Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

martedì 30 giugno 2020

è finita la scuola e vi spiego come -SPAZIO133-

Amara lettera di un prof precario: Se i posti ci sono perché ...E' il secondo anno che il 30 giugno ho un collegio docenti e che vedo centinaia di facce adulte che si salutano, ed io?
Io, con la freddezza che mi contraddistingue tra gli sconosciuti, saluto dentro di me e penso che è ora che mi metta a stirare.
Sapete, non son tipa da sentimentalismi, o forse solamente mi piace credermi una burbera distaccata dalle cose.  Ma forse invece bramo di riuscire a piangere l'ultimo giorno di scuola nel salutare gli alunni sapendo che il prossimo anno mi ritroverò con nuovi volti, nuove aule, nuovi strumenti obsoleti da riadattare alle mie pratiche e soprattutto a ricostruire nuove relazioni, cosa assai faticosa con docenti consolidati, a tratti ostili verso il nuovo, e soprattutto con bambini e giovani con le loro evoluzioni interiori.
Io, che da sempre amo l'introspezione, amo anche a farla agli altri senza però esplicitarla. Credo di capirli bene questi ragazzi, eppure ho un muro che ancora non ho deciso di abbattere e mai, dico mai, scelgo di creare una relazione profonda con loro.
Per ora, forse, mi è più congeniale lavorare profondamente con un distacco in superficie: poco contatto, poche smancerie, pochi sentimentalismi.
Mi sembra di ripercorrere la mia storia dei primi appuntamenti: ho sempre avuto una barriera per cui, se all'inizio piacevo, poi si creava quella sorta di stallo per cui non si riusciva ad andare oltre e quel ragazzo che mi corteggiava da mesi non vedeva più in me quel fascino tanto bramato. Probabilmente, a parte la legittima situazione in cui tu non piaci a qualcuno per estetica o per il tuo carattere, finiva così per il mio ermetismo inapparente, ossia quella finta estroversione che celava un mondo di diffidenza.
Con gli alunni è così, i primi giorni mi amano, poi cercano di capire chi sono e poi rimangono con quell'incognita per cui non sanno come sbilanciarsi.
Ecco, questa è l'eterna equazione della mia vita sociale, che sia vita sentimentale, lavorativa o familiare. Una parabola, una spirale, o qualsiasi concetto che ho goffamente scelto di metaforizzare geometricamente. 

Bene, l'anno scolastico è finito, il prossimo dove sarò? 


2 commenti:

  1. Restando in ambito geometrico, lo definirei un parallelismo e penso che la morale sia che il precariato ti spinge alla cautela. Ma non sarai precaria per sempre, no? Arriverà anche per te il giorno delle lacrime di commiato e dei vestiti spiegazzati :)

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    1. Caro Alberto, ebbene solo un anno dopo entrai di ruolo, ma non sono poi così tanto cambiata grazie al ruolo, bensì dopo essere diventata mamma.

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