Non ho idea di che cosa scriverò in questa sorta di blog..
Pensieri, cose, eccetera, eccetera e puntini di sospensione..



SE NON MI CONOSCI BENE NON FARTI IDEE SU CHI SCRIVE, OVVERO ME.
Non sono quello che scrivo, sono ANCHE quello che scrivo, ma in genere quando scrivo sono in condizioni di dubbia stabilità, tipo sonno, rabbia, tristezza, euforia, quindi non farti idee sbagliate su di me. Se vuoi capire come sono conoscimi e frequentami per almeno 45 anni della tua vita.

venerdì 7 febbraio 2014

Perché voglio andare a vivere in campagna -spazio61-

Stavo cadendo per l'ennesima volta nell'errore di mettervi al corrente del processo di scrittura. Stavo facendo un discorso metanarrativo (anche se nel mio caso non si tratta propriamente di narrazione) parlandovi di come mai scrivo, quando scrivo, perché ho voglia di scrivere ciò che sto per scrivere.
Ecco, forse in parte anche con questo incipit ho commesso lo stesso sbaglio, ma mi sono limitata.

Pensavo a quanto sarebbe bello vivere in campagna, possibilmente ben collegata alla città, distante una decina di km al massimo dal centro. Sì, pensavo a quanto sarebbe bello vivere in quella campagna un po' fasulla, un po' ipocrita. Quella che sa di campagna ma che non è la campagna. Quella che ti dà l'idea di stare in campagna ma ti lascia legato in qualche modo alla urbe.
Sia chiaro, non voglio fare né l'eremita né la donna d'altri tempi. Mi piacciono le comodità, mi piace l'automobile, mi piace internet, il consumo di massa, il cinema, i film. Sono figlia del mio tempo e non voglio fare inutili sentimentalismi sul passato.
Chi mi conosce sa quanto sia legata (ideologicamente) a certi stili di vita cavallereschi e romantici, ma solo perché realmente non mi appartengono. Fidati, se mi appartenessero sarei ostile anche a quelli.
E poi si sa; si vuole quel che si ha e quel che si ha non lo si vuole.
E' bello giocare con la lingua italiana!
E' ancor più bello giocare con la scrittura e creare qualcosa di nuovo.
Io creo cose, scrivendo cambio la realtà, scrivendo sono parte attiva del mondo. E non è cosa da poco.
Per me l'esistenza non è altro che inseguire qualcosa che non si ha o rimpiangere qualcosa che non si è avuto. Non ci credo che qualcuno sia in grado di godersi il presente in maniera imprescindibile dal passato e dal futuro. Abbiamo la memoria e il pensiero proprio per dare continuità alla nostra vita, e per quanto sia bello ricordare e fantasticare a volte è un po' angoscioso. Forse è proprio l'origine della nostra inquietudine.
Alt, sto iniziando a filosofeggiare un po' troppo e non mi piace far passare i miei pensieri come universali o come validi per l'intero genere umano.
Parlo per me: le aspettative per il futuro e il ricordo del passato costituiscono una grande angoscia nella mia vita, vorrei essere in grado di non rendermi conto di vivere, ma farlo e basta. Ma sarebbe impossibile. Ci riescono solo i folli o gli ubriachi..

Sono parte del mondo e ne sono prigioniera (per i meno abili nel fare le giuste deduzioni: ecco la musica contenuta in questo testo). Non so nemmeno se io ne voglia fuggire davvero o meno.
Più che fuggire da questa realtà vorrei sfuggirle, sfuggire ai meccanici automatismi della vita ed essere io l'artefice del mio mondo.

E c'è solo un modo per farlo. Non è fuggire in campagna, non è fuggire all'estero. Qualora lo facessi, tempo qualche mese, o se mi va bene qualche anno, per ritrovarmi nella stessa identica condizione esistenziale di adesso. E' la vita, siamo in continua ricerca. E poiché non si può passare una vita cambiando in continuazione (anche perché poi sarebbe una vita sempre uguale nel cambiamento), l'unico modo per sfuggire alla realtà è cambiarla e assaporarla solo nell'istante in cui la stiamo cambiando. Né prima, né dopo averla cambiata. Perché prima e dopo è qualcosa di statico, di fermo, ed è quando la vita è ferma che abbiamo il tempo per pensare sul passato e sul futuro e rientrare in quella dannata angoscia di cui vi ho parlato.

Dobbiamo cambiarla continuamente, ma non si cambia spostandosi in continuazione, cambiando lavoro, cambiando uomo. Io la cambio scrivendomela.
Io scrivo quella che vorrei fosse la mia realtà, e nel momento in cui io la mia realtà me la scrivo, la vivo. Però non è la realtà vera, perché poi magari fra 20 anni ciò che avevo scritto sulla mia ipotetica realtà non si è realizzato, è appunto rimasto irREALizzato.

Quindi ora torno a dire, e mi sento viva scrivendolo: pensavo a quanto sarebbe bello vivere in campagna, in quella campagna un po' fasulla, un po' ipocrita, sempre ben collegata al centro, per avere tutte le comodità a portata di mano. Però sarebbe bello avere una bella casa in campagna, una casa dignitosa, isolata ma sicura, una casa un po' fasulla anche lei, perché è vero che voglio la casa in campagna, ma concedetemi l'ADSL.
E poi sarebbe bello viverci con un uomo nella mia bella casa in campagna, un uomo vero, forte ma sensibile, un uomo un po' fasullo anche lui, perché è vero che voglio un uomo forte, ma concedetemi un po' di dolcezza.
E poi sarebbe davvero ancor più bello fare un po' di figli con il mio uomo, giusto per riempire la nostra bella casa in campagna. Dei figli fasulli? No, loro no, almeno i figli saranno autentici.
Ma allora quale sarebbe la differenza con una casa in città?
Beh, è che sarebbe bello perché io nella mia casa in campagna avrei anche un paio di cani, autentici cani di campagna. Cani, non necessariamente di razza, cani, cani veri, e i cani sono tutti uguali. Come i figli, cani autentici, nel senso che mi sta bene tutto. Basta che siano dei cani.
E poi nella mia bella casa in campagna potrei avere anche un paio di galline, solo per le uova.
Potrei piantare tanti fiori e il mio uomo un frutteto.
Io e il mio uomo faremo un'altalena per i nostri bambini, e faremo anche una casa sull'albero, quella per noi due.
Perché dopo un po', la bella casa in campagna, fasulla, stanca..







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