Quando pensi di dover tornare a casa, hai sonno, hai un cerchio alla testa che pulsa, ti senti sudicio e affaticato non vorresti altro che ritrovarti nel letto il mattino dopo, già sveglio e riposato, come se quei brutti momenti in cui sapevi che prima o poi ti saresti dovuto alzare, avresti dovuto camminare, prendere una metro, ricamminare, cambiarti, lavarti, pisciare e metterti il pigiama fossero in un secondo passati, non immagineresti mai che un incontro possa cambiare tutto.
Me la smetto di fare questi lunghi periodi.
Ed anche di fare queste minifrasi.
E anche di fare metanarrativa.
Ecco, una persona, un incontro, ti fa svegliare, passare il mal di testa all'istante, come se avessi preso dell'ibuprofene, come se avessi fatto una doccia calda, profumata.
Ti cambia la serata, non hai più voglia di tornare a casa, ma per un semplice motivo: conoscere gente, storie, vite è esperienza, ti fa crescere, riflettere e stare bene.. o male.
Una persona sposata, a 30 anni, già separata.
Detta così una cosa da disperarsi. Certa gente, te compreso, si sentirebbe un fallito, di aver buttato all'aria anni della sua vita con la persona che si è rivelata sbagliata ma che il tuo cuore crede ancora perfetta. Ti senti un vuoto dentro misto a rabbia e disperazione. Allora piangi, provi a uscire e a dirti che in fondo a 30 anni si è ancora giovani, che ancora puoi farti una vita e che troverai un altro migliore e che ti faccia essere più felice, ma per quanto bevi birra, ridi con gli amici, dici stupidate, dentro di te quel malessere ti invade e nemmeno la donna più bella o intelligente può farti stare davvero bene.
E allora sali su uno sgabello in un bar e fingi di volare, come un uccello, poi scendi e ripensi alla tua vita e ti viene da piangere, stai solo, esci dal locale e rifletti, pensi a te e a quei giorni in cui forse avresti dovuto fare altro. E invece ti sei sposato. Hai comprato una casa.
Hai amato..
E così io sto lì, a guardare quella persona e quegli occhi che piangono e a chiedermi come poter aiutare, cosa poter dire per togliere tutta quella disperazione.
Non mi do risposta perché il tempo è l'unica cura.
Ma è lì che un sorriso e una parola stupida possono far sparire tutto per un secondo, tutto il male per un attimo sembra essere dimenticato.
Tutto il sonno, tutto il sudiciume, tutti i rimpianti per quegli anni che sembrano ormai buttati.
E allora non hai più 30 anni, ne hai 27.
E dici ad una sconosciuta che andresti con lei a Venezia, a primavera, che se però ha il ragazzo non importa, ti capisco. Ma se non ce l'hai fammi sapere.
Anche senza avere il suo numero, tu fagli sapere che ci sei.
Ma davvero lo vuoi?
O serve ad aumentare il tuo spropositato ego?
Non è che questa tua sete di aiutare è una sete di egoismo, di vanità?
Poi lo fai soffrire, fai peggio.
Ma tu a Venezia ci vuoi andare, tu vuoi salire sullo sgabello e fare l'uccello.
E andare a casa sua, prendere un taxi, guardare gente che beve vino e tu che pensi, ripensi, osservi e rifletti.
Ti chiedi se quella persona che ti ha cambiato la serata, che piangeva, la puoi aiutare o meno, o se fai peggio.
Quindi ti dici che forse, quando incontri le persone, è meglio ascoltare due minuti, ma poi ricordarsi che la metro all'una e mezza chiude e andartene a casa.
Camminare, camminare, pisciare, lavarsi e mettere il pigiama.
Perché se non lo fai all'una di notte, lo fai alle due del giorno dopo.
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