Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

lunedì 4 dicembre 2017

L'ovvietà non si può dire -spazio130-

Mi è parso di capire che ormai l'ovvio vada ovviato. Cioè bypassiamo l'ovvio, saltiamolo. Preferiscono che si parli sbagliando di cose non ovvie che dell'ovvio giusto.
Allora io un giorno scelsi di dire cose ovvie in modi meno banali, di fare, ovvero, virtuosismi con le parole. Pensavo, dunque, di fare cosa gradita a quei quattro presuntuosi che si permettono di condannare chi predica l'ovvio anche quando la cosa predicata produrrebbe positività per il mondo intero. Invece poi, questi, si lamenterebbero della poca comprensibilità della cosa, dell'eccessiva ricercatezza che sfocia nel ridicolo. Io, quindi, mi altererei e passerei dal virtuosismo alla volgarità che, è ben noto, è cosa assai più efficace quando si tratta con degli spocchiosi delle parole.
Quindi via di insulti, parolacce, urla, e lì allora tacciata per ignorante e nervosa.
Mi dissi dunque, mi direi un domani, facendo un mix di tempi e modi verbali: ma non è che a star zitti si fa meglio?



Per me è no.

martedì 21 novembre 2017

Cose che ritengo tristi -spazio129-

Non ho mai smesso di farmi venire i nervosismi, che non è nemmeno innervosirsi, è proprio un crearseli per senza niente. 
Mi è impossibile vivere serena, se le cose vanno più o meno bene io il problema lo devo trovare, me lo devo far venire. E non si tratta di essere pessimisti o lamentoni, è una condizione interiore che mi tormenta e basta. Gli altri forse nemmeno se ne accorgono, non glielo dico, almeno non sempre...ma ci son cose che voglio e che se non le ho mi fanno rabbia. Poi se devo stringere e chiedere ciò che voglio ai diretti interessati mi sento in errore, sento che quelle che prima percepivo come mancanze o disattenzioni in realtà le inizio a vedere come normalità e passano dall'essere colpe ad essere motivo per giustificare e quasi sentirmi in debito verso l'altro. 
Che cosa triste!

domenica 5 novembre 2017

Cosa vuol dire essere soli? -spazio128-

Ho smesso di scrivere da un po'... in realtà mi son sempre presa pause abbastanza lunghe. E a dire il vero, mi è capitato più volte di mettermi a scrivere, poi per una cosa o per l'altra ho cancellato sempre tutto.

Il fatto è che da quando scrivo, ho sempre scritto (e completato un qualcosa) in momenti di solitudine, nel bene e nel male. Da un po' di tempo a questa parte forse sono stata fisicamente meno sola, per cui forse ho scritto meno... ma so benissimo che è una condizione che non si perde mai, in nessun momento, la solitudine.
Solo che a volte ti ci senti di meno perché condividi qualcosa con qualcuno, a volte profondamente a volte no, ma comunque c'è una condivisione. Poi però, le persone sensibili come me, se si fermano a riflettere un attimo, tornano a sentire quel profondo senso di solitudine che in fondo non ci ha mai lasciati. Soprattutto il sabato notte... e allora ti chiedi? Ha senso abbandonare se stessi per qualcun altro che magari è passeggero?
Per degli amici?
Non penso. E non parlo di abbandonare hobby, persone, cose personali...è ovvio che questo sia sbagliato. Io parlo di abbandonare quell'intima relazione con noi stessi, quello che viene chiamata solitudine e che a volte è considerata negativamente.
In effetti a volte prende dei risvolti negativi, ma se la consideriamo come un forte contatto con il nostro io più profondo prende tutto un altro aspetto.
Io a volte temo di rinunciarci troppo e di sentirmi un giorno spaesata, di non conoscermi più. Ma son cose che non si fanno a comando... non posso impormi di sentirmi sola con me stessa se non mi ci sento. In fondo è bello sentirsi continuamente in contatto con qualcuno. Quindi perché rinunciare?
C'è un tempo per l'uno, e un tempo per l'altro.


mercoledì 31 maggio 2017

Più Ermetica che Mai

Nemmeno do più il numero allo spazio, più avanti, se appare, è perché ho modificato a posteriori.
Ho appena letto un articoletto di un bravo fotoreportista della zona, così si dice?

Perché per me l'arte, nel momento che si fa, non è più arte? Solo se tutto rimane pensato, inteso, immaginato, per me è bello. L'amore, i rapporti sessuali, le poesie, le canzoni. Ciò che è tradotto in qualcosa udibile, visibile, palpabile, odorabile, gustabile, eccetera, per me perde valore.
Vabè, non le spiego nemmeno più le cose che dico.