E poi ci sono quei giorni in cui non hai nemmeno aperto le persiane e non sai neppure se ci sia il sole o stia piovendo.
E forse nemmeno ti interessa; stare chiusa in casa è la metafora del chiudersi in se stessi, ma non in senso negativo, chiudersi nella propria interiorità, scavare dentro sé e domandarsi ogni cosa.
Io ogni tanto lo faccio, non spesso, ma ogni tanto sì.
Soprattutto in estate, quando dopo giorni di sole e mare arriva il temporale, e allora non sai se disperarti per l'abbronzatura precaria che già sembra volersene andare o se cogliere l'attimo per stare a letto, a pensare, a fantasticare, a migliorarti..
Poi, quando ci sono quei giorni in cui non hai nemmeno aperto le persiane, ti prende un po' quella vena stile Fabio Volo, che sei mezzo malinconico e mezzo ironico, dici luoghi comuni per far sorridere, tipo questo.
Però dai, riconoscetemi la consapevolezza di tutto ciò e rivalutate l'idea che vi eravate fatti di me 8 o 9 parole fa.
Quando mi metto a riflettere e sono serena lo sento, fisicamente, non mi viene il pianto isterico, ma nemmeno quello triste e a singhiozzi, sto così, ferma, faccio le cose che vanno fatte, ci penso su, la mente è libera, per quanto possa essere libera una mente, e sto bene.
Poi però, se penso anche solo un attimo alla breve durata di questi momenti, mi torna un po' quel senso di vuoto, allora torno a scrivere delle persiane chiuse, della spiaggia col sole e la sabbia bagnata, della gente stesa nei lettini coperte dagli asciugamani, e da queste giornate d'estate piene di dubbi, ambigue, che ogni volta ti lasciano un po' spaesato, ma che forse sono l'unico vero modo per uscire dal solito corso dell'esistenza..
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