Allora, partiamo dal presupposto che in genere quando inizio a scrivere non ho un'idea ben definita del messaggio che deve passare, a volte la mia intenzione non è nemmeno quella di lasciare un messaggio, il discorso viene da sé, quindi potrebbe anche non venir fuori nulla.
Ma sì, ho del tempo da perdere, o meglio, da trascorrere, quindi scrivo qualcosina di più o meno serio, più o meno stupido.
Pensavo a quanto il mio equilibrio sia precario, anzi, di come in generale sia impossibile trovarsi in una situazione di equilibrio non precario.
L'equilibrio, in quanto equilibrio, deve essere precario, nella vita ci sono troppe variabili che intervengono per cui è impossibile che tutte interagiscano tra loro in maniera così perfetta da portare ad un equilibrio.
Per me è impossibile che l'equilibrio sia costante e duraturo, dura una giornata, forse, ma poi anche in quella giornata ci sono alti e bassi e l'equilibrio si dimostra per quello che è: PRECARIO.
Evito di usare il mio solito stile ridondante e quindi di ripetere quelle due o tre parole chiave per tutto il post, avete capito, parlo di "equilibrio" e di "precarietà" di questa condizione, quindi, per ciò che ho detto poc'anzi, mi impegnerò a non utilizzare ulteriormente questi termini, li ripeto ancora una volta: equilibrio e precario.
Perché oggi sono arrivata a questa conclusione?
Beh, non voglio raccontarvi i motivi reali e le vicissitudini che mi hanno portato a formulare questo pensiero, entrereste troppo nella mia sfera privata, ma il motivo è che mi succedono cose che dimostrano quanto sia difficile camminare sul "filo della vita" senza sbilanciarsi da una parte o dall'altra.
Io cado in continuazione.
Una parola basta a farmi cascare tutti i castelli che mi creo e tutti i progetti che mi sono fatta.
Ma una parola qualunque.
Ma una parola detta da chiunque.
Non va bene..
E' una situazione troppo instabile, non va bene che una parola mi faccia ricredere ed un'altra sconvolga ulteriormente i miei pensieri.
Probabilmente è una cosa normale, ma vorrei capire come poter essere meno condizionabile e come essere più sicura di me e delle mie convinzioni.
Sono una contraddizione vivente, e per quanto mi definisca tutto fuorché una che si lascia condizionare, beh, invece sì, non mi farò condizionare in qualcosa di particolare, ma la realtà è che a me condiziona tutto al punto di sembrare condizionata da niente.
Cioè sì, per quel discorso che il tutto è come il niente, il troppo è come il poco, sì, quella roba lì.
Io faccio sempre troppo caso a tutto, e questo rende impossibile affrontare la vita in maniera serena. Perché sì, si sa, su ogni scelta che facciamo ci sarà qualcuno d'accordo e qualcuno contrario. Ed io, se su 1000 persone, anche uno solo ha qualcosa in contrario, entro in paranoia.
"Ma tu pensa per te, perché devi comunicare agli altri le tue scelte?" Direte voi.
Certo, ma non si tratta di questo, io non comunico proprio nulla, ma a meno che non decidessi di fare l'eremita (e anche lì le mie scelte sarebbero tormentate da uccellini, piante, e animali vari), dato che vivo in una società fatta di persone, dato che è impossibile non comunicare (1° ASSIOMA DELLA COMUNICAZIONE), mi trovo obbligata a rendere qualcuno partecipe delle mie azioni, e purtroppo questo mi porta a quella tempesta interiore di domande e di problemi che sballa tutto ciò che risiede in me!
Oggi non tiro conclusioni, perché ogni volta che aggiungo conclusioni con l'intento di chiarirvi le idee va a finire che faccio ancora più confusione.
E poi oggi non tiro conclusioni perché questo post è sconclusionato, questo blog è sconclusionato.
Io, forse, sono sconclusionata, e non mi interessa scrivere cose tipo "partiamo da un problema, snoccioliamolo, analizziamo le cause, troviamo la soluzione", queste cose le fanno in quelle noiose riunioni aziendali; e poi, francamente, se avessi trovato la soluzione non stare qui a scrivere queste pseudo cavolate.
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