inizio a scrivere non ho un'idea ben definita del messaggio che deve passare, a volte la mia intenzione non è nemmeno quella di lasciare un messaggio, il discorso viene da sé, quindi potrebbe anche non venir fuori nulla.

Ma sì, ho del tempo da perdere, o meglio, da trascorrere, quindi scrivo qualcosina di più o meno serio, più o meno stupido.
Pensavo a quanto il mio equilibrio sia precario, anzi, di come in generale sia impossibile trovarsi in una situazione di equilibrio non precario.
L'equilibrio, in quanto equilibrio, deve essere precario, nella vita ci sono troppe variabili che intervengono per cui è impossibile che tutte interagiscano tra loro in maniera così perfetta da portare ad un equilibrio. 
Per me è impossibile che l'equilibrio sia costante e duraturo, dura una giornata, forse, ma poi anche in quella giornata ci sono alti e bassi e l'equilibrio si dimostra per quello che è: PRECARIO.

Evito di usare il mio solito stile ridondante e quindi di ripetere quelle due o tre parole chiave per tutto il post, avete capito, parlo di "equilibrio" e di "precarietà" di questa condizione, quindi, per ciò che ho detto poc'anzi, mi impegnerò a non utilizzare ulteriormente questi termini, li ripeto ancora una volta: equilibrio e precario.

Perché oggi sono arrivata a questa conclusione?
Beh, non voglio raccontarvi i motivi reali e le vicissitudini che mi hanno portato a formulare questo pensiero, entrereste troppo nella mia sfera privata, ma il motivo è che mi succedono cose che dimostrano quanto sia difficile camminare sul "filo della vita" senza sbilanciarsi da una parte o dall'altra.
Io cado in continuazione. 
Una parola basta a farmi cascare tutti i castelli che mi creo e tutti i progetti che mi sono fatta.
Ma una parola qualunque.
Ma una parola detta da chiunque.
Non va bene..
E' una situazione troppo instabile, non va bene che una parola mi faccia ricredere ed un'altra sconvolga ulteriormente i miei pensieri.

Probabilmente è una cosa normale, ma vorrei capire come poter essere meno condizionabile e come essere più sicura di me e delle mie convinzioni.

Sono una contraddizione vivente, e per quanto mi definisca tutto fuorché una che si lascia condizionare, beh, invece sì, non mi farò condizionare in qualcosa di particolare, ma la realtà è che a me condiziona tutto al punto di sembrare condizionata da niente.
Cioè sì, per quel discorso che il tutto è come il niente, il troppo è come il poco, sì, quella roba lì.

Io faccio sempre troppo caso a tutto, e questo rende impossibile affrontare la vita in maniera serena. Perché sì, si sa, su ogni scelta che facciamo ci sarà qualcuno d'accordo e qualcuno contrario. Ed io, se su 1000 persone, anche uno solo ha qualcosa in contrario, entro in paranoia.
"Ma tu pensa per te, perché devi comunicare agli altri le tue scelte?" Direte voi.
Certo, ma non si tratta di questo, io non comunico proprio nulla, ma a meno che non decidessi di fare l'eremita (e anche lì le mie scelte sarebbero tormentate da uccellini, piante, e animali vari), dato che vivo in una società fatta di persone, dato che è impossibile non comunicare (1° ASSIOMA DELLA COMUNICAZIONE), mi trovo obbligata a rendere qualcuno partecipe delle mie azioni, e purtroppo questo mi porta a quella tempesta interiore di domande e di problemi che sballa tutto ciò che risiede in me!

Oggi non tiro conclusioni, perché ogni volta che aggiungo conclusioni con l'intento di chiarirvi le idee va a finire che faccio ancora più confusione.
E poi oggi non tiro conclusioni perché questo post è sconclusionato, questo blog è sconclusionato. 
Io, forse, sono sconclusionata, e non mi interessa scrivere cose tipo "partiamo da un problema, snoccioliamolo, analizziamo le cause, troviamo la soluzione", queste cose le fanno in quelle noiose riunioni aziendali; e poi, francamente, se avessi trovato la soluzione non stare qui a scrivere queste pseudo cavolate.

20 anni di contraddizioni -spazio30-

Sono al mio 30° spazio, non aspettatevi il 31, sarebbe troppo banale, "abbiamo fatto 30, facciamo 31!".. Beh, qui non funziona così, non ci sarà un 31, passerò direttamente al 32, perché sì, mi va così.

Scherzavo..

Allora, dicevo, "20 anni di contraddizioni", perché?
Perché oggi ho detto ad un amico "Ho un momento di ansia", replica lui "Un momento? 20 anni di ansia te!".
Però parlare di ansie che durano da 20 anni non mi sembrava carino, anzi, mi sembra proprio triste, anche perché "ansia" è il termine sbagliato, lo uso spesso in modo improprio. 
Sono solamente iperattiva da sembrare agitata, ma queste mie turbolenze all'esterno compensano una grande serenità d'animo. (Te ci credi?!?!)

Beh, quindi ho deciso di partire dallo spunto "20 anni di.." e ho capito di cosa, di CONTRADDIZIONI.
Sì, sono una contraddizione vivente, e mi piace definirmi tale poiché in questo modo posso permettermi di dire cose, smentirle, avere un'idea, cambiarla, comportarmi in un modo e subito dopo nell'opposto, sì, perché ammetto di essere una contraddizione e di vivere in una contraddizione quindi che colpa ne ho?
No scherzo, il fatto di ammetterlo non giustifica tutto, ma sicuramente mi libera dal peso dell'incoerenza.
Eppure in questa contraddizione mi sento così stabile, perché è una contraddizione così radicata in me, che dura da 20 anni appunto, da non essere più una vera contraddizione, ma un dato di fatto.


E' da quando faccio le scuole elementari che, puntualmente, in ogni tema mi trovavo scritto, ottime idee, scorrevole, lessico appropriato, ma ti contraddici troppo, non passa un messaggio chiaro.
E vi giuro, dal primo all'ultimo tema che ho scritto questo era il commento del docente.

Beh, non ho mai voluto cambiare modo di scrivere; alla fine al posto di ottimo prendevo ottimo meno, e al posto di dieci, nove.

Perché sì, non ci si può "vendere", e per me smettere di contraddirmi sarebbe cambiare me stessa, sono stabile nella mia instabilità.
Capisco che questa mia caratteristica possa risultare destabilizzante e che avere a che fare con me può sembrare bizzarro e difficile, eppure mi reputo semplicissima. 
Basta capire che io sono "tutto e il contrario di tutto".

Se hai una certezza su di me, stai pur certo che sono anche l'opposto di quello che hai pensato, che faccio anche l'opposto di quello che mi hai visto fare.


Ma non temere, non si tratta di essere LUNATICI!
ALT ALT ALT

Basta mi dispiace, ho finito la voglia di scrivere, forse continuerò il discorso nello spazio numero 31.
Sì, perché ci sarà anche il 31.
Odio le cose sconnesse e disordinate.