Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

giovedì 16 gennaio 2014

Abolizione del suffragio universale? -spazio 59-

Sono qui per aprire un dibattito, e basta.
Non arriverò a conclusioni, non darò risposte, parlerò, e basta!
Cioè, magari mi schiero, ma non do risposte.. Nel senso, se cerchi risposte e pensi che sarò io a dartele, vattene!! 
Ahah, dai scherzo, però non essere pretenzioso, parlerò, e basta!

Ho visto una pagina su FB dal titolo "Abolizione del suffragio universale". 


Ecco, fermati un attimo, rileggi il titolo e pensa al suo significato
 "ABOLIZIONE DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE"


Inizialmente ho messo mi piace per le foto simpatiche che pubblica, poi però ho capito lo spirito reale della pagina, e per una questione di coerenza ho tolto il mi piace. 
Sì, forse mi faccio troppe pippe mentali per un mi piace su facebook, però vabè, son fatta così!

Beh, comunque, pensavo, in effetti gli amministratori di questa pagina hanno anche ragione a dire che il mio voto NON può valere come quello di un ignorante qualunque, che il mio voto NON può avere lo stesso peso dell'analfabeta che l'unica cosa che sa fare è quella croce sulla casella. Beh no, io non sono come loro!
(IRONIA, per chi non lo avesse capito, IO non mi sento superiore o inferiore a nessuno)..

Cioè, ragazzi, ma stiamo scherzando?
Se ragioniamo così allora io posso dire che non mi sta bene che te, il creatore di questa pagina, veicolo di cotanta ignoranza, abbia il diritto di votare e soprattutto non mi sta bene che il tuo voto valga quanto il mio.

Beh, che ragionamenti sono?
Ma ci rendiamo conto?

Allora, il SUFFRAGIO UNIVERSALE è stata una conquista sociale dal peso non quantificabile. E' sintomo di sviluppo non solo sociale, ma di conseguenza anche economico, politico, culturale di un paese. Guarda caso i paesi economicamente più sottosviluppati sono paesi con dittature e in cui ad avere il diritto di votare sono ristrette fasce della popolazione!
Dai, vogliamo tornare indietro forse?
Adesso per carità, sia chiaro, non voglio fare un caso di stato per una stupida pagina di FB, ce ne sono miliardi molto più stupide, l'ho solo presa come spunto per una riflessione.


Il voto è un diritto bello e grosso, ed è un diritto di tutti.
E' vero che ci son persone così ignobili a cui non daremmo nemmeno il diritto di far la fila alla salumeria del supermercato, però come possiamo stabilire chi si merita un diritto così grande e chi no?
La cultura fa forse buona e brava una persona?
La religione fa forse una persona migliore di un'altra?
Cosa rende una persona degna di votare?
E cose invece ne esclude un'altra?

Secondo me il diritto di voto sarebbe da attribuire solo alle persone dall'animo buono, quelle aperte mentalmente, ma alla fine c'è un modo per definire queste cose? Posso giudicare una persona in maniera OGGETTIVA su questo genere di cose e in base a ciò decidere se concedergli il diritto di voto o meno?
Non è forse possibile che una persona che io vedo come "OPEN-MINDED" tu la veda ottusa e chiusa, solo perché magari non la pensa come te? E vogliamo correre il rischio di togliere a qualcuno il diritto di votare senza nemmeno aver trovato criteri che ci permettano di capire se qualcuno è degno di voto o meno?


Quindi secondo me nel dubbio meglio darlo a tutti il diritto di voto e sperare che la maggioranza sia giudiziosa.
Quindi non credo sia giusto fare selezioni infondate.. 
Quindi dai, non diciamo certe stupidate.







mercoledì 15 gennaio 2014

Ma come si dice.. MELANZANA? -spazio58-

Non capisco il motivo per cui ogni santissima volta lascio a metà quello che inizio!
Cioè, non è proprio così, ma cavolo, avevo promesso di fare una super rubrica dove cercavo di capirci qualcosa tra inglese e spagnolo, parole, espressioni, modi di dire, e invece ho abbandonato tutto dopo la prima "puntata" riguardante il calore, termosifoni, stufe e roba varia!

A dire il vero scrissi varie cose sul Natale, capodanno, in pratica tutte queste feste passate, ma non ho pubblicato nulla! Avrei voluto fare con voi una full immersion nelle tradizioni spagnole e inglesi che sono molto diverse dalle nostre! Però purtroppo non ho avuto la spinta per farlo.
Quindi, inutile piangere sul latte versato, ora sono qui, carichissima, per annunciarvi che sono tornata!

Comunque, è risaputo che ci insegnano fin dalla seconda elementare come dire ARANCIA, MELA, PATATA, POMODORO, INSALATA, e noi pensiamo di sapere tutto..

Ma come si dice MELANZANA?
Eh sì, forse tu lo sapevi già, io no!Gli inglesi la chiamano AUBERGINE, gli americani EGGPLANT.
In Spagna la chiamano invece BERENJENA. 


Non sono così immediate da ricordare, soprattutto c'è il rischio di fare confusione con un noto frutto, la
MANZANA, eh sì. Se sei in Spagna, Argentina, o chissà dove e sei alla disperata ricerca di una MELA, stai a vedere che gliela devi chiedere in inglese. "Quiero una... APPLE!"


Un'altra traduzione ambigua è quella di un comune ortaggio estivo, the CUCUMBER. Sarà mica il cocomero? Eh no, si tratta del CETRIOLO! Non è per niente facile, ma cerchiamo di ricordarci che in Spagna si dice PEPINO!


Non vorrei darvi troppe informazioni per non farvi confusione, ma ci tengo dare un'ultima curiosa traduzione. Una verdura usata tantissimo nelle nostre cucine è il SEDANO. In Spagnolo lo chiamano APIO. E fin qui ci siamo. La cosa davvero interessante è la traduzione inglese. Dicono infatti CELERY. Mi ha sempre fatto strano perchè nel mio dialetto lo chiamiamo SELLERO! E' curioso perchè, seppur la grafia sia diversa, la pronuncia è pressoché la stessa!!


Amore: sOpportarsi o sUpportarsi? -spazio57-

Sono piuttosto esaltata! 
C'è un argomento che mi tocca da molto lontano, ma voglio comunque parlarne, per aiutare quelli che invece si sentono particolarmente coinvolti in questo genere di situazioni.

In pratica in TV ci sono due, marito e moglie, che litigano: il problema nasce dal fatto che lei lavora come ballerina di Burlesque (se non sai che cosa sia informati).
O meglio, il problema è che lui è geloso degli sguardi maschi che la divorano ogni sera. 
Non voglio mettere in piedi un tribunale virtuale, mi limito quindi a dire che io do tutta la ragione a lei, ma per un solo motivo; lui l'ha sposata sapendo che questo era il suo lavoro e che questo avrebbe fatto per tutta la vita. Quando si sposa qualcuno si sposa anche quello che fa, gli interessi che coltiva, in parte anche quello che pensa, un po' tutto. 

Ma voglio andare oltre questa vicenda e prenderla semplicemente come spunto per dire una cosa: nelle relazioni, amorose e non, è POSSIBILISSIMO che con il passare degli anni e con il succedersi degli eventi le persone cambino leggermente -o magari radicalmente- opinione sull'altro, ed è possibile perché in primo luogo sono le persone stesse a cambiare e quindi a dare modo agli altri di mutare l'impressione che hanno di loro. E' per questo motivo che penso che alla base di ogni rapporto sano ci sia una grande dose di pazienza, un pizzico di sopportazione e soprattutto quell'apertura mentale in grado di far muovere tutti gli ingranaggi senza incepparsi. Diciamo che la pazienza è come un olio che fa girare tutto, anche in quei punti più arrugginiti. Eh sì, è la pazienza, non è l'amore.
Perché l'amore, anzi, l'innamoramento, quello che fa vivere tutto con irrazionalità, dura 6-12 mesi al massimo, poi si tratta di un piacersi, volersi bene, affetto, sentimenti che comunque lasciano spazio anche alla parte razionale del cervello (cosa che l'innamoramento non fa). Quindi per me il venirsi incontro, lo scendere a compromessi, è fondamentale in una coppia, ma alt, se due persone sono costrette a SOPPORTARSI c'è qualcosa che non va. La parola esatta, e l'ha detto la moglie in TV, è SUPPORTARSI, con la "u". Se un uomo ed una donna si supportano in tutti gli ambiti della vita, tutto viene più facile, ma se si arriva a doversi sopportare, a mandare giù rospi, a fingere che le cose ci stanno bene quando non è così, o si litiga in continuazione o si arriva ad un punto in cui si scoppia.

Quindi quando si sceglie qualcuno come compagno di vita, o comunque compagno di una parte della propria vita, è importante conoscere molto di lui, anche gli interessi più stupidi, e capire se noi siamo in grado non solo di sopportare queste passioni, ma anche di supportarle e di essere dei sostenitori. 
Beh certo, non è obbligatorio condividere tutto, ci sono sicuramente cose che possono risultarci del tutto indifferenti, ma è diverso essere indifferenti dall'essere contrari e sopportare. 
Se il mio ragazzo gioca a calcio ed è proprio fissato, posso immaginare che un giorno sarà fuori tutte le sere per questo motivo, e se accetto di stare con lui, accetto anche questo!
Se sono maniaca di make-up il mio ragazzo deve sapere che probabilmente esco truccatissima, e non può amare la bellezza naturale.

Poi ovvio, ci si deve venire incontro, si deve scendere a compromessi, ma in questi casi, quando ci sono in gioco passioni, lavoro, cose che contribuiscono a formare buona parte di una persona, non credo si possa arrivare a compromessi paritari. In pratica o si fa contento uno o si fa contento l'altro. Perché quando c'è qualcosa che non va in questo genere di cose significa che uno dice "Non devi fare questo" e l'altro che risponde "E' parte di me e lo voglio fare". E non ci sono vie di mezzo tipo "Fallo, ma fallo così" "Lo faccio, ma di meno". 

Non si tratta di dire,"A me piace un sacco la carne, a me un sacco il pesce, facciamo una volta per uno",  su queste cose, se non si è proprio ottusi, ci si va incontro facilmente, ma ci sono altre cose, apparentemente superficiali, che in realtà determinano la natura e l'appagamento di una persona.
E il problema sorge quando queste cose così fondamentali per il partner, noi non le condividiamo e passiamo una vita a sopportare. E la sopportazione dopo un po' diventa un peso. Un pizzico va bene, ma un rapporto non può basarsi su questo!

Non va, non va proprio.
E poi, sempre lì, in TV, un dottore e un'altra tuttologa hanno detto che saper rinunciare è un grande atto di amore. Ma stiamo scherzando? Cioè, in alcuni casi sì, ma non in quello oggetto di discussione!
Dipende che tipo di rinunce poi.
Per me è un atto di amore molto più grande accettare l'altro e amarlo per tutto quello che fa, non rinunciare! Amare deve essere un dono in tutto e per tutto, un dono che si dà e che si riceve, non una perdita!
Se ti metto nella condizione di scegliere tra me e una cosa che ami sono io la prima a non amare. O meglio, amo, ma un amore malato.
Ma ALT, non si parla di chiedere di rinunciare a "cose" oggettivamente negative per la persona o per la coppia: ovvio che se frequenti anche un'altra donna posso metterti nella condizione di rinunciare, ovvio che se ti droghi posso metterti nella condizione di rinunciare per il nostro amore. Qui stiamo parlando di cose "buone" fatte in buona fede, di passioni, di lavoro. Come può pensare una donna che il suo uomo ami il calcio più di lei e costringerlo a rinunciare? Come può pensare un uomo che la donna possa rinunciare ad uscire con le amiche per pura e malata gelosia?

Poi è scontato, ogni situazione è diversa e diverso è il modo di vivere le proprie passioni, ma se sono interessi "sani", vissuti in maniera "sana", secondo me non si può mettere qualcuno nella condizione di rinunciare, soprattutto se conoscevamo tutto di questa persona nel momento in cui l'abbiamo "scelta".

domenica 12 gennaio 2014

.. -spazio56-

Forse questo spazio virtuale sta diventando ciò che non doveva diventare, ma se mi serve per stare meglio, almeno per i prossimi 10 minuti, non voglio pensare a cosa sia bene rendere pubblico e cosa no.
Tanto chi mi legge o non mi conosce per niente o mi conosce al punto da saper come giudicare in maniera intelligente, e poi vabè, basta..

L'inquietudine che ho la domenica sera io non me la so spiegare. Fino a qualche tempo fa accusavo la scuola e mi dicevo che questa tristezza domenicale era un sintomo premonitore dell'arrivo drammatico del lunedì. Poi però ho iniziato a rendermi conto che anche in estate, durante le vacanze, la domenica sera venivo avvolta da una nube di malinconia. Arrivava questo nuvolone nero, puntualmente sempre alla stessa ora, alle 4 del pomeriggio.. E poi aumentava di volume e sentivo la sua presenza incombere su di me, ed era sempre più grande, era una crescita esponenziale fino a farmi scoppiare per la pressione la sera, prima di addormentarmi, spesso in lacrime o travolta dai pensieri. 
E' che non me lo so proprio spiegare. Ora non ho la scuola, non lavoro, sono in periodo di esami e non ho lezione, la domenica potrebbe risultare un giorno come gli altri eppure stasera sono triste e guarda caso è domenica.
E' una tristezza troppo strana. E' come se la domenica mi rendessi conto solo delle cose che mi mancano. Non riesco a guardare proprio ciò che sono e ciò che possiedo, vedo solo quello che mi manca e quello che non sono.
Voglio solo piangere, piangere, piangere.. 

giovedì 9 gennaio 2014

"Io voglio vivere, ma sulla pelle mia", dissero i Pooh, ah no, erano i Nomadi. -spazio55-

Che mi sia forse tornata l'ispirazione?
Non ne sono così sicura.
Devo prima arrivare alla fine di questo discorso e pubblicarlo per sentirmi di nuovo dentro al circolo degli scrittori, ma intanto ci provo.
Fino a questo punto ci sono arrivata un'altra decina di volte ma poi ho lasciato tra le bozze tutto ciò che avevo accuratamente scritto perché non avevo nulla da dire.

Beh, comunque, pensavo che io, come individuo, sto vivendo una vita impegnativa sotto molti punti di vista. Ma più di tutti sotto quello spirituale. E' troppo facile essere uomini o donne impegnati dal lavoro, figli, sport, hobby, io me la sono complicata, la vita.
Forse è una cosa che accade poi a tutti, ma io mi sento davvero di essere la persona che più riflette su sé e su come migliorare la propria anima al mondo, e forse anche questo accade a tutti alla fine. So di non essere speciale e diversa, quindi riparto col mio discorso parlando sempre di me ma partendo dal presupposto che sono una comune mortale e che queste sono cose che accadono a tutti, spero.

Beh, lo spero perché io mi sto perdendo la vita, quella mondana, le relazioni, le comuni pomiciate col fidanzatino per fare i viaggi e migliorare me stessa. Rifletto e penso e rifletto e ripenso, ma poi a cosa arrivo? A che serve migliorare se stessi, o cercare di farlo, se poi non si è in grado di condividere questa presunta crescita con nessuno?
Non voglio smettere di ragionare su me stessa perché voglio vivere una vita piena dal punto di vista spirituale e non lasciare tutto in sospeso e con mille punti interrogativi, ma voglio anche trovare il modo di conciliare questa mia forte tendenza alla meditazione interiore e la socialità.
Non voglio raccontarvi la mia vita, vi dico solo che non ho problemi a socializzare, ho amici, relazioni, ho tutto e sto bene, ma sento la necessità di conciliare questo mio rapporto con me stessa anche con gli altri.
E ancora non sono riuscita a farlo del tutto, ma sono sulla buona strada.
E siccome non voglio ridurre questo "blog" ad un misero diario metto in maniera esplicita ciò che io considero un buon consiglio: non adeguarti alle cose della vita "che capitano", non accettare che la tua vita sia vaga e vuota, va' sempre al cuore delle cose, alla radice dei problemi e vivi con tutto te stesso le cose belle che ti succedono. Non rimanere fuori dalle cose della tua vita, né da quelle belle né da quelle brutte. Non abbassare lo sguardo di fronte a ciò che non vuoi vedere, non voltare la faccia, perché ti perseguiterà come un'ombra fino a quando non deciderai di guardare il sole dritto negli occhi.
Ti farà male per un attimo, ma poi sarà bellissimo sentire il calore sul viso.

Ecco, dopo questa fase da filosofa in erba posso ritenermi soddisfatta e pubblicare, dopo 33 giorni, un post vago e vuoto, come la vita che NON dobbiamo vivere.
Peace&llon