Giovanni amava scrivere racconti. Per quanto avesse l'aspetto del rubacuori e nonostante più volte gli fosse stato attribuito l'appellativo di Don.. Giovanni, appunto, era un eterno principe azzurro, il romanticone che tutte vorremmo al nostro fianco. Ma non riusciva a trasmettere questa sua dolcezza alle ragazze, sfogava i suoi sentimenti su qualche foglio.
Né professori, né amici, neppure i familiari si erano mai complimentati con lui per la sua fantasia o per le sue capacità di coinvolgere il lettore. Sicuramente questo non era il suo talento..
Era infatti bravissimo in una cosa ben diversa dallo scrivere: CORRERE!
Per quanto chi scrive possa darci l'idea di una persona sedentaria, Giovanni non lo era affatto.
Non che amasse l'attività fisica, anzi, forse preferiva poltrire e immaginarsi altre storie da raccontare, ma se iniziava a correre, come una gazzella il suo corpo prendeva una nuova forma.. Le sue gambe lunghe e snelle si riempivano di solchi e ombre, era possibile intravedere l'anatomia umana nel suo scatto. Non più un sognatore, ma l'atleta dal volto virile.
Finite le scuole con voti discreti lasciò gli studi e riuscì a racimolare qualche soldino, correndo.
Il bell'aspetto e il fascino dello sportivo gli permisero di collezionare anche una serie di bambole, di quelle che ti fanno ansimare e mai sospirare, di quelle che scarti e poi riponi per sempre nella scatola..
Si era abituato a questa vita. In fin dei conti non faceva altro che allenarsi e mangiar sano. Per lui non era poi così complicato. Poteva campare facendo ciò che gli veniva naturale; si impegnava, sì, ma non faticava poi troppo.
Era sufficiente mettere in moto le gambe e via. Il gioco era fatto.
Eppure non era felice. Lui voleva scrivere. E si era stancato di farlo solo per se stesso.
Cosa fare adesso?
Cosa faccio adesso?
Coltivo la mia passione o il mio talento?
Corro o scrivo?
Vado sul sicuro o rischio?
Stabilità e frustrazione o precarietà e soddisfazione?
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