Io, con la freddezza che mi contraddistingue tra gli sconosciuti, saluto dentro di me e penso che è ora che mi metta a stirare.
Sapete, non son tipa da sentimentalismi, o forse solamente mi piace credermi una burbera distaccata dalle cose. Ma forse invece bramo di riuscire a piangere l'ultimo giorno di scuola nel salutare gli alunni sapendo che il prossimo anno mi ritroverò con nuovi volti, nuove aule, nuovi strumenti obsoleti da riadattare alle mie pratiche e soprattutto a ricostruire nuove relazioni, cosa assai faticosa con docenti consolidati, a tratti ostili verso il nuovo, e soprattutto con bambini e giovani con le loro evoluzioni interiori.
Io, che da sempre amo l'introspezione, amo anche a farla agli altri senza però esplicitarla. Credo di capirli bene questi ragazzi, eppure ho un muro che ancora non ho deciso di abbattere e mai, dico mai, scelgo di creare una relazione profonda con loro.
Per ora, forse, mi è più congeniale lavorare profondamente con un distacco in superficie: poco contatto, poche smancerie, pochi sentimentalismi.
Mi sembra di ripercorrere la mia storia dei primi appuntamenti: ho sempre avuto una barriera per cui, se all'inizio piacevo, poi si creava quella sorta di stallo per cui non si riusciva ad andare oltre e quel ragazzo che mi corteggiava da mesi non vedeva più in me quel fascino tanto bramato. Probabilmente, a parte la legittima situazione in cui tu non piaci a qualcuno per estetica o per il tuo carattere, finiva così per il mio ermetismo inapparente, ossia quella finta estroversione che celava un mondo di diffidenza.
Con gli alunni è così, i primi giorni mi amano, poi cercano di capire chi sono e poi rimangono con quell'incognita per cui non sanno come sbilanciarsi.
Ecco, questa è l'eterna equazione della mia vita sociale, che sia vita sentimentale, lavorativa o familiare. Una parabola, una spirale, o qualsiasi concetto che ho goffamente scelto di metaforizzare geometricamente.
Bene, l'anno scolastico è finito, il prossimo dove sarò?
Restando in ambito geometrico, lo definirei un parallelismo e penso che la morale sia che il precariato ti spinge alla cautela. Ma non sarai precaria per sempre, no? Arriverà anche per te il giorno delle lacrime di commiato e dei vestiti spiegazzati :)
RispondiEliminaCaro Alberto, ebbene solo un anno dopo entrai di ruolo, ma non sono poi così tanto cambiata grazie al ruolo, bensì dopo essere diventata mamma.
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