Chi mi conosce sa che mi deve essere successo qualcosa perché quando scrivo in questo spazio qualcosa mi è successo.
Ed è ben noto che mi deve essere accaduto qualcosa che mi ha riportato nella condizione di estrema riflessione, una sorta di solitudine in cui riesco finalmente a trovare la compagnia della me più vera.
Una condizione che non so ancora se amo o detesto ma con cui ho imparato a convivere negli anni ed ho fatto l'errore di accantonare per un po'.
Quello che voglio dire è che ho rischiato di abbandonare me stessa un paio di volte, ho svuotato la mia anima di me per far posto a qualcos'altro pensando che non ci fosse posto per due. In realtà poi ho visto che la mia anima continuava a stare qui intorno a tormentarmi, una volta bussava in testa, poi sul petto, mi teneva sveglia la notte e mi distraeva da ogni attività per chiedermi continuamente di rientrare.
Non sapevo più che fare, non capivo se ascoltarla fosse la cosa giusta e mi domandavo se quello di tornare dentro di me fosse un suo diritto o una sua pretesa infondata.
Continuava a dirmi che ero una grandissima traditrice e che non potevo rinnegare chi mi aveva accompagnato per ben 21 anni per far posto a qualcosa di effimero, ma più bussava più io entravo in confusione.
Poi alle porte del mio cuore si era creato un imbottigliamento di anime e parole, tanto che io non riuscivo più a capire quale fosse il senso giusto per imboccare la strada della serenità.
E solo quando ho visto la mia anima andarsene, quando non l'ho più sentita bussare, quando l'ho vista sconsolata in un angolo a soffrire, ho capito che non bisogna mai rinunciare a se stessi per qualcosa che al posto di aggiungersi finisce per essere un continuo sottrarre.
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