Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

venerdì 1 marzo 2013

Tra talento e passione -spazio22-

Giovanni amava scrivere racconti. Per quanto avesse l'aspetto del rubacuori e nonostante più volte gli fosse stato attribuito l'appellativo di Don.. Giovanni, appunto, era un eterno principe azzurro, il romanticone che tutte vorremmo al nostro fianco. Ma non riusciva a trasmettere questa sua dolcezza alle ragazze, sfogava i suoi sentimenti su qualche foglio.
Aveva 22 anni e passava intere giornate a comporre storie d'amore, d'amicizia e di vita comune; eppure era negato. Mai qualcuno che avesse apprezzato i suoi semplici componimenti!
Né professori, né amici, neppure i familiari si erano mai complimentati con lui per la sua fantasia o per le sue capacità di coinvolgere il lettore. Sicuramente questo non era il suo talento..

Era infatti bravissimo in una cosa ben diversa dallo scrivere: CORRERE!
Per quanto chi scrive possa darci l'idea di una persona sedentaria, Giovanni non lo era affatto.

Non che amasse l'attività fisica, anzi, forse preferiva poltrire e immaginarsi altre storie da raccontare, ma se iniziava a correre, come una gazzella il suo corpo prendeva una nuova forma.. Le sue gambe lunghe e snelle si riempivano di solchi e ombre, era possibile intravedere l'anatomia umana nel suo scatto. Non più un sognatore, ma l'atleta dal volto virile.

Finite le scuole con voti discreti lasciò gli studi e riuscì a racimolare qualche soldino, correndo.
Il bell'aspetto e il fascino dello sportivo gli permisero di collezionare anche una serie di bambole, di quelle che ti fanno ansimare e mai sospirare, di quelle che scarti e poi riponi per sempre nella scatola..

Si era abituato a questa vita. In fin dei conti non faceva altro che allenarsi e mangiar sano. Per lui non era poi così complicato. Poteva campare facendo ciò che gli veniva naturale; si impegnava, sì, ma non faticava poi troppo. 
Era sufficiente mettere in moto le gambe e via. Il gioco era fatto.
Eppure non era felice. Lui voleva scrivere. E si era stancato di farlo solo per se stesso. 

Perché la sua passione noi coincideva con il suo talento?
Cosa fare adesso?
Cosa faccio adesso?
Coltivo la mia passione o il mio talento?
Corro o scrivo?
Vado sul sicuro o rischio?
Stabilità e frustrazione o precarietà e soddisfazione?




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